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Viareggio Cup

Viareggio Cup 2026, l’Africa si prende il sorteggio: tra fascino esotico e l’addio (definitivo?) alle big

Sorteggiati i gironi della Viareggio Cup 2026: metà delle squadre sono africane. Analisi del nuovo volto del torneo tra tradizione e assenza delle big.

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Kaelas Puonga Atalanta Viareggio Cup

Viareggio Cup 2026: un’edizione “Global” nel segno dell’Africa

Le urne della Sala di rappresentanza del Comune di Viareggio hanno parlato: la 76ª edizione della Viareggio Cup è ufficialmente pronta a partire. A poco più di tre settimane dal fischio d’inizio – fissato per il 9 marzo 2026 – , il quadro dei sei gironi ci restituisce l’immagine di un torneo profondamente trasformato, specchio di un calcio giovanile che cambia pelle e confini.

L’enorme presenza africana: un record storico

Il dato che balza immediatamente agli occhi è quello geografico: su 24 squadre partecipanti, ben 12 provengono dal continente africano. Un’esatta metà del tabellone che segna un record assoluto per la manifestazione. Se negli anni scorsi le avvisaglie di questa “migrazione” sportiva erano evidenti (con le vittorie recenti di squadre come i nigeriani del Beyond Limits o l’exploit del Mavlon), quest’anno il torneo si configura quasi come una Coppa d’Africa U18 in terra toscana.

Nigeria (rappresentata da ben 7 squadre), Senegal, Ghana, Costa d’Avorio e Burkina Faso saranno i serbatoi da cui attingere per scoprire i talenti del domani, confermando Viareggio come una delle vetrine scouting per eccellenza.

Il contingente italiano: poche “Pro” e molta sostanza

Sul fronte interno, la situazione riflette le difficoltà di calendario che da anni allontanano le grandi del nostro campionato (Inter, Milan, Juventus e Roma su tutte). A difendere il tricolore tra i professionisti restano Genoa (campione in carica), Fiorentina, Sassuolo e Spezia.

A loro si aggiunge la consueta corazzata della Rappresentativa Serie D di Giuliano Giannichedda: un gruppo che non ha mai alzato il trofeo ma che, per tradizione e qualità, rappresenta ogni anno l’osso più duro per chiunque. Completano il quadro le “favole” di Viareggio e Athletic Palermo, chiamate a confrontarsi con realtà internazionali in una sfida che va oltre il semplice risultato tecnico.

Tra tradizione e ridimensionamento

Non si può nascondere che la Viareggio Cup di oggi sia una versione diversa, forse ridotta, rispetto alla rassegna che ha lanciato campioni del calibro di Del Piero, Totti o Batistuta. L’assenza delle grandi potenze europee e italiane toglie inevitabilmente un bel po’ di quel “glamour” che rendeva il torneo l’ombelico del mondo giovanile.

Eppure, per noi appassionati, il fascino resta. La Coppa Carnevale sopravvive grazie alla sua storia e alla capacità di reinventarsi come laboratorio di integrazione e scoperta. Non sarà più la passerella delle stelle già affermate, ma resta un appuntamento da seguire per chi vuole scovare il diamante grezzo ancora da sgrezzare. Il calcio cambia, i calendari soffocano, ma il Viareggio va avanti: più lontano dai riflettori della Serie A, ma sempre più vicino al cuore del calcio mondiale.

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