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Neymar come idolo, Grosso come mentore: perché Federico Croci è il nome da seguire

La storia e le curiosità su Federico Croci, ala sinistra della Fiorentina, che si sta mettendo in evidenza durante il ritiro.

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Federico Croci - Foto: Leonardo Bartolini
Federico Croci - Foto: Leonardo Bartolini

Alla scoperta di Federico Croci, l’attaccante della Fiorentina: l’idolo Neymar, l’importanza della famiglia e la stima di Grosso

A certi livelli, la differenza non la fa come si calcia il pallone, ma il tempo con cui si legge lo spazio. Guardare Federico Croci significa osservare un classe 2010 che interpreta il campo con una naturalezza disarmante: gestisce ritmi, pause e accelerazioni con una maturità che raramente appartiene alla sua età. La partita contro il Gubbio è stata il primo vero assaggio per chi, dalle tribune, voleva capire chi fosse questo ragazzino di cui in ritiro con la Fiorentina si parla sempre più spesso. In un pomeriggio in cui l’attenzione era rivolta ai nuovi acquisti, Croci ha rubato qualche sguardo importante: personalità, coraggio, quella sicurezza spontanea che non si insegna. Ed è proprio da qui che parte il viaggio dentro il suo mondo calcistico, tra crescita, ispirazioni e un ritiro in prima squadra che sta già raccontando qualcosa di interessante.

Cresciuto con il mito di Neymar

Il principale modello a cui si ispira è Neymar. Non solo un riferimento tecnico, ma l’idolo che viene naturale associare quando si parla di ali sinistre come lui. Il 10 brasiliano è stato uno dei simboli più riconoscibili dell’ultimo decennio: spettacolare, istintivo, capace di trasformare ogni possesso in un momento da ricordare. È quel tipo di calcio che Federico sogna di portare dentro la sua carriera, provando a esprimere al massimo la parte più creativa del suo talento.

Ha le caratteristiche per diventare un giocatore capace di entusiasmare il pubblico e chi gioca con lui. La sua ispirazione nasce soprattutto da un dettaglio che racconta molto del suo modo di giocare: la naturale abitudine a rientrare sul destro. Un movimento che gli viene spontaneo, che gli facilita le scelte e che, in prospettiva, potrebbe diventare una delle sue principali qualità tecniche.

Una famiglia umile, ma col calcio nel sangue

Chi lo conosce racconta spesso quanto la sua famiglia sia rimasta umile, quanto rappresenti per lui un nido felice, un punto fermo in ogni momento della sua vita. Un dettaglio che, inevitabilmente avrà un peso anche nella sua carriera: perché in un mondo dove pressioni e aspettative crescono insieme al talento, avere un rifugio sicuro fa la differenza. In casa Croci il calcio è sempre stato un filo comune. I fratelli giocano tutti, e quel pallone che rotola tra giardino, cortile e campetti è diventato un collante naturale, capace di trasformare le giornate in sogni condivisi. Per Federico, quel contesto semplice e appassionato è una spinta silenziosa, un motore che alimenta ambizioni e prospettive, ricordandogli ogni giorno da dove arriva e cosa lo ha portato fin qui.

 Il rapporto con Grosso

Il nuovo allenatore della Fiorentina lo ha inserito nel secondo tempo contro il Gubbio, schierandolo da esterno per sfruttare quella facilità nel saltare l’uomo e quel piede educato che già in Primavera facevano la differenza. Ne è uscita la sorpresa più luminosa della seconda amichevole pre stagionale: un ingresso pulito, coraggioso, pieno di quelle giocate che catturano l’attenzione anche in un test di luglio.

Negli ultimi giorni, poi, è diventato virale un video che racconta bene l’atmosfera del ritiro: l’ex terzino della Nazionale campione del mondo nel 2006 che si diverte a crossare per Federico e per il suo compagno Egharevba, coinvolgendoli come fossero già parte integrante del gruppo. Un gesto semplice, ma significativo: un modo per far respirare ai giovani talenti viola il ritmo, la vicinanza e la quotidianità della prima squadra.

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