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Ibrahimovic, l’Ajax nel destino: da Zlatan a Maximilian, di padre in figlio
Da Zlatan a Maximilian: Ibrahimovic con l’Ajax nel destino
Per molti, quella del “figlio d’arte” è una maledizione, un’etichetta appiccicosa che è difficile da onorare. Per Maximilian Ibrahimovic invece, diventa l’occasione di ripercorrere il viale dei ricordi, allineando il proprio percorso (per lo meno nei suoi primi passi) a quello di suo padre. Il classe 2006 ex Milan infatti, è diventato da poche ore un nuovo giocatore dell’Ajax, club in cui Zlatan aveva esordito nel calcio dei grandi, cominciando a scrivere i primi capitoli di una storia destinata a segnare un’epoca calcistica.
Ibrahimovic e la linea di successione all’Ajax
Icona di stile, personalità debordante ma divisiva, accentratore, leader. Zlatan Ibrahimovic è uno dei personaggi più camaleontici nella storia di questo sport. È tutto e il contrario di tutto, una guida da seguire ad occhi chiusi e anche un pessimo avversario da avere contro. E nell’infinita gamma di definizioni, c’è anche quella di padre: ha fatto da chioccia a tanti calciatori, ma la costante nelle sue vittorie più importanti è sempre stato suo figlio Maximilian. Un rapporto viscerale, perché il diciannovenne c’era durante l’annata da scudetto al Milan. Riavvolgendo il nastro, lo troviamo in campo anche nei saluti al Psg, quel 14 maggio 2016. E c’era anche nei suoi ultimi anni di carriera, quando con la maglia rossonera hanno giocato un’amichevole in famiglia: era il 15 febbraio 2023 e due generazioni di Ibrahimovic condividevano il campo in una partitella tanto evocativa quanto importante per concludere al meglio l’allenamento.
E adesso, a stringere ulteriormente un legame inossidabile, sarà anche una scelta di carriera. Maximilian torna dove tutto era cominciato per papà Zlatan, in quell’Ajax che scommette sul peso di quel cognome e sul talento di un diciannovenne che ha dimostrato di avere le giocate nel DNA. Con la maglia dei lancieri, l’attaccante classe 1981 ha collezionato 110 presenze, impreziosite da 48 gol, 17 assist, 2 Scudetti, 1 Supercoppa e 1 Coppa d’Olanda. Numeri difficilmente replicabili, ma che potrebbero essere presi come modello di riferimento da un attaccante più atipico, con il senso della giocata ma non sempre il killer instinct della punta.
Non a caso, in 79 partite tra Under 18, Primavera e Under 23, il fantasista ha messo a referto 15 gol e 6 assist. Un bottino ritoccabile verso l’alto, specialmente in una realtà incline a puntare sui giovani.
Il Milan saluta un profilo interessante
Il temperamento non sarà quello di un leone che per anni ha ruggito dalle parti di San Siro. Eppure, la sensazione è che il materiale su cui lavorare ci fosse eccome. Alla prima stagione in Primavera 1 infatti, Maximilian Ibrahimovic aveva fatto registrare una stagione da 20 uscite totali, arricchite da 7 centri e una media di 1 rete ogni 167 minuti giocati. Impatto sicuramente notevole, considerando il regime abbastanza ridotto nel minutaggio scelto per lui da Federico Guidi, che lo vedeva spesso come jolly offensivo, estemporaneo ma efficace. E questa sua peculiarità, di accendersi e spegnersi a piacimento, se l’è portata dietro anche con il Milan Futuro. Quest’anno però l’incisività in Serie D è schizzata in alto, con 5 timbri e 4 passaggi vincenti in 965 minuti; siamo molto vicini ad una media di 1 giocata risolutiva ogni 90 minuti in campo.
L’impressione dunque, è che anche in questo caso si sia scelta la strada più comoda. Quella dell’attendismo e della conseguente cessione, piuttosto che avere un approccio più paziente e con lo sguardo proiettato più in là nel tempo. Perché c’era sicuramente tanto su cui lavorare, ma forse qualche panchina in più in prima squadra avrebbe accelerato il processo di crescita, facendogli assorbire con gli occhi delle indicazioni preziose. Ora, lo attende l’Ajax, una scelta che avrà affascinato anche suo padre, con la consapevolezza che un confronto sarebbe ingeneroso.
Luca Ottaviano
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