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Cosenza, le accuse dell’ex Lupo: “Settore giovanile soltanto un obbligo federale”

Cosenza, Fabio Lupo critica la gestione del settore giovanile e ricorda le parole di Rita Rachele Scalise: «Solo un obbligo federale».

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Cosenza, Lupo e il caso del settore giovanile: le criticità del progetto rossoblù

Il momento difficile del Cosenza, oggi relegato nei bassifondi della classifica di Serie C, non rappresenta una sorpresa del tutto inattesa per Fabio Lupo. L’ex direttore sportivo rossoblù, intervenuto nel corso di Triplice Fischio, la trasmissione in onda sui canali Facebook e YouTube de Il Dot, è tornato a parlare della propria esperienza in Calabria, soffermandosi sulle problematiche che, a suo giudizio, hanno contribuito a compromettere il percorso della società. Tra le questioni affrontate, un ruolo centrale è stato riservato al settore giovanile, considerato da Lupo un elemento imprescindibile per la costruzione di un progetto sportivo solido e destinato a durare nel tempo.

Il settore giovanile come punto di partenza di un progetto sportivo

Nel ragionamento dell’ex dirigente, il vivaio non può essere relegato a una semplice voce organizzativa né considerato un adempimento da assolvere per rispettare le disposizioni federali. Al contrario, dovrebbe rappresentare una delle fondamenta su cui costruire l’identità tecnica di una società calcistica, favorendo la crescita dei giovani talenti e creando un collegamento concreto tra il settore giovanile e la prima squadra.

È proprio su questo aspetto che, secondo quanto raccontato da Lupo, sarebbe emersa una profonda distanza tra la sua concezione del calcio e quella della dirigenza del Cosenza. Una differenza di vedute che non avrebbe riguardato soltanto le strategie tecniche, ma anche il valore attribuito alla formazione dei giovani e alla pianificazione delle attività sportive.

Per l’ex direttore sportivo, investire nel vivaio significa lavorare in prospettiva, sviluppare competenze interne e offrire ai ragazzi un percorso strutturato. Una visione che richiede programmazione, strutture adeguate e continuità gestionale, elementi che, nel suo racconto, non avrebbero trovato il riscontro auspicato durante la sua permanenza in Calabria.

La frase di Rita Rachele Scalise che segnò la distanza tra le due visioni

Il passaggio più significativo dell’intervista riguarda un episodio avvenuto pochi giorni dopo l’arrivo di Lupo a Cosenza. L’ex dirigente ha ricordato di aver effettuato alcune verifiche sulle condizioni della realtà rossoblù, soffermandosi anche sulla situazione dello stadio e sulle strutture a disposizione della società.

Da qui la decisione di affrontare direttamente il tema del settore giovanile con l’allora amministratrice Rita Rachele Scalise, chiedendo quali fossero le intenzioni del club per organizzare e sviluppare il vivaio. Una domanda legata alla volontà di comprendere quale spazio fosse riservato alla crescita dei giovani all’interno delle strategie societarie. La risposta che Lupo ha riferito di aver ricevuto sarebbe stata particolarmente eloquente: «Per noi il settore giovanile è solo un obbligo federale».

Una dichiarazione che, nel ricordo dell’ex direttore sportivo, avrebbe rappresentato un segnale preciso della distanza esistente tra il suo modo di intendere la gestione di una società calcistica e quello della dirigenza. Non una semplice divergenza su una singola scelta organizzativa, dunque, ma una differenza sostanziale nella definizione delle priorità e nella prospettiva con cui programmare il futuro del club.

Florenzi, Zilli e Cimino: il valore dei talenti cresciuti in rossoblù

A sostegno della propria posizione, Lupo ha richiamato alcuni nomi che testimoniano il contributo del percorso giovanile alla crescita del Cosenza: Florenzi, Zilli e Cimino. Calciatori che, attraverso il vivaio rossoblù, hanno trovato una strada verso il calcio professionistico e che rappresentano esempi concreti delle potenzialità legate alla valorizzazione delle risorse interne.

Il riferimento a questi giocatori si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo che il settore giovanile può assumere all’interno di una società. Formare calciatori, accompagnarli nel loro sviluppo e creare le condizioni affinché possano arrivare in prima squadra significa, infatti, costruire un patrimonio tecnico che può incidere tanto sul rendimento sportivo quanto sulla sostenibilità del progetto.

Ridurre il vivaio a un obbligo burocratico, nella prospettiva illustrata da Lupo, rischia invece di limitarne le possibilità e di impedirgli di diventare una risorsa strategica. Il settore giovanile dovrebbe essere parte integrante della pianificazione societaria, con obiettivi definiti e una struttura capace di garantire continuità al lavoro degli allenatori e dei responsabili.

Le difficoltà organizzative e il caso Sergio Mezzina

Nel corso del suo intervento, l’ex direttore sportivo ha ricordato anche alcune criticità organizzative che avrebbero interessato il vivaio rossoblù. Tra gli episodi citati figura l’allontanamento di Sergio Mezzina, sul cui operato Lupo ha espresso una valutazione positiva.

Il riferimento si inserisce nel quadro delle difficoltà incontrate nel tentativo di dare una direzione precisa al settore giovanile. Per sviluppare un progetto formativo, infatti, non è sufficiente individuare i talenti o stabilire obiettivi tecnici: servono anche figure competenti, ruoli definiti e una linea societaria coerente, capace di sostenere il lavoro quotidiano.

