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Serie A, un sistema da rifondare: il confronto che fa male con l’Europa nelle parole di Simonelli

Il Presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha parlato delle difficoltà del calcio italiano al Merger & Acquisition Summit 2026

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Ezio Simonelli
Ezio Simonelli

Un sistema da ripensare: le parole di Simonelli e la fotografia del calcio italiano

Il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, ha scelto il palco del Merger & Acquisition Summit 2026 per lanciare un messaggio chiaro e, per certi versi, allarmante sullo stato del calcio italiano. “Si dovrebbe fare un convegno apposta. Dobbiamo guardare cosa fanno gli altri Paesi: la Germania è rinata, la Spagna vola coi vivai. Noi abbiamo una carenza strutturale dei vivai. Lo Stato non dà le infrastrutture. In Sicilia e Calabria abita il 12% della popolazione italiana e ci sono solo due giocatori nei vivai a livello internazionale”. Parole che sintetizzano una crisi profonda, non limitata ai risultati sportivi ma radicata nella struttura stessa del sistema. Negli ultimi anni, il calcio italiano ha vissuto una progressiva perdita di competitività rispetto alle principali leghe europee, come la Bundesliga e La Liga, sia in termini di sviluppo dei talenti sia di sostenibilità economica. Le dichiarazioni di Simonelli mettono in luce una criticità spesso sottovalutata: la mancanza di un progetto sistemico che parta dalle fondamenta, ovvero dai settori giovanili e dalle infrastrutture sportive.

Vivai e infrastrutture: il confronto con Germania e Spagna

Il riferimento alla Germania e alla Spagna non è casuale. Dopo il fallimento agli Europei del 2000, la Germania ha intrapreso una riforma radicale del proprio sistema calcistico, imponendo a ogni club professionistico di dotarsi di accademie giovanili strutturate e investendo in centri tecnici federali. Il risultato è stato un flusso continuo di talenti, culminato nella vittoria del Mondiale 2014. Allo stesso modo, la Spagna ha costruito il proprio dominio tecnico attraverso una rete capillare di vivai, sostenuta da club come il Barcellona e il Real Madrid, capaci di integrare giovani calciatori nei propri sistemi di gioco. In Italia, invece, il sistema dei vivai appare frammentato e poco valorizzato. La denuncia di Simonelli sulla scarsità di giocatori provenienti da regioni come Sicilia e Calabria evidenzia un divario territoriale significativo. A differenza di città europee come Monaco di Baviera o Barcellona, dove gli investimenti pubblici e privati hanno creato ecosistemi sportivi avanzati, molte aree italiane soffrono di carenze infrastrutturali croniche. Campi di allenamento inadeguati, mancanza di centri sportivi moderni e scarsa integrazione tra scuole e società calcistiche limitano fortemente la crescita dei giovani talenti.

Un problema sistemico: economia, governance e visione futura

Le difficoltà del calcio italiano non si esauriscono nei vivai. Esiste un problema più ampio che riguarda la governance, la sostenibilità economica e la capacità di innovazione. I club italiani, a differenza di quelli inglesi della Premier League, operano spesso con margini finanziari ridotti e con modelli di business poco diversificati. Gli stadi, in molti casi obsoleti, rappresentano un ulteriore limite: mentre in città come Londra o Madrid gli impianti sportivi sono diventati poli multifunzionali capaci di generare ricavi tutto l’anno, in Italia restano strutture datate e poco redditizie. Inoltre, la burocrazia e la lentezza nei processi autorizzativi scoraggiano gli investimenti, sia pubblici che privati. Il risultato è un sistema che fatica a competere non solo sul piano sportivo, ma anche su quello industriale. Le parole di Simonelli, dunque, non sono solo una critica, ma un invito a ripensare l’intero modello del calcio italiano, guardando alle best practice europee e investendo in modo strategico su giovani, infrastrutture e innovazione. Senza un cambio di rotta deciso, il rischio è quello di un progressivo declino in un contesto globale sempre più competitivo.

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