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Juventus, Montero: “Il rinnovo mi ha liberato la testa, ottimo rapporto con Padoin”

Intervista ad Alfonso Montero. Il rinnovo con la Juventus, il rapporto con Padoin, la crescita mentale e il vizio del gol.

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Alfonso Montero

“Il rinnovo mi ha liberato la test”: Alfonso Montero si racconta tra sogni e DNA Juventus

Alfonso Montero ha aperto le porte della sua crescita professionale in un’intervista a Juventusnews24. Il difensore classe 2007, ormai punto fermo della Juventus Primavera, vive la maglia bianconera con la consapevolezza di chi porta un cognome leggendario, ma con la determinazione di chi vuole scrivere la propria storia personale a Torino. La sua maturità, emersa chiaramente durante il colloquio, riflette il percorso di un giovane che ha saputo trasformare le aspettative in motivazione costante.

Il rinnovo fino al 2028 e la nuova leadership

La firma sul prolungamento del contratto fino al 2028 è stata un passaggio fondamentale per la stabilità emotiva del giovane talento. Alfonso Montero ha ammesso che questo accordo gli ha permesso di svuotare la mente dalle preoccupazioni contrattuali, sentendosi oggi più investito di una responsabilità maggiore verso il gruppo.

“Il rinnovo mi ha liberato la testa, sapevo di poter tornare in campo. Lo staff e i compagni da quando sono stato disponibile mi han dato la fiducia e io cerco sempre di ripagarla in campo. Mi sento più responsabile, più maturo ma ci sono anche altri leader importanti nello spogliatoio”, ha spiegato il difensore. Questa nuova consapevolezza è diventata il motore del suo rendimento in questa seconda parte di stagione, dove si è imposto come guida tecnica e carismatica della retroguardia.

Maturità e crescita: il bilancio della stagione

Analizzando l’andamento del campionato Primavera, caratterizzato da alti e bassi fisiologici, Alfonso Montero non ha nascosto le difficoltà legate alla giovane età della rosa. Ha identificato nella maturità mentale il tassello mancante in certi momenti critici, ma allo stesso tempo il campo dove la squadra ha ottenuto i progressi più evidenti.

“Quest’anno è mancata in alcuni momenti un po’ di maturità, ma quello è anche l’aspetto su cui siamo cresciuti di più. Se guardi le partite di inizio anno e le guardi adesso, vedi i cambiamenti. Abbiamo perso punti per disattenzioni, per qualche errorino individuale. Ruota attorno alla maturità ma è una cosa normale”, ha osservato il centrale bianconero. Il percorso di questo 2026 testimonia come il gruppo abbia imparato a gestire meglio la pressione, trasformando gli errori individuali in lezioni collettive.

Il feeling con Padoin e il vizio del gol

Oltre alla solidità difensiva, Alfonso Montero ha scoperto in questa stagione una sorprendente vena realizzativa, raggiungendo quota 3 reti. Questo rendimento sotto porta è frutto di un lavoro metodico sulle palle inattive svolto con i collaboratori tecnici Spanò e Marchio, che hanno saputo valorizzare la sua capacità di aggredire il primo palo.

Fondamentale in questo processo di crescita è il legame con l’allenatore Simone Padoin, descritto da Montero come una figura carismatica e trasparente. “Un bravissimo mister, un bellissimo rapporto. A me piace perché è chiaro, non fa tanti giri di parole, ti dice la verità. Prima della partita è sereno ma fa dei discorsi che ti contagiano”, ha aggiunto il difensore, evidenziando come la comunicazione diretta del tecnico sia stata la chiave per cementare il rapporto con lo spogliatoio.

Il sogno Coppa Italia e l’eredità di Paolo

Lo sguardo di Alfonso Montero è ora rivolto agli obiettivi imminenti: la rincorsa ai playoff e la prestigiosa finale di Coppa Italia contro l’Atalanta. Nonostante una classifica complicata, lo spirito di sacrificio resta quello richiesto dalla tradizione del club. Il difensore desidera vedere una Juventus coraggiosa, che pressi e attacchi con la grinta tipica della storia bianconera.

Si tratta di una storia che lui respira fin da bambino attraverso l’esempio del padre Paolo Montero, per il quale il legame con la Vecchia Signora trascende il semplice ambito sportivo. “Per mio padre la Juventus è come la Nazionale”, ha concluso Alfonso, sigillando un’appartenenza viscerale che vede nel club torinese un’istituzione sacra, un valore che oggi cerca di onorare ogni volta che scende in campo.

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