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Youth League

Inter-Real Betis, Villalba Rico (Canal Sur): “Carbone, attento alla verticalità: giochi contro il miglior vivaio di Spagna”

Inter–Real Betis in Youth League: l’analisi di José Villalba Rico tra talenti, tattica e confronto tra vivai italiani e spagnoli.

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Jose Villalba Rico

L’Inter prosegue il suo cammino in Youth League grazie alla vittoria nel finale contro il Colonia. La prossima avversaria dei ragazzi di Benito Carbone sarà il Real Betis, una formazione che pratica un calcio verticale e che capitalizza con continuità. Per avere un quadro più preciso sulla società andalusa, ci siamo confrontati con José Villalba Rico, esperto di calcio giovanile spagnolo e giornalista di Canal Sur, emittente radiofonica sivigliana. Il commentatore iberico, intervenuto ai microfoni di Mondo Primavera, ha analizzato il possibile andamento della sfida, completando il discorso con un paragone tra il calcio giovanile italiano e quello spagnolo. Di seguito, le dichiarazioni di José Villalba Rico:

Il 24 febbraio si giocherà questa partita in casa dell’Inter, a Milano. L’Inter affronterà una squadra che, da quel che vedo, è in un ottimo stato di forma, avendo vinto tutte le ultime cinque partite disputate. Quindi volevo chiederti: quali sono le caratteristiche del Real Betis che possono spaventare l’Inter? E, secondo te, quali aspetti possono decidere il match?

“Beh, credo che il Betis, grazie a un grande lavoro con il vivaio, sia diventato — insieme al Barcellona, che ha sfornato negli ultimi anni nomi come Lamine Yamal, Fermín López e compagnia — la miglior cantera di Spagna. Nel caso del Betis Juvenil, sta avendo una traiettoria sensazionale nei campionati spagnoli. La scorsa stagione ha vinto la Copa del Rey, la massima competizione giovanile in Spagna, sconfiggendo il Real Madrid. Proprio questo mercoledì giocherà di nuovo contro il Real Madrid, credo nei quarti di finale, e sta facendo un lavoro sensazionale.

Per quanto riguarda il gioco della squadra, c’è stato un cambiamento in questa stagione: ha iniziato Dani Fragoso, un allenatore con cui il club ha ottenuto grandi successi nazionali e che l’anno scorso ha fatto un buon percorso in Youth League; quest’anno è subentrato Barrera a metà stagione, perché Fragoso ora è l’allenatore della squadra B (l’Under 23), che non stava andando del tutto bene. La squadra ha comunque mantenuto la sua identità.

Mi chiedevi delle caratteristiche: è una squadra molto verticale, che gioca molto sulle fasce. Ha un nome proprio, un giocatore di spicco che è José Antonio Morante: è mancino ma gioca sulla fascia opposta, ha un ottimo uno contro uno e un gran tiro.

Un’altra grande caratteristica è il controllo delle partite a centrocampo. Hanno Iván Corralejo, che è un ottimo calciatore; hanno Morante; e Rodrigo Marina, che questa settimana è stato convocato con la prima squadra del Betis al Wanda Metropolitano contro l’Atlético de Madrid. Pellegrini lo sta già tenendo in considerazione. È vero che non ha giocato perché era una partita difficile, ma la scorsa settimana ha segnato tre gol al Tottenham nella gara di ritorno a Siviglia.

Riassumendo, ciò che deve far più paura all’Inter è la grande verticalità del Betis: cercano costantemente la porta avversaria, segnano molto e bisogna stare attenti a quei due nomi, Morante e Rodrigo Marina, insieme a Emmanuel, un centrale che dà equilibrio. È una squadra molto ben allenata.”

La partita si giocherà a Milano. Non so se l’hai visto, ma l’Inter è passata contro il Colonia davanti a 50.000 persone. Credi che il fatto che la gara secca sia in casa dell’Inter possa influire sul risultato finale?

“Voi italiani siete pazzi! In realtà è un grande merito che ci siano 50.000 persone per vedere una partita del settore giovanile. Credo di sì: può influire sui ragazzi il fatto che ci siano tifosi che incitano l’Inter, creando un ambiente non favorevole al Betis. Però devo dirti una cosa: come ti ho accennato, sono giocatori che Pellegrini tiene in considerazione per la prima squadra. Significa che hanno già affrontato scenari in Europa League, hanno giocato alcune partite in Liga e molti di loro, con l’arrivo di Fragoso nella squadra B, stanno giocando nella terza categoria del calcio spagnolo. Pertanto il tifo può influire, ma credo anche che siano giocatori pronti a vivere contesti complicati come questo.”

Tornando a parlare di Rodrigo Marina, che ha segnato tre gol contro il Tottenham e otto gol in cinque partite di Youth League: credi che continuerà a segnare e sarà importante contro l’Inter? Pensi che possa finire capocannoniere della competizione? E, collegandoci a questo, qual è l’obiettivo del Real Betis nel torneo?

“Riguardo alla prima domanda: Rodrigo Marina è un attaccante molto ‘stile italiano’, un grande finalizzatore che si muove molto bene in area; vive di cross e della verticalità del Betis sulle fasce. Ho però un dubbio: è vero che con l’Under 20 segna molto, ma sta facendo un po’ più fatica con la squadra B. Quando gioca contro gli ‘uomini’, rispetto ai ragazzi del settore giovanile, mi sorge il dubbio che possa soffrire contro giocatori più esperti. Credo che l’Inter abbia difensori più scafati in quel reparto, con quella difesa che caratterizza tipicamente le squadre italiane. Se hai una buona difesa che chiude gli spazi e non lo lascia calciare, standogli addosso, lo puoi annullare.

