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Genoa, l’orgoglio di Trapani: “Club perfetto per i giovani: nessuno in Italia come noi”
Il bilancio di Roberto Trapani sul settore giovanile del Genoa a Il Secolo XIX: gli esordi in Serie A, il lavoro di Criscito e la gestione dell’errore.
Il bilancio di Roberto Trapani, responsabile del settore giovanile del Genoa
Conclusa la stagione calcistica 2025/2026, in casa Genoa ha tracciato il bilancio del settore giovanile il responsabile Roberto Trapani. Dopo aver detto di no alle sirene della Juventus, che lo aveva cercato in passato, il giovane dirigente del club rossoblù ha portato avanti con ottimi risultati il suo lavoro in Liguria e ne ha parlato sulle colonne dell’edizione odierna de Il Secolo XIX. Di seguito i passaggi più rilevanti dell’intervista a Trapani.
Le parole di Trapani
Sulla stagione: “Sono soddisfatto, per i risultati e per il clima trovato. Al Genoa c’è un senso di appartenenza e una ‘genoanità’ da tenere stretti per il futuro. L’unione tra lo staff anche di diverse leve è straordinaria e fa raggiungere obiettivi superiori a quelli prefissati”.
Su Criscito in Primavera: “Ha giocato ad alti livelli e ha molto da trasmettere ai ragazzi. Ha il merito di essere molto umile, spesso ci ha chiesto incontri extra-campo per sapere su cosa può migliorare. Un approccio che gli farà fare una grande carriera anche in panchina. E ha una grande empatia, anche i ragazzi che giocano meno sono felici di essere allenati da lui”.
Sui giovani in prima squadra: “14 Primavera sono stati convocati in prima squadra e 6 hanno esordito in Serie A. Nessuno ha cifre simili in Italia e il merito va anche alle gestioni precedenti, tanti ragazzi erano qui fin dalla scuola calcio. L’Eca ha contattato noi e il Benfica per mostrare agli altri club europei l’approccio al lavoro nel vivaio. Non c’è un club dove potrei lavorare meglio, per il Genoa portare giovani in prima squadra non è solo una filosofia, ma un asset del core business del club”.
Sugli acquisti dalla Serie D: “A parità di livello prenderemo sempre un ligure, o comunque un italiano. Aggiungiamo colpi mirati da fuori perché di livello superiore o ruoli in cui siamo scoperti. Lo zoccolo duro dei giocatori resterà ligure, così come quello degli allenatori. Jacopo Sbravati invece preferisce provare un percorso fuori dal Genoa, ma siamo molto contenti di lui”.
Sulle Nazionali giovanili azzurre: “I ragazzi che hanno vinto l’Europeo Under 17 devono avere l’opportunità di giocare nelle prime squadre. Da noi c’è l’alibi che un giovane ti faccia perdere, ma i giocatori bravi non hanno età. I club devono avere più coraggio e i ragazzi e i loro agenti devono avere più umiltà: se non hai chance in A o B, meglio un anno da protagonista in C. Ai giovani non va eliminato l’ostacolo, ma devi dargli gli strumenti per superarlo”.
Il rapporto con l’errore: “Con i nostri allenatori parliamo tanto dell’importanza dell’errore. Non è da evitare, ma da ricercare: senza, non c’è apprendimento. Non bisogna far passare il messaggio che chi sbaglia meno è più bravo. Romano ha sbagliato un rigore con la Primavera ma farà carriera, ha qualità e quell’errore lo aiuterà. Non si deve vivere come una colpa: questo permetterà ai ragazzi di vincere nella vita, al di là del calcio”.
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