InterIl calcio dei grandi
Inter, esordio per “Il pocho” Lavelli: dallo shock meningite alla Scala del Calcio
Dopo il buio arriva la luce: Lavelli esaudisce un sogno d’infanzia
Come in tutte le storie con un lieto fine, anche quella di Matteo Lavelli passa per un momento molto complicato. Nel 2023, la meningite ha rischiato di stroncare la sua giovanissima carriera. Eppure, i sogni sono fatti per resistere anche ai colpi più forti, e due anni dopo aver toccato il fondo, il classe 2006 può dire di aver centrato un obiettivo che si era prefissato da quando era piccolo. L’esordio assoluto, al San Siro, con la maglia dell’Inter (sua squadra del cuore): nulla di più significativo per continuare ad alimentare il proprio percorso verso il calcio dei grandi.
Lavelli: un inno alla resilienza
All’83’ di un Inter-Bologna ormai pesantemente indirizzato, Chivu si gira verso la sua panchina. Il suo sguardo incrocia quello di un ragazzo che di lì a poco avrebbe vissuto l’emozione più forte della sua giovanissima carriera. Matteo Lavelli si alza dalla panchina e raccoglie le ultime indicazioni dal suo allenatore, non riuscendo a nascondere un sorriso genuino, che racconta più di mille parole il turbinio di sensazioni che lo stava travolgendo. È un esordio assoluto che per molti potrebbe rappresentare poco, ma per un diciannovenne che ha già vissuto uno scossone tremendo vale tantissimo. Riavvolgiamo il nastro infatti: soltanto due anni fa, l’attaccante dell’U23 nerazzurra passa un mese da incubo in ospedale, in bilico tra la rassegnazione e la voglia di prendersi una rivincita con la vita che lo ha messo d’avanti ad una sfida tostissima.
La meningite lo costringe a rimanere fuori per un po’, ma l’attrazione magnetica di quel rettangolo verde lo riporta sul campo a fare ciò che gli riesce meglio: giocare a calcio e inquadrare la porta con una certa regolarità. Così, nel 23/24 incrocerà la propria strada con una figura spartiacque: nell’Under 18, Andrea Zanchetta intercetta perfettamente le sue esigenze e lo porta ad esprimersi a livelli impressionanti. Quella stagione si chiude con un bilancio folle di 26 presenze, 20 gol e 2 assist. Il salto in Primavera 1 è automatico, insieme a quella guida tecnica con cui ormai ha un’affinità molto spiccata. Il 24/25 rappresenta sicuramente una leggera flessione in termini realizzativi, ma è il picco massimo per quanto riguarda la maturazione tecnica e i risultati sul campo.
La capacità di essere decisivo nei momenti giusti
I gol importanti, appunto: qualcosa che non si insegna, ma che nel caso di Lavelli è un leitmotiv della carriera. Nella scorsa annata, gioca 47 partite (avete letto bene, non è un errore di battitura), mettendo a referto 7 centri e i soliti 3 passaggi vincenti; ma soprattutto, da vertice del sistema costruito da Zanchetta, vince lo Scudetto Primavera mettendo un sigillo di garanzia nella finale. Il killer instinct torna a colpire nella finale di Supercoppa Primavera, permettendo all’Inter di raddrizzare la partita e trionfare poi ai rigori su un Cagliari combattivo. Era il 26 agosto, momento che segna un’altra sliding door dopo un’estate difficile, passata ai box per un’ernia.
Ha griffato un’altra finale, e ha dimostrato che l’unico metodo che conosce per gettarsi alle spalle i momenti bui è centrare la porta avversaria. Una terapia che in tanti vorrebbero applicare, ma che solo nel suo caso ha questi risultati. Ed eccolo, quattro mesi dopo, con quel sorriso stampato in faccia, mentre fa il suo ingresso nel suo stadio dei sogni, subentrando a Marcus Thuram.
“Il Pocho” Lavelli (soprannome dovuto alla particolare assonanza con Lavezzi) ha bruciato un’altra tappa, e ora non ha intenzione di fermarsi. All’orizzonte c’è un girone di ritorno con l’U23 da aggredire, dopo una prima parte di stagione compromessa dal ritardo di condizione dovuto alle noie fisiche. Bisogna far lievitare il bottino personale, fermo a 3 centri in tutte le competizioni. E soprattutto, c’è da dare continuità ai segnali forniti da Chivu, che lo monitora molto da vicino…
Luca Ottaviano
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