In assenza di una programmazione stabile, il rischio è che le attività del vivaio procedano senza una visione unitaria, con ripercussioni sulla preparazione dei ragazzi e sul coordinamento con la prima squadra. È su questo terreno che le osservazioni di Lupo assumono un significato più ampio, andando oltre il singolo episodio e toccando il tema della continuità gestionale.

La Primavera al via il 5 agosto: tempi stretti per preparare la stagione

Un altro elemento evidenziato dall’ex dirigente riguarda il raduno della formazione Primavera, fissato per il 5 agosto, a una sola settimana dall’inizio della stagione. Una tempistica che Lupo ha richiamato per descrivere le difficoltà organizzative riscontrate nella gestione del settore giovanile.

L’avvicinamento a una nuova annata sportiva richiede una preparazione adeguata, sia sotto il profilo atletico sia per quanto concerne la definizione del gruppo, l’organizzazione degli allenamenti e la pianificazione del lavoro tecnico. Tempi così ravvicinati tra il raduno e l’avvio della stagione possono rendere più complesso predisporre ogni aspetto necessario, soprattutto quando manca una programmazione sviluppata con sufficiente anticipo.

L’episodio, nel racconto di Lupo, si aggiunge agli altri segnali di una gestione che non avrebbe rispecchiato le sue aspettative. Il punto centrale non è soltanto la data scelta per la ripresa delle attività, ma il metodo con cui si arriva a quel momento: un settore giovanile ambizioso ha bisogno di organizzazione preventiva, responsabilità chiare e obiettivi condivisi.

«Una società deve avere la serietà di metterci la faccia»

Le criticità relative al vivaio si inseriscono, secondo Lupo, in un quadro più generale di difficoltà nei rapporti tra la società e il proprio ambiente. L’ex direttore sportivo ha infatti individuato nella progressiva frattura tra dirigenza e tifoseria uno degli aspetti più problematici della situazione rossoblù, sottolineando l’importanza del confronto e di una comunicazione trasparente.

«Una società deve avere la serietà di metterci la faccia in tutti i momenti», ha dichiarato, richiamando la necessità che la dirigenza si assuma le proprie responsabilità anche nelle fasi più complicate. Una posizione che si accompagna alle critiche rivolte a un modello gestionale che, a suo giudizio, rischierebbe di rendere più difficile il lavoro di direttori sportivi, allenatori e calciatori.

Tra gli esempi richiamati figura anche la conferenza stampa con un solo rappresentante della società, episodio indicato come emblematico delle difficoltà comunicative riscontrate. Per Lupo, la chiarezza nei confronti dell’ambiente esterno non è un aspetto secondario, ma una componente importante della gestione di un club, soprattutto quando i risultati non arrivano e cresce il malcontento della tifoseria.

Gli errori tecnici e una diversa cultura calcistica

L’ex dirigente ha precisato che gli errori fanno parte del calcio e possono riguardare qualsiasi componente dell’area sportiva. «Si possono sbagliare gli acquisti, scegliere l’allenatore sbagliato o vivere una stagione negativa», ha osservato, riconoscendo come una squadra possa attraversare momenti difficili anche per ragioni strettamente tecniche.

La questione, nella sua analisi, riguarda però soprattutto il contesto in cui si opera e la capacità della società di sostenere il lavoro delle proprie figure professionali. Una squadra può sbagliare mercato o incontrare difficoltà sul campo, ma diventa più complicato correggere la rotta quando mancano dialogo, condivisione degli obiettivi e una visione comune.

È in questo quadro che si colloca il riferimento alla differenza di cultura calcistica incontrata a Cosenza. Lupo ha spiegato di aver inizialmente creduto nella possibilità di incidere attraverso il lavoro quotidiano e il confronto, con l’obiettivo di modificare alcune dinamiche e contribuire alla costruzione di un progetto più strutturato. Con il passare del tempo, tuttavia, avrebbe preso atto delle difficoltà nel tradurre quella visione in scelte concrete.

Il futuro del Cosenza passa anche dalla valorizzazione dei giovani

Le parole di Fabio Lupo riportano così l’attenzione su una questione che va oltre la singola stagione e gli attuali problemi di classifica del Cosenza. Il settore giovanile, nella prospettiva dell’ex direttore sportivo, rappresenta uno degli indicatori più significativi della cultura sportiva di una società: il modo in cui viene organizzato, finanziato e valorizzato racconta quali siano le priorità del club e quanto sia concreta la volontà di programmare il futuro.

La crescita di calciatori come Florenzi, Zilli e Cimino dimostra il potenziale che può emergere da un percorso di formazione interno. Perché questo patrimonio possa continuare a produrre risultati, tuttavia, occorrono una struttura adeguata, figure di riferimento, tempi organizzativi congrui e un collegamento stabile con la prima squadra.

È questo il nodo centrale della riflessione di Lupo: il vivaio non dovrebbe essere considerato un semplice obbligo federale, ma una componente essenziale dell’identità e della strategia sportiva del Cosenza. Una scelta di prospettiva che richiede una visione condivisa e una dirigenza disposta a investire sul lungo periodo, affinché la crescita dei giovani diventi parte integrante del progetto rossoblù.

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