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Interviste

Baldini attacca: “Il calcio vive di bugie e i dirigenti sono un problema. Ci sono 30 giovani pronti”

Silvio Baldini attacca il sistema al Salone d’Onore del CONI: le parole del CT dell’Under 21 sui dirigenti e i giovani calciatori italiani.

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Silvio Baldini

Silvio Baldini premiato al CONI: le sue parole sul sistema che frena la crescita dei giovani

Si ha un bel dire sui talenti emergenti in Serie A: la retorica del “largo ai giovani” e della beata gioventù in copertina riempie le pagine dei giornali, ma la realtà quotidiana di chi lavora sul campo racconta spesso tutt’altra storia. Questa mattina, nella prestigiosa cornice del Salone d’Onore del CONI, si è svolta la cerimonia di consegna dei premi “Manlio Scopigno” e “Felice Pulici”, un evento che ha riunito i principali protagonisti del nostro movimento calcistico.

Tra i premiati è salito sul palco il commissario tecnico della Nazionale Under 21 Silvio Baldini, affiancato da figure di spicco come il tecnico del Frosinone Massimiliano Alvini e il presidente della FIGC Giovanni Malagò. Un riconoscimento speciale (“Manlio Scopigno – Felice Pulici”) che premia l’impegno di Baldini nel valorizzare l’immagine dell’Italia nel mondo attraverso il lavoro sui ragazzi.

“Un castello basato sulle bugie”: l’atto d’accusa ai dirigenti e il valore delle persone

Nel ricevere il premio, il CT degli azzurrini non ha nascosto la sua consueta schiettezza, mettendo il dito nella piaga di un sistema spesso invisibile e contraddistinto da scelte societarie discutibili. Baldini ha voluto fare chiarezza su quali siano le reali barriere per la crescita dei talenti italiani. Di seguito le sue parole riportate dalla Gazzetta dello Sport.

Sul calcio italiano: “Il mondo del calcio è un grande castello in cui le fondamenta sono basate sulle bugie. Lì ci sta tutta la verità dei problemi del calcio. Il problema sono i dirigenti, non la materia prima. Ci sono dirigenti che seguono le logiche del guadagno e della visibilità, non vanno a vedere se un ragazzo vale e può essere una risorsa importante. Vedono i giovani come un problema e i vecchi come una garanzia. Se abbiamo dirigenti bravi e coscienti, il calcio esprimerà qualcosa di migliore perché i ragazzi pronti ci sono”.

Sulle origini familiari: “Io sono nato in una famiglia ‘strana’: mio padre era comunista e mia mamma fascista. Mi sono fatto l’idea che non sono le idee a fare la differenza, ma le persone. Se una persona non è valida, di destra o di sinistra, non combinerà niente. Bisogna partire da fuori dal calcio prima di andare dentro. Se non c’è moralità è inutile parlare di programmi. Alla fine sono le persone che fanno la differenza”.

Sui giovani: “Dopo le due partite con la Nazionale fatte a giugno ho visto che molte società hanno cominciato a far giocare molti più giovani. Questo in futuro aiuterà il nostro calcio a risalire nel ranking. Ora non è giusto parlare di singoli, ma diciamo che abbiamo un gruppo di 20, anche 30 giocatori che in questo momento sono già pronti per giocare il grande calcio e dare un grosso aiuto alla Nazionale maggiore”.

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