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Juventus-Torino, due lati della stessa medaglia. Perché il derby è fondamentale per entrambe
Il Primavera 1 ci regala un derby di Torino determinante, per conoscere le vere ambizioni di due facce della stessa medaglia.
Primavera 1, Juventus-Torino infiamma il calendario della 26a giornata
L’ambivalenza, ovvero la capacità di una parola di avere un duplice significato. Applichiamo questo concetto alla Mole: è quel monumento che si staglia maestoso al centro del capoluogo piemontese, ma può rappresentare anche il peso (specifico e ideale) di una partita spartiacque. Ecco perché la Mole penetra nei tessuti sociali e culturali del derby di Torino, rappresentandone sia il simbolo che l’importanza nell’economia del campionato. Per gli equilibri del Primavera 1, Juventus-Torino è una sliding door, un momento chiave della stagione, in cui scopriremo la vera natura di entrambe le squadre.
Un derby per dare senso alla classifica
C’è una parte della città in cui splende il sole, mentre l’altra metà guarda al momento con invidia i propri nemici. La situazione di Juventus e Torino nel Primavera 1 riflette perfettamente una rivalità che vive di opposti. I bianconeri vanno al massimo, mentre i granata arrancano nei bassifondi.
Sfruttando il quarto risultato utile consecutivo in campionato (il quinto considerando anche il clamoroso 0-3 in coppa in casa dell’Inter), i ragazzi di Padoin sono entrati per la prima volta nella stagione tra le prime 6. 38 lunghezze, frutto di un ultimo mese da 13 punti in 6 gare, con una ritrovata solidità e un attacco che ha cambiato passo. La sgasata decisiva l’ha data Arman Durmisi, che giocando 221 minuti nelle sue ultime 5 presenze ha messo a referto 5 gol, indirizzando 10 dei 13 punti di cui sopra (media del 76%) e centrando il bersaglio 1 volta ogni 44 giri d’orologio. La punta di diamante in una produzione offensiva che dal 17 gennaio supera le 2 reti segnate per partita giocata.
Al contrario, i granata vivono una situazione paradossale: hanno perso 1 sola volta dal 6 dicembre in poi, ma nelle 12 gare disputate hanno inanellato una serie interminabile di pareggi (9), a fronte di sole 2 vittorie. E restringendo il campo all’ultimo mese, possiamo certificare come il problema non sia soltanto la mancanza di carattere, ma un’aridità offensiva impossibile finora da curare. Il Torino incassa pochi gol, ma ne segna ancora meno, ed è probabilmente questo il nocciolo della questione. Da inserire nell’equazione però, c’è anche una variabile che sfugge dal controllo della singola squadra: un calendario complicatissimo, che ha visto i ragazzi di Baldini hanno affrontato Milan, Monza, Roma, Parma e Fiorentina, prima dello scontro diretto col Frosinone andato ai ciociari.
Juventus-Torino: è un verdetto già scritto?
Come spesso capita, la risposta è meno banale di quanto possano raccontare i momenti di forma o i precedenti. Juventus e Torino si sono affrontate 47 volte, con un bilancio nettamente a tinte bianconere grazie a 31 vittorie, 11 sconfitte e 5 pareggi. L’ultimo in ordine temporale è l’1-1 del 6 dicembre scorso, risultato che ha innescato la striscia di 10 risultati utili consecutivi per il “Toro”. Ma era un derby a cui mancavano alcuni degli attori principali dell’ultimo periodo, primo su tutti lo stesso Durmisi, che scalda i motori per la prima stracittadina in cui può indossare il vestito da Gran Gala. All’andata infatti, il 14 si sedeva in panchina per tutti i 90 più recupero.
Quanti cambiamenti dal derby d’andata
Juventus: una squadra più reattiva e frizzante
Più in generale, la conformazione dei bianconeri è cambiata radicalmente: la Juventus può contare su rotazioni molto più profonde, con Makiobo e Milia ad offrire ottime alternative sulla mediana rispetto ai soliti Keutgen e Vallana. Sulla fascia destra, Leone è incisivo e graffiante con la corsa e la presenza negli ultimi 30 metri (2 assist nelle ultime 5 presenze), e dal 18 dicembre non ne salta una dal primo minuto avendo ufficialmente superato Bambally nelle gerarchie. Zona fantasia in cui, ad aggiungersi agli spunti di Merola, è salito in cattedra Finocchiaro, determinante perfino con la giocata risolutiva e il gol decisivo nei 5 minuti disputati contro il Monza. Oltre al 10, Padoin può contare sugli impulsi di Tiozzo (1 rete e 2 assist nelle ultime 6, ma soprattutto tanta creatività e grande dinamismo) e sugli strappi di Elimoghale.
In avanti invece, oltre all’accentratore Durmisi c’è da segnalare il preziosissimo rientro di Pugno, che sta recuperando dagli acciacchi fisici e ha timbrato 3 volte dall’11 gennaio ad oggi.
Torino: prove di allargamento delle rotazioni
Sta provando a cambiare ricetta anche il Torino, aggiungendo qualche ingrediente in più ma a piccole dosi. Le principali novità sono: Daniel Tonica, leader difensivo arrivato dal mercato di gennaio, le gioca tutte e spesso offre solidità e carattere. Romeo Sandrucci, che ha tirato il freno dopo un mese di dicembre da dominatore incontrastato, condito da 3 centri e 2 passaggi vincenti in 4 partite. Filippo Conzato, arrivato alla sua terza titolarità di fila e sempre più calato nel contesto. Infine, Andrea Ballanti, centrocampista classe 2008, salito di grado dall’U18 alla Primavera da gennaio, con 4 uscite all’attivo e 1 assist a referto.
Luca Ottaviano
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