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‘Quale età per la Primavera?’, Viscidi: “Si fa abuso di U20 per evitare la retrocessione”

La Lega Serie A ha organizzato il panel “Quale età per la Primavera?” poco prima del fischio d’inizio della Supercoppa: tutte le dichiarazioni.

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Età Primavera

Primavera e l’età giusta per i giovani

“Quale età per la Primavera?”. Una domanda sempre d’attualità, visto anche l’aumento di pochi anni fa a campionato U20 e non più U19 del massimo torneo giovanile in Italia. E proprio per questo la Lega Serie A ha organizzato un panel dedicato per creare una sorta di dibattito e dove sono intervenuti anche i dirigenti che lavorano nello specifico coi giovani. Alla Palazzina Appiani dell’Arena Civica Gianni Brera di Milano, prima del fischio d’inizio della Supercoppa Primavera, hanno parlato Umberto Calcagno (Presidente AIC e Vicepresidente FIGC), Maurizio Viscidi (Coordinatore Nazionali Giovanili), Valentino Angeloni (Responsabile Settore Giovanile ACF Fiorentina) e Michele Sbravati (Direttore dell’Area Tecnica e di Sviluppo dei giocatori del settore giovanile Atalanta BC).

Tutte le dichiarazioni

Umberto Calcagno (Presidente AIC e Vicepresidente FIGC)

“Manca rifinitura e minutaggio nei giocatori che hanno talento. All’interno di un gruppo Primavera ci sono i pronti e i tardivi: se in passato abbiamo fatto un errore, questo è mettere in concorrenza tutti gli strumenti che abbiamo. Forse quello per colmare il gap tra pronti e non è la valorizzazione e deve passare attraverso una legge federale. E poi chiedersi se il numero delle seconde squadre è bene aumentarlo o meno. A noi sta a cuore tutto il discorso della filiera e la parte economica: oggi non si va più a scegliere il singolo come prima, si chiedeva il singolo in prestito… ora c’è un investimento differente. Bisogna capire le esigenze dei vari campionati. Oggi le età di Primavera 1 e 2 sono differenti; la Youth League ha caratteristiche differenti.

Maurizio Viscidi (Coordinatore Nazionali Giovanili)

“Sono preoccupato degli U20 in Primavera a causa della retrocessione. Può essere un giocatore che non ha ancora raggiunto la maturazione. Si fa abuso di U20 per evitare la retrocessione. Quando noi siamo stati eliminati con la Bosnia in pochi avevano fatto 50 presenze in Primavera. Il numero di 2007 è maggiore dei 2009: quelli che sono passati dall’U17 alla Primavera sono meno di quelli al terzo anno di Primavera con effetto “tappo”. Questo perchè non sono pronti. Sono preoccupato dalla lista dei 22: conosco gli addetti ai lavori e spesso se li portano quando sarebbe stato meglio lasciarli titolare in un U17 o U18. È dura mandarli in tribuna, ma 20 giocatori secondo me sarebbero sufficienti. Il pro della retrocessione è che ci sono più possibilità finanziarie per investire; il contro che si va con giocatori “vecchi”. Altra cosa, in Primavera si sta giocando troppo: il numero di partite è eccessivo, c’è meno allenamento del singolo per ovviare al ritmo rifinitura-scarico”.

Michele Sbravati (Direttore dell’Area Tecnica e di Sviluppo dei giocatori del Settore Giovanile Atalanta BC)

“Si potrebbe parlare di un falso problema: si da un’opinione sul tornare indietro a quello che è successo nel 2023. All’epoca ci fu una votazione e abbiamo valutato che l’invecchiamento della Primavera fosse utile per chi non aveva U23. L’evoluzione ridotta delle seconde squadre non ha portato allo sviluppo dei giocatori uscenti dai settori giovanili. In Italia si cerca sempre la problematica, ma in Italia ci sono: ora è facile attaccarli sotto diversi aspetti. Da parte del nostro club potremmo sperare di ringiovanire la Primavera. La motivazione dell’U20 erano i prestiti in C. L’esperienza non è stata poi efficace: non penso che ci siano altre sedi per dover decidere. Per concludere, è importante la formazione dei tecnici dei settori giovanili: si fa male tecnica, è un problema di mentalità”.

Valentino Angeloni (Responsabile Settore Giovanile ACF Fiorentina)

“Ci sono tanti esempi che dalla Primavera arrivano in prima squadra. C’è uno stop: i nostri allenatori ci dicono che non sono pronti. Se un ragazzo ha delle qualità specifiche o eccelse, se capisce che l’allenatore punta su di lui allora rende. Esempio Kayode: l’abbiamo fatto esordire in prima con il Genoa, è cresciuto. I ragazzi li abbiamo. L’età della Primavera potrebbe essere come prima, un U19. Le Primavere 2 hanno età diverse della 1, quindi alcuni ragazzi possono avere percorsi diversi. Ci sono tanti ragazzi che sono partiti da categorie minori. C’è chi è bravo e meno bravo: bisogna crederci come il Parma con Lontani. Non c’è dunque una risposta: ci devono essere sistemi e regole, tutte le squadre hanno giocatori. Quindi l’idea del tetto può essere considerata: l’importante è uniformare le età: in C, B, A e all’estero sono tutte età diverse. Come redistribuire le risorse con obiettivi diversi ma le statistiche ci dicono che questo sistema non valorizza il talento”.

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