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Interviste

ESCLUSIVA MP – Talento, umiltà e voglia di emergere, Margiacchi racconta Croci: “Rende semplici le cose difficili”

Federico Croci raccontato da Cesare Margiacchi, che ripercorre l’ascesa del giovane talento dal Montevarchi alla Fiorentina e alla Nazionale.

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Federico Croci - Foto: Leonardo Bartolini

Federico Croci raccontato da Cesare Margiacchi, che ripercorre l’ascesa del giovane talento dal Montevarchi alla Fiorentina e alla Nazionale

Dai tornei provinciali della Toscana ai palcoscenici delle Nazionali giovanili e della Fiorentina: la parabola di Federico Croci è il manifesto di come talento puro, umiltà e cultura del lavoro possano ancora fare la differenza nel calcio giovanile italiano. A ripercorrere le tappe di questa crescita è Cesare Margiacchi, responsabile del settore giovanile del Montevarchi, che per primo ha notato le qualità del ragazzo ai tempi dello scouting per l’Empoli e ne ha poi seguito da vicino la maturazione sportiva e umana nel club.

Tra aneddoti di spogliatoio, ricordi del suo arrivo tra i professionisti e l’emozione di vederlo oggi vestire l’azzurro, Margiacchi firma un ritratto appassionato che va oltre il valore tecnico: una storia di orgoglio per tutto il movimento e un’ispirazione per i tanti giovani che sognano il grande salto. Di seguito le sue parole in esclusiva a MondoPrimavera.com.

L’intervista a Cesare Margiacchi

Torniamo indietro nel tempo: che ricordo ha del primo incontro con Federico Croci e del suo arrivo nel settore giovanile del Montevarchi?

“Il primo ricordo che ho di Federico risale al 2019, quando ancora lavoravo come osservatore all’Empoli (feci subito la scheda di segnalazione e la inviai). Mi trovavo a un torneo dei Pulcini a Laterina e rimasi subito colpito da questo bambino di 9 anni che giocava nel Subbiano. Mi colpirono immediatamente le sue qualità tecniche e la sua capacità nell’uno contro uno, ma soprattutto un aspetto che ritengo molto importante: Federico era sempre dentro la partita, non si assentava mai mentalmente e riusciva ad essere protagonista anche confrontandosi con bambini più grandi, giocando già con i 2009. Da quel momento iniziai a seguirlo con attenzione.

Nel 2020 portai a Montevarchi suo fratello Riccardo attaccante anno 2005, molto bravo che seguivo da tempo, rimase con noi negli anni dei professionisti facendo ottime stagioni con tanti gol e assist; questo contribuì a creare un rapporto di fiducia con la famiglia, che fu sicuramente importante quando, nel 2021, decidemmo di portare anche Federico nel nostro settore giovanile. Era un momento particolare e molto significativo per il Montevarchi, perché proprio in quell’anno arrivò la promozione tra i professionisti. Per Federico rappresentava un’ulteriore opportunità per crescere e mettersi in mostra in un campionato nazionale. Ricordo quindi con grande piacere il suo arrivo. Al di là delle qualità tecniche che avevamo già individuato, in lui avevamo notato fin da subito qualcosa che andava oltre il semplice talento: la sua personalità, la partecipazione al gioco e la voglia di essere protagonista; caratteristiche che ha migliorato anche grazie al nostro staff tecnico, con il contributo rilevante del suo allenatore Fabio Landi”.

Quali sono state le caratteristiche umane o tecniche che vi hanno subito fatto capire di trovarvi di fronte a un ragazzo con un potenziale fuori dal comune?

“Dal punto di vista umano il ragazzo era molto maturo e molto educato; si trovò subito bene con tutti nello spogliatoio, tutti gli volevano bene. Dal punto di vista tecnico, aveva una grande capacità di smarcamento, si faceva sempre trovare libero ed in area di rigore era sempre smarcato; prendeva sempre il tempo al difensore, poi sapeva gestire e controllare bene la palla, la proteggeva bene e faceva sempre la cosa giusta. Dialogava molto con i compagni e soprattutto quando calciava trovava sempre la porta, in ogni circostanza”.

C’è un episodio specifico, una giocata o una partita dei tempi del Montevarchi che vi fece dire: ‘Questo ragazzo arriverà lontano’?

“Ricordo il primo allenamento che fece con noi: mi rimase impressa la facilità di rendere semplici le cose difficili, era molto naturale in tutto ciò che faceva. Ricordo il suo amore per il calcio e la passione con cui si allenava. In quella stagione giocava sotto età e forse fisicamente qualcosa soffriva, ma il suo talento riusciva a compensare molto bene”.

Spesso si parla solo del talento naturale, ma quanto ha contato l’attitudine al lavoro di Federico nel suo percorso al Montevarchi?”

