Il calcio dei grandi
Mondiali 2026: nella notte dei campioni, brilla la stellina di Ibrahim Mbaye
Da Messi a Mbaye: due lati della stessa medaglia
È una notte come tutte le altre notti. Anzi, è una notte con qualcosa di speciale. Il Mondiale 2026 ci sta regalando pagine affascinanti di calcio, istantanee destinate a rimanere impresse nell’immaginario collettivo e anche qualche passaggio di consegne interessante. Nella canzone di Jovanotti, le stelle cadevano nella notte dei desideri. Ebbene, il 16 giugno quelle stelle hanno deciso di brillare di luce propria. Una luce accecante, come quella del talento di un trentottenne che risponde al nome di Lionel Andres Messi, oppure dei due grandi eredi Haaland e Mbappé; o ancora, del nuovo talentino del Psg, Ibrahim Mbaye. Il 2008, almeno per qualche ora, si è seduto allo stesso tavolo con i grandissimi, trovando un gol che ci proietta nel futuro.
Messi-Mbaye: il gol più “vecchio” e quello più giovane della competizione
Nel Mondiale 2026 c’è spazio per tutti: c’è chi a 38 anni si siede ancora in cattedra a dare lezioni di calcio, e chi a 18 anni prende appunti e prova a mettersi in pratica. Nel mezzo, c’è tanto calcio, che nella notte tra il 16 e il 17 giugno ci ha regalato gli estremi dello stesso concetto. Per Lionel Messi abbiamo finito gli aggettivi: da un ventennio trascende la fisica e ridisegna i confini di questo sport; gli mancava soltanto una tripletta con cui diventare il miglior marcatore nella storia dei Mondiali. Su Ibrahim Mbaye invece, dobbiamo ancora dire tutto, perché infondo è lui stesso ad avere tanto futuro davanti a sé. In poco più di 4 ore, abbiamo assistito al gol più “vecchio” della competizione e a quello più giovane.
Non chiamatelo sconosciuto: con il Psg è campione di tutto
Perché il calcio del 2026 è anche questo. Da un momento all’altro, giovanissimi con un talento sconfinato vengono lanciati da visionari che sanno valorizzarli, e si ritrovano a 18 anni a poter vantare un palmares impressionante. Se con Messi il riassunto sarebbe impossibile (47 trofei tra Nazionale e Club), con Mbaye diventa quasi paradossale. La carta d’identità, alla voce “data di nascita”, recita 18 gennaio 2018. Eppure, a Luis Enrique (altro anello di congiunzione con il genio argentino, che con l’allenatore spagnolo ha vinto un triplete) non interessava più di tanto. In due anni con la prima squadra, il Palmares parla di 7 trofei, di cui 2 Scudetti, 3 Coppe di Francia, 1 Supercoppa Europea, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Champions League.
Per questo motivo, non si può parlare di un astro nascente alle prime armi, di un talento che sta lanciando i primi segnali della sua presenza. A livello individuale, Mbaye ha contribuito con 42 presenze nel biennio, condite da 4 gol e 4 assist. Numeri che hanno spinto il Senegal a convocarlo per la spedizione di Usa, Canada e Messico 2026. Nulla di più positivo per un ragazzo che fino all’U20 aveva indossato la maglia della nazionale francese, per poi sterzare verso i “Leoni della Teranga”.
Una vittoria di un sistema
L’ennesimo prodotto di Clairefontaine, che certifica la salute di un movimento e del sistema che lo sorregge. Ibrahim Mbaye, come tanti altri giovanissimi talenti, hanno mosso i primi passi nell’ Institut Nationale du Football, accademia che forma grandi campioni da ormai circa 38 anni. Da Thierry Henry a Kylian Mbappé, passando per Marcus Thuram, Mike Maignan, Christopher Nkunku, William Gallas o Nicolas Anelka. Un filo ininterrotto, basato sulla visione e sullo sviluppo del talento: Clairefontaine infatti si inserisce in una rete di accademie di formazione che su tutto il territorio nazionale si occupa di offrire le basi per la crescita ai giovani più interessanti. Un esempio di come la programmazione a livello strutturale e sistemico possa incanalare la qualità, offrendogli un percorso molto meno complicato e una serie di opportunità per emergere.
Luca Ottaviano
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