Meteore
Meteore – Che fine ha fatto… Gaël Kakuta: il talento che “bloccò” il Chelsea e sparì nella Capitale
La storia di Gaël Kakuta, dal blocco del mercato del Chelsea alla parentesi invisibile con la Lazio. Scopri che fine ha fatto l’ex talento biancoceleste.
Kakuta, la meteora che mise nei guai il Chelsea e non lasciò traccia alla Lazio
Il nome di Gaël Kakuta evoca ricordi contrastanti in giro per l’Europa: per alcuni è stato il talento che ha rischiato di mettere in ginocchio il Chelsea di Roman Abramovich, per altri una promessa mai mantenuta e, per i tifosi della Lazio, una delle meteore più impalpabili della storia recente biancoceleste. Nato a Lilla nel 1991, Kakuta rappresentava all’inizio della sua carriera il prototipo del calciatore moderno: tecnico, veloce e capace di agire sia da centrocampista che da attaccante. Inserito nel 2010 nella prestigiosa lista di Don Balón dei migliori nati dopo il 1989, il suo stile di gioco gli valse persino il paragone con Florent Malouda.
Il “caso Kakuta” e il terremoto sul mercato del Chelsea
La fama di Kakuta, prima ancora che per le prestazioni in campo, è legata a un terremoto burocratico che scosse il calcio mondiale nel 2009. Prelevato giovanissimo dal Lens, il suo trasferimento al Chelsea divenne un caso internazionale. La Dispute Resolution Chamber accusò il club londinese di aver indotto il ragazzo a rompere i vincoli contrattuali con la squadra francese.
La sanzione iniziale fu durissima: al Chelsea venne vietato di acquistare nuovi giocatori fino al gennaio 2011, oltre a una multa salata, mentre il calciatore subì una squalifica di quattro mesi e una sanzione personale di 780.000 euro. Solo un ricorso vinto dai legali dei Blues evitò il blocco del mercato, revocando le sanzioni immediatamente e permettendo a Kakuta di riprendere la sua scalata. Tuttavia, quell’inizio così turbolento sembrò segnare il destino del ragazzo, che nonostante l’appoggio di Carlo Ancelotti e l’esordio in Champions League contro l’APOEL, non riuscì mai a trovare una continuità reale a Londra.
La parentesi italiana: l’oggetto misterioso della Lazio
Dopo un lungo girovagare in prestito tra Fulham, Bolton, Digione e Vitesse, Kakuta sbarcò in Italia nel gennaio 2014. La Lazio lo prelevò a titolo temporaneo con un diritto di riscatto fissato a 3,5 milioni di euro, sperando di aver trovato l’asso nella manica per il girone di ritorno. L’impatto con la Serie A, però, fu deludente.
L’esordio arrivò in Europa League contro il Ludogorets, subentrando a Lulić, mentre il debutto in campionato avvenne il 9 marzo contro l’Atalanta, giocando appena quattro minuti finali al posto di Klose. Furono le uniche tracce del congolese in maglia biancoceleste. A fine stagione, la società capitolina decise di non riscattare il cartellino, restituendolo al Chelsea e chiudendo una parentesi che lo ha inserito di diritto nelle liste delle meteore del calcio italiano.
Tra la gloria giovanile e la realtà dei prestiti
Resta il paradosso di un calciatore che, a livello giovanile, è stato un gigante: campione d’Europa Under 19 con la Francia nel 2010 e premiato come miglior giocatore del torneo, capace di segnare gol decisivi in semifinale e incantare in finale contro la Spagna.
Oggi Kakuta, dopo aver vestito le maglie di Siviglia, Rayo Vallecano, Amiens e persino aver tentato l’avventura in Cina con l’Hebei Fortune, milita nel Larissa, rappresentando la nazionale della Repubblica Democratica del Congo. La sua carriera rimane l’esempio perfetto di come un talento cristallino, appesantito da aspettative spropositate e battaglie legali precoci, possa trasformarsi in un eterno girovago del pallone, lasciando dietro di sé solo il ricordo di ciò che sarebbe potuto essere.
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