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ESCLUSIVA MP – Cesena, parla Succi: “Nella nostra Primavera 21 romagnoli su 29. Il talento in Italia c’è”

Davide Succi racconta il modello Cesena a MondoPrimavera: “21 romagnoli in rosa, il talento in Italia non manca. Serve fiducia nei giovani come Pio Esposito”.

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Davide Succi

Il Cesena raccontata da Davide Succi, responsabile del settore giovanile

Il Cesena è sicuramente una sorpresa di questo campionato di Primavera 1: secondo in classifica a quota 58 punti (dietro solo alla Fiorentina e a pari merito con il Parma), è inoltre la squadra con il secondo migliore attacco (60 gol realizzati) dopo l’Inter (62). Ma non solo: la formazione emiliana sta ben figurando anche in altri campionati giovanili: gli U16 sono attualmente terzi, gli U15 primi, gli U14 quinti e gli U13 quarti. Abbiamo voluto dunque fare una chiacchierata con Davide Succi, responsabile tecnico del settore giovanile “dei Cavallucci”, il quale ci ha illustrato l’ambiente Cesena e le ambizioni della società in questo finale di stagione. Di seguito le sue parole in esclusiva a MondoPrimavera.com.

Le parole di Davide Succi

Il Cesena sta facendo bene in molte categorie del settore giovanile: ci parla del percorso della Primavera?

“Sono super contento per quello che stanno facendo i ragazzi. La nostra Primavera sta facendo bene in termini di risultati, ma non è questo a definire il vero valore dei nostri giocatori. Il risultato è l’ultima cosa che chiedo agli allenatori perché a noi importa la valorizzazione dei giocatori. Poi, che loro siano bravi e riescano a raggiungere le fasi finali in cui significa competere ad un livello ancora più alto, è tutto di guadagnato per la loro crescita. Ciò che più mi è piaciuto è proprio questo: vedere ragazzi anche fuori età che si confrontano con realtà che potevano metterli in difficoltà. Prendendo anche solo d’esempio la Primavera: abbiamo un sacco di 2008 di cui 3-4 sono sempre stati titolari e hanno potuto mettere minuti nelle gambe. Non si è fatto solo per fargli fare bella figura, ma perché se lo sono meritato”.

C’è qualche annata che sta facendo bene e che ti sta particolarmente sorprendendo?

“Abbiamo un’U18 che sta andando alle fasi finali, l’U15 e l’U16 che le hanno già raggiunte. Come la Primavera, anche l’U18 ha giocato con molti ragazzi sotto età. Giusto per darti dei numeri: abbiamo fatto partite con 2-3 giocatori sempre fuori età, nell’U17 in 2, nell’U15 uno sempre fisso e gli altri da subentrati. E la cosa che più mi è piaciuta di questi ragazzi è che hanno sempre performato”.

Nella rosa del Cesena ci sono 28 italiani e un solo ragazzo straniero: questa è testimonianza che il nostro Paese ha talento da vendere.

“Hanno giocato almeno un minuto 28 giocatori: realmente di questi, solo un giocatore è straniero, ovvero Kebbeh che è francese. Gli altri che sono stati considerati stranieri sono Tosku e Wade: entrambi sono nati e cresciuti in Italia, hanno doppio passaporto ma sono italiani, sono con noi da più anni. In 16 sono nella nostra realtà dall’attività di base, 3-4 sono giocatori che abbiamo preso: Wade che ha fatto 2 anni con noi, gli altri almeno 3. Altro numero: su 29 giocatori, 21 sono romagnoli”.

In Primavera 1 Cesena e Parma, due squadre dell’Emilia Romagna, si stanno contenendo la seconda posizione e lo Scudetto.

“Sono due realtà diverse ma che hanno fatto molto bene. Il Parma ha un altro concetto di lavoro: loro non avranno i numeri che ho menzionato ora, ma ad ogni modo hanno dimostrato il loro valore. Sono realtà particolari, in un calcio fatto di contratti a età troppo giovane, quando secondo me un ragazzo prima deve performare in prima squadra. Oggi le nuove leggi portano a fare apprendistati, nuovi contratti: noi abbiamo pochi giocatori gestiti secondo questa metodologia. Quel che da noi deve essere credibile è il progetto tecnico ed è per quello che vogliamo portare avanti i nostri ragazzi, farli crescere. Non è che non abbiamo ricevuto offerte da altri club, ma vogliamo affidarci a chi ci ha già portato risultati e ha senso di appartenenza con Cesena. Ovvio che se avessimo mancanze le andremmo a prendere, ma preferiamo credere nei nostri ottimi prospetti. Poi quello che sarà, in termini di esordi o militanza in prima squadra, dipenderà da loro”.

