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Prisco, un figlio di Napoli che sgomita per prendersi gli Azzurri

Vincenzo Prisco è il centrocampista classe 2008 che sogna il Napoli: crescita, Nazionale e futuro tra Primavera e prima squadra.

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Vincenzo Prisco

Prisco, un altro figliol prodigo… da non farsi sfuggire per il Napoli

Da quelle parti, se vuoi emergere sei consapevole di due cose: dovrai farti spazio a forza di spallate, e soprattutto non dovrai farti schiacciare dal peso di un simbolismo che unisce mitologia e calcio in un legame indissolubile. Vincenzo Prisco, centrocampista classe 2008, è un altro figlio di Napoli che deve fare i conti con la visceralità di una terra che ti dà tutto o niente. Intanto, il 17enne ha messo nel mirino la prima squadra, qualcosa che riesce a pochi, specialmente sul lungo periodo. Prepariamoci quindi ad un altro giovane talento, con l’azzurro tatuato sottopelle, che proverà ad emergere e a convincere Allegri e l’ambiente.

Come Vergara e Insigne: la “napoletanità” è una spada di Damocle

Croce e delizia, come nella natura di una città dai mille volti, che sa trattare i suoi figli con tutto l’amore del mondo, ma anche criticarli ferocemente. E non sempre essere nati e cresciuti con il Napoli nel sangue è sinonimo di opportunità: gli ultimi esempi sono i due estremi di questo concetto. Antonio Vergara, classe 2003 oggi in pianta stabile nelle rotazioni di Conte prima e di Allegri poi, è esploso tardi, a 23 anni e dopo 3 anni di gavetta tra Serie C e Serie B. Lorenzo Insigne invece rappresenta tutte le sfumature: l’amore incondizionato, la fascia da capitano, i record, ma anche qualche momento in cui i rapporti con la tifoseria si erano incrinati, persino la voglia di cambiare aria. Un limbo eterno tra amore incondizionato e nichilismo, al quale vuole sottrarsi Vincenzo Prisco.

Partiamo dai fatti: il classe 2008 è indubbiamente il prodotto più interessante nelle giovanili dei partenopei. Muscoli, dinamismo, capacità di inserimento e quel pizzico di sfrontatezza nel modo in cui conduce il pallone, oppure nel modo in cui aggredisce il portatore. Il tutto condito da una dose generosa di aspettative, visto che il Napoli si è dimostrato piuttosto attento alla sua parabola di crescita. Qualche panchina in Serie A (dove il più vicino per questioni di età era proprio Vergara), era presente anche in Arabia, quando gli azzurri hanno vinto la Supercoppa Italiana. Insomma, la sua evoluzione non passa di certo sottotraccia, e il ragazzo ci mette del suo facendosi notare grazie alla sua qualità.

Dalla Nazionale ad un’estate da protagonista

Introduciamo altri due temi piuttosto centrali nell’ultima annata di Vincenzo Prisco: il tricolore, tradotto in tante declinazioni, e l’azzurro della prima squadra. In primo luogo, c’è un’evoluzione molto rapida da registrare: prima l’Italia Under 17, con cui ha ottenuto il bronzo Mondiale a novembre scorso, da assoluto protagonista con 8 presenze, 1 assist e un rigore trasformato nella finale per il terzo e quarto posto. Poi, la parentesi con l’Under 18, di cui ha indossato persino la fascia da capitano negli impegni di febbraio e marzo 2026. Infine, l’ennesima sliding door nel suo processo di crescita: l’Under 19 gli ha aperto le porte e nelle prossime uscite lo impiegherà probabilmente da titolare. Un’ascesa condensata in pochi mesi, accompagnata da un altro scatto bruciante verso la definitiva consacrazione.

Quest’estate infatti, il Napoli lo ha aggregato al gruppo che sta sostenendo il ritiro pre-stagione, e nell’amichevole persa per 1-3 contro l’Arezzo al 2008 sono state consegnate le chiavi della mediana. Una regia pulita, non scolastica e ricca di spunti interessanti. Insomma, il percorso del “figlio di Napoli” si è arricchito di un altro capitolo importante, al quale proverà a dare continuità. Ma adesso si apre un bivio, come sottolineato dalle parole del Ds Manna in conferenza: gli azzurri studiano la soluzione giusta per non arrestare la sua corsa, a metà tra un altro anno in Primavera o una possibile cessione in prestito. Un’estate per provare a ribaltare ogni pronostico, e sconfiggere persino il destino di chi nasce in una terra da “tutto” o “niente”.

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