Il calcio dei grandi
Real Madrid su Ahanor: perché all’estero i nostri talenti hanno più estimatori che in Italia
Un altro talento “made in Italy” in fuga? Il Real Madrid piomba su Ahanor, accendendo i riflettori su un dato inquietante.
È l’esterofilia al contrario: il Real Madrid piomba su Ahanor
Questa tendenza, quasi smodata e ossessiva, nel reputare migliore tutto ciò che viene dall’estero, ci sta colpendo di riflesso. Per anni, l’Italia ha guardato oltre i propri confini nazionali, sia nella ricerca di giocatori che nell’impostazione del calciomercato. Oggi però, stiamo subendo un fenomeno al contrario, con una fuga in massa di talenti italiani dal nostro sistema che ormai presta il fianco ad una serie di problemi cronici, tra cui la scarsa fiducia verso i nostri giovani.
In questo contento, la notizia dell’interesse da parte del Real Madrid per Honest Ahanor non è più notizia a sé, ma si interseca in una fitta rete di eventi che stanno devitalizzando sempre di più i nostri settori giovanili e la Serie A. La “fuga di cervelli” proseguirà senza soluzione di continuità o saremo in grado di rialzarci?
Il “Made in Italy” attira più all’estero che da noi
Secondo alcuni studi, il made in Italy è uno dei lovemarks più efficaci nel mondo, ovvero quei marchi che ispirano una fiducia spassionata. Ebbene, tradotto in termini calcistici, questa passione verso i nostri prodotti è oggi più presente fuori dall’Italia che dentro i nostri confini. Il fatto che il Real Madrid segua molto da vicino Honest Ahanor diventa quindi parte di una consuetudine che sta diventando piuttosto inquietante.
Il classe 2008 è reduce da una stagione finora importante nella sostanza (28 presenze con l’Atalanta in tutte le competizioni, 1 gol) e nella forma (trasformato in un centrale difensivo che sa accorciare il campo e partecipa alla proposta offensiva). Per questo, non stupisce la stima di grandi club come le “merengues”, da sempre attente a questi segnali dati dai giovani.
Al contrario, stupisce l’immobilismo di un sistema che gli ha concesso l’esordio con la Nazionale U21 soltanto il 31 marzo 2026, mentre alla Nazionale Maggiore non è venuto neanche il pensiero di convocarlo. Insomma, come spesso accade il nostro movimento viaggia in direzione ostinata e contraria rispetto ai valori tecnici e all’espressione calcistica, al contrario perfino dei top club, che sempre più frequentemente guardano ai nostri giovani.
Honest Ahanor è solo l’ultimo anello di una catena
Soltanto nell’ultimo anno, sono state ben 3 le situazioni che presentano dinamiche simili tra loro. Nell’estate 2025, quando l’Inter si tira indietro dalla corsa a Giovanni Leoni per poi ripiegare sull’usato sicuro Akanji, è il Liverpool ad arrivare sul classe 2006, investendo 30 milioni su un diciannovenne che aveva mostrato margini di miglioramento spaventosi. Scommessa sfortunata, vista la rottura del crociato, ma in linea con ciò che il campo aveva raccontato fino a quel momento.
In Germania invece, il Borussia Dortmund ha inserito gradualmente due classe 2008 come Luca Reggiani e Samuele Inacio, entrambi lasciati andare (al di là delle modalità) da una Serie A che gli preferiva una serie di profili più “esperti”. Anelli di una catena potenzialmente infinita. Sempre al Dortmund, salgono le quotazioni di Filippo Mané, centrale classe 2005 fuori dalla nostra orbita dal 2021/22, quando all’età di 17 anni è arrivato nel BVB per restarci, trovando quest’anno l’esordio in Bundesliga e Champions League.
Percorso ancora più estremo per Andrea Natali, centrale giramondo classe 2008, che a 18 anni ha già frequentato Accademy come “La Masìa” di Barcellona e quella del Bayer Leverkusen. Discorso simile per Micheal Kayode e Destiny Udogie, anche se in questo caso i due terzini avevano già ottenuto un posto da titolare in Serie A, prima di trasferirsi a 19 anni in Premier League. Ultimi nomi, quelli di Matteo Ruggeri (2003, Atletico Madrid), Nicolò Savona (2003, Nottingham Forest), Luca Koleosho (2004, passato dalla Spagna, all’Inghilterra, persino in Francia al Paris Fc) e Renato Marin, portiere classe 2006 arrivato a titolo gratuito al Psg la scorsa estate.
Una rosa di nomi in cui manca sicuramente qualcuno, a testimonianza di come la fuga di talenti sia un tema centrale, da risolvere e non alimentare.
Luca Ottaviano
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