Ci può parlare dei talenti lanciati in prima squadra e che ora stanno facendo bene?

“Oggi abbiamo in prima squadra Shpendi, Berti e Francesconi; in C altri profili, ma sono tutti giocatori che sono cresciuti da noi. Berti è con noi dalle attività di base, Francesconi lo stesso, Shpendi ha fatto anni in Primavera e poi è salito. Sono tutti ragazzi che sanno cosa sia Cesena: non sono “buttati” in prima squadra, sono giocatori che conoscono l’ambiente e che si allenano ogni giorno con “i grandi” (nonostante questi possano cambiare di stagione in stagione). Sono ragazzi che hanno raggiunto dei record e che poi si sono confermati attraverso i gol, le prestazioni e che hanno raggiunto anche la Nazionale U21. Qua si sente molto lo spirito di appartenenza: se qualcuno non ce l’ha è giusto che vada da un’altra parte. Noi ai nostri ragazzi sappiamo di potergli offrire un percorso, il quale deve essere seguito. In questa terra abbiamo davvero tanta qualità e quindi siamo orgogliosi di continuare a mettere le nostre idee”.

E chi invece è partito da Cesena e poi si è trasferito in altri settori giovanili? Mi viene in mente Simone Lontani al Milan.

“Simone è un ragazzo molto forte che è rimasto molto legato all’ambiente, a volte viene a vederci. È un amico, sa che qua ha affetti. In altri momenti invece ci sono state uscite ma a causa del fallimento del Cesena: durante i campionati di C, c’era un determinato livello; ora con la prima squadra fissa in B da 2 anni, ci sono altri livelli. Oggi come oggi per questo fattore, ci sono ragazzi che rifiutano club di Serie A perché già inseriti in campionati in cui si confrontano con quel livello. I numeri di giocatori che escono sono bassi ma a prescindere non sono addii “litigati”. Ognuno sceglie il percorso e la carriera che vuole, poi saranno sempre i benvenuti. Ci sono stati ragazzi che sono riusciti ad entrare nei giri della Nazionale: abbiamo 5 giocatori della Primavera in U18 e U19; 4 ragazzi dell’U15 convocati dalla nazionale di categoria. Marini è andato a fare il Mondiale U17 nel novembre scorso”.

La Nazionale maggiore non andrà al Mondiale. Le nostre Under invece riescono tutte a performare. Perché?

“Un ragazzo compete perché è abituato a giocare a determinati livelli: nelle giovanili succede “per forza”, chi fa la Youth League, chi le finali Nazionali… è già abituato a giocare. Quando si parla di Nazionale maggiore, si parla di giovani che devono essere abituati a giocare a determinati livelli. All’estero la maggior parte ha già avuto modo di giocare anche la Champions League ed è dunque normale che abbiano più esperienza. In Italia questa cosa ancora non siamo in grado di gestirla al meglio: non diamo abbastanza continuità nei rispettivi campionati (che sia A, B o C). A noi il talento non manca: prendo come esempio Pio Esposito che è attaccante in un top club. È esploso perché ha avuto fiducia, ma come lui tanti altri potrebbero. In Italia i talenti ci sono, dobbiamo essere bravi noi, allenatori e responsabili, ad accompagnarli. Poi ci sono situazioni e situazioni: c’è chi si è affermato con il tempo e chi ha esordito subito e si è perso. Questo è il calcio. Ma non è corretto dire che non c’è più talento, sono cambiati i tempi”.

Per concludere sulla Primavera: cosa ti aspetti da questa formazione? Come chiuderà questo campionato?

“Innanzitutto devi entrarci nelle fasi finali, perché mancano ancora 4 partite e matematicamente non sei ancora sicuro. Poi dipende molto anche dal come ci entri: i playoff di Primavera vedono, ad esempio, la sesta contro la terza (in casa), in partite secche dove può succedere di tutto. Obiettivo primario è entrarci e il come, poi gli auguro di fare più partite possibile perché significa andare avanti. Come dico sempre a loro: il calcio è uno sport in cui, se vuoi fare grandi cose, devi stupire te stesso, che significa arrivare a risultati che nessuno si aspettava. Gli auguro di raggiungere qualcosa che a inizio anno sembrava impossibile. La cosa che davvero spero è vedere 7-8 giocatori che andranno con i grandi, possano avere spazio in campionati di B e C. Queste partite per loro sono vetrine: più ne fai e più hai possibilità; chi uscirà sicuramente andrà nei grandi da protagonisti. Io credo che l’obiettivo centrale del settore giovanile sia quello di essere un terreno di formazione del ragazzo per creare un giocatore da prima squadra”.

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