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Parma Primavera: stagione grandiosa, ora serve solo la firma sul capolavoro

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Parma esultanza

Parma, dalla promozione allo scudetto: il capolavoro degli emiliani

Le gerarchie delineate dalla stagione regolare, sono state rispettate anche ai playoff: la finale per lo Scudetto Primavera vedrà di fronte Parma e Fiorentina. Le prime due della classe, forse le più regolari durante l’annata, probabilmente anche le più complete in quanto a concetti di gioco e soluzioni. Ma per dare valore ad un atto conclusivo, si deve riavvolgere il nastro e godersi ogni sfumatura di un viaggio partito da lontano. E dalle parti dell’Emilia sono abituati a farlo, orientando lo sguardo sempre più in là e alimentando un sogno che dal piano ideale si è spostato sempre di più su quello concreto. Dalla Promozione alla finale scudetto, tutto in un anno: riviviamo il capolavoro di Corrent e dei suoi ragazzi.

Dal Purgatorio al Paradiso: il viaggio dantesco del Parma

I canti non sono 33, ma le peripezie all’interno di un cammino estenuante come quello dal Primavera 2 alla finale scudetto, sono degne di un poema epico. Nicola Corrent, a metà tra un traghettatore in stile Caronte e una guida spirituale come Virgilio, è il punto di connessione, forse anche il catalizzatore biologico. Il resto lo mette il ricambio generazionale e il talento di un gruppo che nel biennio 2025/2026 ha scritto probabilmente le pagine più affascinanti all’interno del panorama del calcio giovanile italiano.

Nel Primavera 2A, i crociati sono saldamente in testa e ci rimangono per 18 giornate, dalla nona alla ventinovesima. Ma c’è una variabile che scuote dalle fondamenta il campionato: il Como tenta il sorpasso fino all’ultima curva, rimanendo appaiato a quota 69. Gli scontri diretti però premiano i gialloblù, che tornano in Primavera 1 dopo 10 anni dall’ultima volta. Soltanto questo dato potrebbe restituire perfettamente la sensazione di impresa che avvolge il gruppo guidato da Corrent.

Ai blocchi di partenza del massimo campionato U20, il Parma si presenta agli occhi dell’opinione pubblica come outsider, ma nulla di più. Eppure, gli emiliani sembrano costruiti per andare in direzione ostinata e contraria, per ribaltare qualsiasi pronostico. Fin dalle prime settimane, è chiaro a tutti che il volume di produzione offensiva, i concetti espressi e la qualità messa in campo siano totalmente fuori contesto rispetto alle ambizioni che gli erano state affiancate.

Una stagione… tutt’altro che regolare

“Regular season”, ma soltanto nel nome. Il Parma parte fortissimo: la fiammata iniziale è una dichiarazione di intenti inequivocabile. Sei risultati utili consecutivi, l’uscita indenni dalle partite contro Inter e Roma, e un secondo posto certificato da 14 punti. Si apre adesso un altro capitolo, che potrebbe avere “Resilienza” come sottotitolo: i gialloblù assorbono qualche spallata energica, cadono con la Fiorentina, l’Atalanta, il Napoli e il Lecce, e alla 18a giornata sono quinti con 32 punti (media di 1,77 per partita). Con il girone di ritorno avviene la definitiva maturazione, anche a livello di consapevolezze: emergono nuovi leader, come Plicco, Cardinali Tigani, ma soprattutto si consolida l’indole da killer spietato di Mikolajewski. 

Il polacco torna alla 19a dopo una maxi squalifica, e piazza una sgasata impressionante da gol nelle successive 3 gare. L’attacco prende quota, sale di colpi e si arricchisce di soluzioni: la proposta di gioco ne risente in positivo, e il Parma rilancia le sue ambizioni da top 3. Con un girone di ritorno da 36 punti,  ma soprattutto una parte finale da 7 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta, i ragazzi di Corrent insidiano persino il primato della Fiorentina, andando a centimetri dalla vetta, sfuggita soltanto a causa dello 0-0 alla 38a con il Monza.

Mikolajewski e non solo: quante armi nell’arsenale di Corrent

Quello del tecnico classe 1979 non è soltanto un capolavoro sul piano statistico, ma è una masterclass di gestione di un gruppo. Il Parma ha cambiato totalmente prospettiva, trasformandosi da esponente della “middle class” a vera e propria potenza del campionato. Tutto in un solo anno, ma con una regolarità nel processo di crescita quasi spaventosa. Oggi, i crociati possono avere ambizioni da titolo e non dipendere soltanto dalla vena realizzativa di Daniel Mikolajewski. Che il polacco sia il fine ultimo del gioco e l’accentratore offensivo, lo certificano i numeri (20 gol e 6 assist in 29 partite, a cui si aggiunge la doppietta in semifinale contro il Cesena). Il 2006 sente la porta, la vede come pochi altri, e sa riconoscere i momenti in cui salire in cattedra. Ma è accompagnato da un supporting cast di valore assoluto.

In porta, Gianluca Astaldi è insuperabile: chiusa ermeticamente la cerniera per 12 partite, ha subìto solo 34 gol. Bernardo Condé Dominik Drobnic formano una coppia di centrali granitica, mentre a destra si sgancia volentieri  Mena Martinez (2 gol e 2 assist in 29 presenze). A centrocampo, Edoardo Tigani è equilibratore e anche soluzione in più negli ultimi 30 metri, con i suoi 5 centri in 29 partite. Sulla trequarti, Elia Plicco è cresciuto alla distanza, con 3 timbri 4 passaggi vincenti nel girone di ritorno. Alessandro Cardinali è l’ispiratore, con 9 gol e 7 assist, mentre Alessandro Ciardi Melvin Nwajei sono i jolly dalla panchina.

Tutto questo si traduce in una fase offensiva da 59 gol (quarto miglior attacco) e in una fase di copertura da 38 reti concesse (seconda miglior difesa). E adesso manca soltanto l’ultimo atto, quello più importante, per mettere la firma sul capolavoro.

Luca Ottaviano

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