Il calcio dei grandi
Italia, pronti al Mancini-bis: perché è l’allenatore giusto per la crescita dei giovani
Roberto Mancini si prepara a tornare sulla panchina dell’Italia. Dalla striscia di imbattibilità al lancio dei giovani: ecco la sfida del ct.
L’Italia si prepara al Mancini-bis
L’Italia chiamò… e Roberto Mancini rispose “presente”. Non siamo davanti alla proverbiale minestra riscaldata, anche se l’ultima volta era finita nel peggiore dei modi. Dal picco massimo, rappresentato dall’Europeo vinto, fino a toccare il fondo con la mancata qualificazione al mondiale e la conseguente uscita di scena, dalla porta sul retro con destinazione Arabia. Un epilogo amaro, per una storia che aveva saputo restituire tante note dolci. Anzi, dolcissime. A cominciare dalle continue folate di cambiamento che aveva portato con il suo modo rigoroso, anche divisivo, di aderire alle proprie idee e di non farsi contaminare dal rumore di fondo. Ecco perché un “Roberto Mancini-bis” alla guida della Nazionale non rappresenterebbe un pigro ritorno su una strada già battuta, bensì una presa di posizione per cercare di riportare qualche concetto nuovo.
Il talento al centro dell’equazione
Mancini, nel suo primo capitolo in Nazionale, non è stato solo l’inguaribile entusiasmo per i giovani, o la debacle mondiale del 2021. In mezzo infatti, c’è un’infinità di sfumature, che per essere tradotte al meglio hanno bisogno di qualche statistica. Partiamo da un punto fermo: il gioco dell’ex tecnico azzurro ha fatto spesso rima con i risultati. Tra i C.T. con più di 10 partite alla guida della Nazionale, ha eguagliato la media punti di un certo Marcello Lippi, con 2,17 punti per match su un campione di 58 gare. Numero impressionante, al quale si aggiunge la seconda striscia di imbattibilità più lunga nella storia del calcio. 37 partite senza sconfitta, all’epoca il miglior record di sempre (superato dal Bayer Leverkusen di Xabi Alonso nel 2024), in un arco temporale tra l’autunno 2018 e l’ottobre 2021, quando arriva il K.O. in semifinale di Nations League contro la Spagna.
Tre anni senza mai assaporare il retrogusto amaro di una caduta: qualcosa di epocale, che forse nel tempo si è dato fin troppo per scontato. Ma non è l’unica rivoluzione copernicana che aveva riportato l’Italia al centro delle mappe. Alla base di un calcio fatto di concetti, esaltazione del collettivo e ritmo, c’era la fiducia nei giovani talenti. Tutti si ricorderanno della frase: “Prima Pafundi, poi tutti gli altri“, diventata suo malgrado un simbolo vuoto, che non ha ottenuto riscontro. Ebbene, Pafundi è il nome principale che ci permette di introdurre l’argomento: a 16 anni e 247 giorni, durante l’amichevole Italia-Albania del 16 novembre 2022, il classe 2006 diventava il più giovane debuttante dal 1911, battendo perfino Donnarumma in precocità.
Gli altri esempi di una fiducia diventata paradigma di riferimento
Pafundi sarebbe dovuto diventare l’apripista, ma circa quattro anni dopo ripetiamo gli stessi concetti e constatiamo, con amarezza, che è cambiato molto poco. Eppure, l’ex gioiellino dell’Udinese non è il solo ad essere stato lanciato da Mancini nel suo periodo in Nazionale. L’ex allenatore del City infatti, è lo stesso che ha concesso l’esordio assoluto con l’Azzurro a Nicolò Zaniolo prima che debuttasse ufficialmente con la Roma, all’età di 19 anni e 265 giorni. Lo stesso fece con Sandro Tonali, che al momento della prima con l’Italia aveva 19 anni e 160 giorni, e non aveva ancora 1 partita in Serie A. Un mix di coraggio, visione, idee e capacità di anticipare i tempi. Citiamo anche Moise Kean, Wilfried Gnonto e Giorgio Scalvini, che hanno vestito l’azzurro a 18 anni.
Insomma, al momento della sua uscita di scena (il 13 agosto 2023), Mancini poteva vantare ben 6 dei 20 esordi più giovani negli ultimi 50 anni di Nazionale. Non può essere un caso, ma diventa un modus operandi, che fa dello sviluppo, della programmazione e della crescita dei giovani talenti il proprio motore. Ecco, in breve, perché Roberto Mancini potrebbe ereditare il messaggio che Silvio Baldini ha trasmesso con l’undici più giovane di sempre in azzurro. Con la speranza che ora si dia una vera sterzata per cambiare rotta definitivamente.
Luca Ottaviano
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