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Udinese, l’addio di Angelo Trevisan: “In Italia manca la pazienza con i giovani, il lavoro analitico paga sempre”
Angelo Trevisan saluta l’Udinese dopo 19 anni come responsabile del settore giovanile. Il bilancio su Bruno Fernandes, Zielinski e la scuola portieri.
Il responsabile del vivaio saluta il club friulano dopo quasi due decenni: “Esperienza al servizio di chi crede nei ragazzi”
Diciannove anni di storie, di scoperte sul territorio e di talenti lanciati nel firmamento del grande calcio internazionale. L’avventura di Angelo Trevisan come responsabile del settore giovanile dell’Udinese giungerà ufficialmente al termine il prossimo 30 giugno. Un addio vissuto da grandi amici, che chiude un cerchio aperto nel lontano 2007. Il dirigente friulano arrivò a Udine in quell’anno dopo una significativa esperienza nell’area scouting dell’Inter: “Ora vorrei mettere la mia esperienza e professionalità a disposition di chi crede nei giovani”, ha raccontato Trevisan a gianlucadimarzio.com, tracciando un bilancio della sua lunghissima gestione e guardando alle prossime sfide.
Nonostante una ricca e concreta proposta arrivata dalla Croazia nelle ultime settimane, le sue idee per il futuro rimangono chiarissime: “Vorrei lavorare in Italia, non vorrei andare all’estero”.
Il fiore all’occhiello della gestione: la dinastia dei portieri friulani
Sotto la lungimirante guida di Trevisan, il vivaio dell’Udinese si è trasformato in una vera e propria accademia d’eccellenza. Gli addetti ai lavori riconoscono questo lavoro a livello mondiale soprattutto per la crescita dei numeri uno. Il focus territoriale ha rappresentato il motore pulsante del suo scouting nel corso degli anni. “In tutti questi anni la priorità era sempre quella di avere gente friulana: quando sono arrivato c’era Scuffet, tutti gli altri sono passati dopo il mio arrivo. Vicario, Provedel, Pizzignacco, Perisan, Meret… Credo che in Italia ma anche nel mondo l’Udinese passi come un’ottima scuola portieri. Questo è stato un po’ il fiore all’occhiello della mia gestione”.
Un’attenzione per le radici locali che continua a dare ottimi frutti. Lo dimostrano il recente riscatto di Marello da parte dell’Inter e la crescita costante del classe 2008 De Paoli, reduce dal prestito al Como.
Retroscena da campioni: l’umiltà di Piotr Zieliński e la fame di Bruno Fernandes
Nel raccogliere i ricordi più intensi della sua epopea bianconera, Trevisan si sofferma su due straordinari centrocampisti che hanno spiccato il volo proprio dal Friuli: Piotr Zieliński e Bruno Fernandes. Di loro, oltre alle immense qualità tecniche, il dirigente ricorda lo spessore umano e la grande fame di arrivare.
Zieliński viene descritto come un ragazzo di una timidezza e umiltà d’altri tempi: “Non si sapeva bene se fosse destro o sinistro perché calciava bene con tutti e due i piedi. Quando arrivavamo a mezzanotte dalle trasferte, camminava di notte per due chilometri a piedi per tornare in convitto, senza chiedere a nessuno per non disturbare”.
Altrettanto iconico il ritratto del capitano del Manchester United, Bruno Fernandes. Il portoghese mostrava una mentalità vincente fuori dal comune già a Udine, unita a un profondo rispetto per chi gli stava intorno: “A Palermo perdemmo 2-0 nelle fasi finali per il titolo Primavera. Lui si chiuse in camera come se avesse perso la Coppa dei Campioni. In lui vedevi proprio la voglia di arrivare. E quando si fermava nel residence del convitto, aiutava i camerieri ai tavoli se li vedeva troppo indaffarati”.
Il manifesto metodologico: “In Italia manca la pazienza con i ragazzi”
In conclusione, l’ormai ex capo del vivaio bianconero lancia un prezioso monito a tutto il movimento calcistico italiano, individuando nella fretta il principale nemico dei giovani talenti: “L’insegnamento che porto con me è che quando credi nei giovani e li prendi da piccoli, devi avere la pazienza di aspettarli. Le qualità innate vanno perfezionate, ma non si perdono: in Italia purtroppo non abbiamo tanta pazienza. Noi responsabili, insieme allo staff tecnico, dobbiamo lavorare sull’analitico, individuare i punti deboli e correggerli. Il lavoro paga sempre”.
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