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Toni Fernandez: un gioiello de La Masia a Venezia per brillare

Talento classe 2008, Toni Fernandez si trasferisce dal Barcellona al Venezia, sognando una consacrazione… tutta italiana

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Toni Fernandez

Toni Fernandez, un biglietto sola andata per il futuro

Dal “made in Italy” al “made in La Masìa”: se da una parte ci appare evidente la scelta sempre più frequente dei nostri giovani di andare altrove a cercare fortuna, un talento del Barcellona ha fatto il percorso inverso. Non perché i Blaugrana avessero smesso di credere in lui, anzi: lo dimostrano il pre-stagione e le volte in cui Flick lo ha voluto in panchina. Per completare il suo processo di crescita però, Toni Fernandez ha scelto il Venezia e lo scenario della laguna. Scopriamo chi è l’ennesimo gioiello del settore giovanile più produttivo del mondo.

Per molti un predestinato, ma al Barcellona non è ancora tempo per lui

Gli apprezzamenti di Flick

Sulla maglia una A come iniziale, Antonio “Toni” Fernandez è un centrocampista classe 2008. Nato a Rubì, un piccolo comune nella provincia catalana che dista circa 58 km da Barcellona. E forse il nome del suo paese poteva già essere un indizio importante sulla caratura del suo talento: Toni è un gioiello purissimo, esposto con fierezza in vetrina dal club blaugrana fin dal momento in cui ha varcato le porte de “La Masìa”. E pensare che il giovane avrebbe potuto rappresentare i colori degli acerrimi rivali…

Come spesso capita, il Barcellona pesca dai cugini dell’Espanyol e nell’estate del 2018 gli strappa Toni e suo cugino Guille Fernandez. Da lì, i due condividono tante tappe del proprio percorso all’interno de “La Masìa”. Eppure, in qualcosa di neanche troppo marginale è stato il più giovane dei due ad arrivare per primo: Toni Fernandez infatti non viene considerato il futuro del Barcellona senza prove a supporto della tesi.

Nella stagione 24/25, quando ha appena 16 anni, è pronto al suo esordio con Hansi Flick, innamorato della sua cifra tecnica e del suo senso del gioco galleggiando sulla trequarti. Utilizziamo il termine non a caso: il giovane sembra fluttuare sul campo, con una leggerezza e un’eleganza quasi regale. Eppure, il debutto slitta di qualche mese a causa di uno stiramento: un breve rallentamento sulla tabella di marcia, che non gli impedisce di esordire il 4 gennaio 2025, nel terzo turno di Copa del Rey contro il Barbastro. Nove minuti che gli permettono di ritagliarsi un piccolo spiraglio nella storia del Barcellona, avendo fatto registrare il quarto debutto più giovane del club 16 anni, 5 mesi e 20 giorni.

Le prospettive cambiano rapidamente

Da quel giorno, la carriera del ragazzo catalano sembra poter subire un’impennata, sulla scia dei tanti talenti che in quel periodo facevano strabuzzare gli occhi di tutta Europa. Il 2026 però, non è esattamente il suo anno: non con la Masìa, dove comunque dimostra di essere fuori contesto con giocate che appartengono a palcoscenici più alti e un bottino da 5 gol e 3 assist in 24 presenze. Il salto definitivo in prima squadra non arriva, nonostante il gol nell’amichevole estiva del 4 agosto 2025 contro il Daegu FC; l’annata 25/26 termina con 1 partita giocata in Liga (45 minuti nel 2-1 casalingo col Girona). L’estate invece porta qualche altra chance, in particolare nel triangolare di Udine in cui contro l’Udinese colleziona un altro gettone con i grandi.

Infine, la scelta sul tramonto di un mercato che lo riporta nel Nord Italia: il Venezia fiuta l’occasione di mettersi in casa un 2008 con quelle potenzialità e lo ha acquistato, puntando una cifra non banale. I lagunari hanno versato 4 milioni nelle casse del Barcellona, che detiene un diritto di “recompra” per i primi tre anni. In sostanza, i blaugrana possono ancora allungare le mani sul proprio diamante grezzo, e nell’attesa possono monitorarne la crescita lasciandolo nelle mani di Stroppa. Il classe 2008 può essere un coltellino svizzero, utilissimo in ogni zona della trequarti grazie ad un passato da ala sinistra, da fantasista puro, persino da “falso nueve”. Uno spagnolo a Venezia, ma non per una comparsata, bensì per la definitiva consacrazione giocando in Serie A.

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