È difficile dire se sarà il capocannoniere della Youth League; ha numeri sensazionali, ma parliamo della massima categoria giovanile al mondo: ci sono grandi attaccanti che magari oggi sono sconosciuti al grande pubblico, ma che presto vedremo nel calcio professionistico.

Per quanto riguarda l’obiettivo del Betis, sarò sincero: credo che il club abbia già raggiunto il suo traguardo. Essere arrivati fin qui è già un successo. Nemmeno il più ottimista pensava che sarebbero arrivati a questo punto dopo aver superato grandi rivali come il Tottenham. Tutto quello che verrà d’ora in poi è guadagnato. Giocare in Italia contro l’Inter è un premio per questi ragazzi, per l’ottima traiettoria degli ultimi anni.”

Molti giocatori del Real Betis si sono già fatti un nome, come il portiere Manu González e Oscar Masquet. Si parla di talenti indicati tra i migliori prospetti del calcio spagnolo insieme ai barcellonisti Lamine Yamal e Pau Cubarsí. Credi che li vedremo su palcoscenici più alti nei prossimi anni? Sentiremo parlare anche di altri, come Marina?

“Ti faccio un esempio concreto: le ultime due grandi cessioni del Betis sono state Jesús Rodríguez e Assane Diao, entrambi al Como. Cosa voglio dire? Che le ultime grandi entrate sono arrivate dal vivaio. Negli ultimi anni il Betis ha investito tantissimo nel vivaio, creando una nuova città sportiva di 52 ettari con più di 10 campi in erba naturale. Quel lavoro lo sta raccogliendo ora con i vari Jesús Rodríguez, Pablo García o lo stesso Ángel Ortiz, che ora è in prima squadra.

Sono totalmente d’accordo con te: vedremo questi giocatori nel Betis o in qualche grande club spagnolo. Personalmente credo che Morante, l’ala destra, sia il nome che spinge con più forza. È difficile giocare ora nel Betis in quella posizione perché ci sono Abde e Antony, ma col tempo li vedremo in pianta stabile in prima squadra. Arrivare al livello di Lamine Yamal, però, credo di no: lì parliamo di classe mondiale. Yamal, Cubarsí, Fermín sono i migliori al mondo.”

Mi piacerebbe fare un paragone tra il sistema giovanile in Italia e in Spagna. In Italia c’è la Primavera, che è una categoria Under 20 con diverse divisioni. In Spagna, invece, ci sono le “Divisiones de Honor”, che sono basate sul territorio. Considerando che, come nell’esempio di Jesús Rodríguez al Como, spesso la Spagna forma i suoi talenti mentre l’Italia li compra dall’estero, quale credi sia il sistema migliore?

“I due più grandi talenti usciti dalle canteras spagnole sono Messi e Lamine Yamal. Rispondendo alla tua domanda, credo che entrambi i sistemi siano validi, ma in Italia stiamo vedendo che in Nazionale mancano grandi talenti negli ultimi anni. Il sistema spagnolo è migliore nel senso che ogni giocatore ha il suo processo e il passaggio dall’Under 19 all’Under 23 avviene nel proprio territorio: questo aiuta il calciatore.

Detto ciò, la Serie A ha superato economicamente la Liga spagnola. In Spagna c’è un controllo finanziario molto rigido: le squadre non possono spendere molto, fatta eccezione per Barça, Real e Atlético. Questo però aiuta i vivai: se non puoi comprare un’ala destra, chiami quella della squadra B. Tuttavia, il presidente della Liga sembra voler solo che Barça e Madrid siano forti. Tutta la Liga è orientata verso Madrid e Barça, mentre gli altri club sono in situazioni economiche complicate. Quindi: sistema giovanile migliore in Spagna, ma l’Italia ha più risorse e compra i talenti spagnoli. Sarebbe impensabile oggi che il Betis compri un giocatore dall’Inter o dal Milan.”

Hai parlato delle squadre B, che in Spagna esistono da anni. In Italia è una novità: la Juventus è stata la prima con la Next Gen, l’anno scorso Milan e Atalanta, e quest’anno l’Inter. Quanto è importante per un giovane giocare nella stessa società ma contro avversari più esperti?

“È fondamentale. È il passo necessario tra l’Under 20 e il professionismo: serve una categoria intermedia. Ti faccio l’esempio di Emmanuel, il centrale del Betis Under 20: è un giocatore che viene dall’Africa e gioca meglio con i professionisti che con i suoi coetanei, perché fisicamente è già pronto. Questa categoria intermedia serve a farsi le ossa: se giochi solo contro diciottenni e poi ti trovi davanti un difensore italiano che ti riempie di calci, non sei pronto. Se invece hai già militato in una categoria pro, lo sarai.

Mi fa piacere che l’Italia stia seguendo questa strada: porterà a una Nazionale più forte, come abbiamo visto con Barella o Dimarco. È vero anche che quando un calciatore è un fenomeno non serve l’Under 23: Lamine Yamal giocava nell’Under 20 del Barça e Xavi lo ha chiamato in prima squadra, dove gioca come un fuoriclasse. Ma quelli sono casi eccezionali. Per il giocatore ‘normale’, quel processo di adattamento è necessario.”

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