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ESCLUSIVA MP – “Somiglia al primo Chiesa”: l’investitura sul talento viola Federico Croci

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Croci Ritorni

Andrea Ritorni celebra il talento e la crescita del giovane attaccante della Fiorentina Federico Croci: l’intervista esclusiva a MondoPrimavera

Nel calcio giovanile, l’esplosione di un talento cristallino fa sempre rumore, ma quando a far parlare di sé è un ragazzo classe 2010 capace di firmare una clamorosa tripletta sotto-età nel campionato Primavera, l’impresa assume i contorni dell’eccezionalità. Stiamo parlando di Federico Croci, giovane gioiello della Fiorentina che sta bruciando le tappe a suon di gol e prestazioni sbalorditive.

Per comprendere la portata di questo exploit, il percorso di crescita del ragazzo e i segreti dietro a una mentalità già solida, ne abbiamo parlato con Andrea Ritorni, capo scouting della Vigo Global Sport di Claudio Vigorelli e punto di riferimento fondamentale nel percorso e nella scoperta del giovane attaccante. Dalle prime impressioni sul campo al confronto con i grandi palcoscenici, dai consigli per mantenere i piedi per terra nell’era dei social fino al paragone con i grandi campioni del passato, un viaggio a tutto tondo nel mondo di un predestinato che ha un solo imperativo stampato in testa: umiltà, lavoro e… fly down!

L’intervista ad Andrea Ritorni

Tre gol al Milan Primavera per un ragazzo classe 2010 non sono un evento comune. Come ha vissuto la partita e qual è stata la prima cosa che vi siete detti dopo il fischio finale?

“Federico Croci è da 4 anni che è alla Fiorentina. Lui ha fatto Subbiano, Montevarchi e Fiorentina. L’ho visto nelle giovanili della Fiorentina ed era nel secondo gruppo, va fatto un plauso all’osservatore della Fiorentina e al responsabile di quelle categorie, che è Maurizio Niccolini, che l’hanno portato alla Fiorentina battendo la concorrenza di altre società. L’ho visto prima degli altri e mi è piaciuto subito tantissimo. Il ragazzo lo seguo da due anni e mezzo, è un ragazzo fantastico, una famiglia alla vecchia maniera, brave persone, con le teste sulle spalle. Federico lo vado a vedere ogni domenica e ci sentiamo quotidianamente. Sabato scorso ha fatto una partita veramente eccezionale, sconvolgente. Poi è vero che si è fatto ammonire per essersi tolto la maglia, e poi ha preso un’altra ammonizione arrivando all’espulsione. Non sono cose che si fanno, lui lo sa, l’ha capito e ha chiesto scusa anche alla squadra davanti a tutti. Però bisogna anche mettersi nei panni che quando un giovane gioca tre anni sotto età e fa una tripletta al Milan, magari ti viene da farlo. Personalmente abolirei questa sanzione… È un ragazzo mite, che non si monta la testa, umile, che lavora, è cresciuto molto quest’anno, sia dal punto di vista mentale ma anche dal punto di vista fisico. Ora è molto cresciuto nei tackle e nei contrasti con l’avversario. Poi se te pensi che in otto partite di Primavera ha fatto sette gol, si viaggia con una media di quasi un gol a partita. Un plauso va fatto alla società AC Fiorentina e al direttore Valentino Angeloni e a tutto il suo staff tecnico. Sta facendo molto bene in Nazionale sotto età, ha vinto il campionato europeo Under 18 e ora si sta preparando per i mondiali in Qatar, se verrà convocato. Io a Federico gli dico quotidianamente che il calcio è come la vita: tanto bello quanto ti toglie in un secondo, perciò gli dico di non montarsi la testa, di essere umile, volare basso, perché con tutto rispetto, i social, gli articoli, le pubblicità vanno bene, ma vanno sempre presi con moderazione, perché poi quello che conta è il rettangolo di gioco”.

Un exploit del genere porta subito i riflettori addosso. Come si aiuta un ragazzo così giovane a rimanere coi piedi per terra dopo una prestazione di questa portata?

“Si coniuga molto a quello che sta succedendo ora nel mondo. Tanti di questi ragazzi, con TikTok credono che il mondo sia molto facile e fatto di molte illusioni, perché ci sono tanti millantatori che fanno credere ai ragazzi le cene di lusso, gli orologi di lusso, le vacanze di lusso, le donne, i bei posti per le vacanze… ma non è questa strada quella corretta per diventare oltre che un calciatore un uomo. Quello che conta è lavorare quotidianamente e essere sempre rispettosi e ringraziare sempre i genitori, perché sono quelli che ti hanno accompagnato, ti sono sempre stati vicini nei momenti più difficili. Poi, è logico, ci sono i social, oggi non ne puoi fare a meno, però li devi usare con molta moderazione. Io a Federico, come a tutti gli altri giocatori, gli dico di volare basso, perché ne ho viste tante in 33 anni di calcio”.

Ci racconta il momento in cui ha visto giocare Federico per la prima volta? Qual è stato il dettaglio o la giocata che le ha fatto capire di avere davanti un talento fuori dal comune?

“La rapidità e l’opportunismo, un rapace da area di rigore, un cecchino, su tre tiri uno è sempre gol. L’imprevedibilità, a destra o a sinistra. È un giocatore che non ha un ruolo ben definito, è molto duttile dal punto di vista tattico. Poi è logico che deve fare il suo percorso, i suoi step, per cercare di migliorarsi sempre di più”.

C’è un giocatore del calcio professionistico a cui assomiglia per stile di gioco o movimenti?

“L’ho sempre detto e lo ridico, lui assomiglia molto al primo Federico Chiesa. Prima dell’infortunio”.

In cosa è migliorato di più da quando è nel settore giovanile viola e su cosa si sta concentrando ora?

“È migliorato nel giocare per la squadra, anziché per se stesso. Quest’anno sta iniziando ad avere una struttura fisica importante per competere con i grandi palcoscenici”.

Dietro al calciatore c’è un ragazzo di 16 anni. Com’è Federico fuori dal terreno di gioco? Quali sono le sue qualità umane e caratteriali più forti?

“In famiglia sono tre fratelli, Edoardo, Riccardo e Federico. Riccardo è il più grande, Federico è il mezzo e Edoardo è il più piccolo e tutti e tre giocano a calcio. È un ragazzo bravissimo, umile, ama tanto la famiglia. Federico quando sbaglia qualcosa calcisticamente e non, lo riconosce subito e cerca sempre di migliorarsi per non commettere più l’errore”.

Giocare e fare la differenza sotto-età in Primavera richiede una maturità non indifferente. Qual è la sfida più grande quando ci si confronta con avversari più grandi fisicamente e anagraficamente?

“Alla base di tutto c’è l’umiltà, la dedizione al lavoro, sacrificio e rispetto per i compagni di squadra e lo staff tecnico”.

Che messaggio manda al ragazzo?

“Di continuare a lavorare così con questa dedizione, umiltà e volare sempre basso. I risultati non arrivano dai social, ma dal rettangolo di gioco. Quindi fly down!”.

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