Viareggio Cup
Viareggio Cup, Pecci e il futuro del calcio: “Lasciamo esprimere i ragazzi”
Eraldo Pecci parla di giovani, talento e formazione alla Viareggio Cup: “Se gli tarpi le ali può anche passare la passione”.
Le parole di Pecci per il Torneo di Viareggio
“A Viareggio il calcio del futuro si vede prima”. È una frase che racchiude lo spirito del convegno “Viareggio tra memoria e futuro”, incontro pensato per rilanciare il ruolo della Viareggio Cup nel panorama del calcio giovanile italiano e internazionale. Una storia iniziata nel 1949, fatta di migliaia di partite e di talenti passati dai campi della Coppa Carnevale, che oggi guarda a una nuova fase della propria storia. Tra i protagonisti dell’appuntamento anche Eraldo Pecci, ex calciatore e oggi componente del nuovo Comitato Tecnico Scientifico della manifestazione insieme a Giancarlo Antognoni e Roberto Pruzzo.
Eraldo Pecci: “Tra i 10 e i 13 anni si forma il talento”
Pecci ha ricordato innanzitutto quanto fosse importante, soprattutto in passato, il torneo di Viareggio per chi si affacciava al calcio professionistico. Una vetrina che, per prestigio e partecipazione, arrivava quasi ad assumere i contorni di un appuntamento mondiale. Ma il tema centrale del suo intervento è stato soprattutto il modo in cui i giovani vengono accompagnati nella loro crescita.
“Bisogna curare i giovani, ma bisogna anche saperlo fare”, ha sottolineato Pecci, indicando nella qualità della formazione uno degli aspetti decisivi per costruire i calciatori del futuro. Un processo che non può ridursi alla semplice ricerca dell’errore da evitare, perché il rischio è quello di soffocare proprio quelle qualità che rendono un giocatore diverso dagli altri.
“Se gli tarpi le ali invece di lasciarli esprimere, può anche passare la passione”, ha spiegato l’ex centrocampista, mettendo in guardia da un approccio troppo rigido. Per Pecci, infatti, è soprattutto nelle prime fasi della crescita che si costruiscono le basi del futuro: “È proprio tra i 10 e i 13 anni che esistono maggiori margini per intervenire sulla formazione tecnica e umana”. Un messaggio che guarda oltre il risultato e mette al centro la crescita del ragazzo, prima ancora del calciatore.
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