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Stankovic, dal riscatto ai dubbi: perché la permanenza all’Inter sarebbe la scelta giusta
Stankovic, quando l’apprendistato all’estero è funzionale
Per riassumere la stagione di Aleksandar Stankovic potremmo usare una sola parola: sorprendente. Perché ha alzato l’asticella, ha superato ogni più rosea aspettativa e ha sopportato l’impatto col calcio dei grandi con la naturalezza di un senior. Tutto questo, da ventunenne e da perno centrale del centrocampo del Bruges, fucina di talenti che non si vergogna delle proprie idee, anzi le mostra anche nelle vetrine più importanti d’Europa. Adesso, per ritagliarsi uno spazio sempre più consistente nel futuro dell’Inter, c’è da superare forse la più grande insidia di tutte: la resistenza al cambiamento e al nuovo che avanza del campionato italiano. I numeri dicono che è pronto, la carta d’identità suggerisce a Chivu di fare qualche ragionamento in più. Ecco i motivi per cui il figlio di Dejan potrebbe fare comodo ai nerazzurri nell’immediato.
Stankovic: quando la volontà si scontra con le dinamiche di mercato
“In bilico, tra tutti i miei vorrei”. Prendiamo in prestito questo splendido verso di una canzone dei Negramaro, per riassumere la situazione in cui si trova Aleksandar Stankovic. Vorrebbe restare, vorrebbe inserirsi come un tassello all’interno di un mosaico; vorrebbe persino certificare gli sforzi fatti nel suo anno da “rookie” in Europa. Infine, vorrebbe far ricredere quegli scettici che puntano i riflettori sul cognome, come se questo non fosse già un peso opprimente sulla schiena di un ragazzo ventunenne. Una serie infinita di motivazioni, che però si schiantano su un’unica spietata verità: l’Inter potrebbe decidere di monetizzare su di lui, per fare cassa e reinvestire su altri ruoli. Una scelta che però significherebbe sacrificare uno dei prodotti più interessanti del proprio vivaio.
In più, analizziamo lo scenario del centrocampo nerazzurro: il pacchetto comprende Chalhanoglu (classe 1994), Mkhitaryan (1989), Barella (1997), Zielinski (1994), il partente Frattesi, Sucic (2003) e Diouf (2003), anche se quest’ultimo si è lasciato preferire quando partiva dalla corsia. L’età media è di 29,3 anni, forse il reparto (insieme a quello difensivo) che sta soffrendo maggiormente un ricambio generazionale un po’ claudicante. Il 2005 quindi andrebbe a dare una ventata di freschezza, e di talento. Non solo giovinezza: Stankovic è anche intelligenza, geometrie, presenza nel palleggio e nella prima costruzione.
E poi, c’è da sottolineare la durezza e la resilienza sul piano fisico: nella stagione 25/26, al Bruges ha collezionato ben 55 presenze tra tutte le competizione, condendo il tutto con 9 gol e 5 assist. Fanno più di 4340 minuti stagionali, per un autentico stakanovista che offrirebbe una soluzione in più nelle rotazioni.
Chivu ritrova uno Stankovic: l’ultima volta è andata bene…
È un passaggio di testimone pesante, perché suo padre Dejan ha tracciato un “prima” e un “dopo” nella storia dell’Inter. L’iconico gol da centrocampo contro lo Schalke, e quel triplete scintillante. Il tutto condiviso con il comandante dei nerazzurri di oggi, in un particolare gioco del destino che coinvolge tre parabole di carriera. Anche Aleksandar può infatti vantare qualche soddisfazione con Chivu: non sarà epocale come un triplete, ma lo Scudetto Primavera del 2022 porta anche la firma del “baby” Stankovic, che non ha giocato la finale ma che era aggregato con l’Under 20 allora allenata dal tecnico rumeno. Chiamateli corsi e ricorsi storici, oppure semplicemente predestinazione. Ma nel futuro dell’Inter, potrebbe esserci nuovamente spazio per un’accoppiata Stankovic-Chivu…
Luca Ottaviano
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