“Il talento naturale è basilare per la valenza del giocatore, ma è fine a sè stesso se non appoggia su quei fattori come la volontà, l’umiltà, la personalità e non meno l’attitudine al lavoro. Federico le possiede tutte, e sono queste le caratteristiche che ti qualificano come un giocatore completo”.

Quanto è stato importante l’ambiente di Montevarchi nel proteggerlo e permettergli di crescere senza troppe pressioni nei primi anni della sua formazione?

“Sicuramente giocare con gli Esordienti Professionisti, sotto età, ha contribuito alla sua crescita e alla sua visibilità. La nostra squadra dei 2009 era un gruppo molto forte e competitivo, ma nonostante questo Federico riusciva a emergere e a mettersi in evidenza. Questo è un aspetto che ricordo bene, perchè dimostrava di avere qualità importanti e di saper fare la differenza anche in un contesto di livello”.

Nell’estate del 2022 è arrivato il salto alla Fiorentina. Come si è sviluppata quella trattativa e quanto è motivo di orgoglio per il Montevarchi vedere un proprio ragazzo approdare nel vivaio viola?

“Le sue prestazioni hanno attirato l’attenzione di società importanti, in particolare Fiorentina ed Empoli, che hanno manifestato interesse nei suoi confronti. Alla fine è stata la Fiorentina ad avere la meglio e nell’estate del 2022 Federico ha intrapreso questa nuova esperienza”.

Quando un talento del genere lascia la società di origine, c’è sempre un mix di orgoglio e malinconia. Come avete vissuto nel club quel momento?

“Per il Montevarchi è sicuramente motivo di grande orgoglio: vedere un ragazzo che è passato dal nostro settore giovanile approdare in una società prestigiosa come la Fiorentina è una soddisfazione enorme. Nello stesso anno anche un altro nostro calciatore, Tognaccini Vittorio, anno 2008, passa alla Società Juventus, adesso gioca nella Primavera del Parma. È anche un riconoscimento per il lavoro quotidiano di tutte le persone che operano nel nostro staff e che cercano di dare ai ragazzi le migliori opportunità di crescita. Quando un ragazzo riesce a raggiungere questi traguardi, è una vittoria per tutto il nostro settore giovanile”.

Recentemente Federico è stato protagonista assoluto con una splendida tripletta contro il Milan in Primavera 1, arrivando a quota 7 gol nelle prime 8 giornate. Che effetto fa vederlo dominare da sotto età a soli 16 anni?

“Come già accennato precedentemente, Federico sta riconfermando ad alti livelli grazie alle sue qualità ciò che aveva fatto intravedere con noi. Ogni volta che gli viene alzata l’asticella lui si esalta facendosi sempre trovare all’altezza”.

Dalla vittoria della Viareggio Cup al debutto da record prima squadra in Coppa Italia, fino al titolo Europeo con l’Italia Under 17: vi sareste mai aspettati una bruciatura delle tappe così rapida?

“Nonostante il suo talento, nessuno si sarebbe aspettato quello che sta vivendo questo ragazzo, bruciando le tappe in così poco tempo. Comunque noi Responsabili e la Società…facciamo tutti il tifo per lui!”

Avete ancora modo di sentirlo o vederlo? Che ragazzo è rimasto fuori dal campo dopo tutti questi riflettori?

“Posso raccontare un fatto accaduto qualche mese fa: mi trovavo al Viola Park con il Responsabile del Settore Giovanile del Montevarchi Roberto Burzi, avevamo un incontro con i Responsabili della Fiorentina per un altro bambino e abbiamo incontrato Federico che tornava da Roma dopo aver giocato con la Nazionale. La sua reazione è stata per noi motivo di grande soddisfazione; ci ha abbracciati e insieme abbiamo deciso di immortalare quel momento con una foto”.

Cosa rappresenta oggi la storia di Federico per i ragazzi che vestono la maglia del Montevarchi e sognano il professionismo?

“La storia di Federico, agli occhi di bambini e ragazzi che arrivano a Montevarchi per la prima volta, può dare grande forza e spinta motivazionale. Vedere le sue prestazioni con la Fiorentina e le Nazionali giovanili può spronare chi sogna di raggiungere il professionismo e un giorno calcare i grandi palcoscenici. Certo, non tutti possono essere Federico Croci, ma avere comunque un riferimento che ha fatto la trafila giovanile come tutti, può solo che creare entusiasmo e voglia di performare sin da piccoli”.

Qual è il consiglio più importante che sente di dare a Federico e alla sua famiglia in questo momento di grande visibilità professionale?

“Federico e la famiglia non hanno bisogno di consigli, sicuramente sapranno mantenere ciò che ha avuto il ragazzo nel corso degli anni: umiltà, attitudine al lavoro e ambizione. Con queste piccole grandi qualità Federico può rappresentare che la valorizzazione del talento a livello giovanile italiano è ancora possibile…Basta crederci!”.

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