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Monza, Kouadio corre più veloce della sua storia: dai dilettanti al primo gol in Serie A

Eddy Kouadio trova il primo gol in Serie A con il Monza: dal dilettantismo allo Scudetto Primavera fino alla Nazionale maggiore.

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Eddy Kouadio

Kouadio continua a bruciare tappe: primo gol tra i grandi

Un recupero difensivo, una corsa lunga quasi mezzo campo e poi l’inserimento dentro l’area. Per raccontare Eddy Kouadio potrebbe bastare l’azione del suo primo gol in Serie A. Contro il Cagliari, il classe 2006 del Monza ha trasformato una giocata nata nella propria metà campo nella rete che ha aperto il 4-0 biancorosso. Un gol insolito per un difensore centrale, ma perfettamente coerente con una carriera vissuta finora sempre in accelerazione.

Cinque anni fa Kouadio giocava ancora nel calcio dilettantistico pratese. Oggi è titolare in Serie A, ha già vinto uno Scudetto Primavera, disputato gare europee e ricevuto la prima convocazione con la Nazionale maggiore. Il gol al Cagliari è soltanto l’ultimo salto di un percorso che continua a bruciare tappe.

Kouadio, dai dilettanti alla Fiorentina

Nato a Prato nel 2006 da una famiglia di origini ivoriane, Kouadio comincia a giocare quasi per caso insieme al fratello gemello Eric, utilizzando in casa un pallone da pallavolo della sorella. Galcianese e Tobbiana sono le prime tappe del suo percorso e, ancora a 14-15 anni, Eddy è lontano dai grandi settori giovanili professionistici.

Nel 2021 sostiene anche un provino con il Torino insieme al fratello, senza però arrivare al trasferimento. Pochi mesi dopo è la Fiorentina a puntare su di lui. Il salto è enorme: dai campionati provinciali al vivaio viola a 15 anni. Da quel momento la crescita diventa costante, passando dall’Under 17 all’Under 18 fino alla Primavera.

Fiorentina, lo Scudetto e il salto tra i grandi

Con la Primavera di Daniele Galloppa Kouadio diventa progressivamente uno dei riferimenti difensivi. Nel frattempo arriva anche il primo contatto con il calcio dei grandi: nell’estate 2025 gioca all’Old Trafford contro il Manchester United, poi debutta ufficialmente in Serie A contro il Torino e trova spazio anche in Conference League, dove alla prima presenza europea serve subito un assist.

Il momento simbolicamente più importante arriva però il 28 maggio 2026. Nella finale Scudetto Primavera contro il Parma, Kouadio segna di testa il 2-0 e contribuisce al titolo della Fiorentina, tornata campione d’Italia dopo 43 anni. La sua fase finale viene premiata anche con il Premio Piermario Morosini come miglior giocatore.

Monza, il prestito che cambia dimensione

Pochi mesi più tardi la Fiorentina sceglie di mandarlo al Monza in prestito. Non per accumulare qualche presenza, ma per giocare davvero. Ivan Juric lo inserisce subito nella difesa a tre, soprattutto come braccetto destro, ruolo che sembra esaltarne struttura, aggressività e capacità di portare il pallone in avanti.

L’impatto è immediato. Kouadio conquista spazio fin dalle prime giornate e le sue prestazioni gli valgono anche la prima convocazione con l’Italia maggiore. Un passaggio quasi incredibile se confrontato con il punto di partenza: nel 2021 era ancora nel Tobbiana, cinque anni più tardi si ritrova a Coverciano con la Nazionale.

Il primo gol racconta tutto

Contro il Cagliari arriva infine un’altra tappa. Al 40’ Kouadio recupera il pallone, rompe la pressione avversaria e continua la propria corsa. Dany Mota legge il movimento e lo manda nello spazio; il difensore arriva davanti a Caprile e trova il gol dell’1-0.

Non un colpo di testa da corner, non una mischia nell’area piccola. Il primo gol tra i professionisti nasce da una progressione che sintetizza perfettamente le qualità del giocatore: potenza, velocità, coraggio e capacità di accompagnare l’azione.

Cinque anni fa Kouadio cercava ancora il proprio spazio nel calcio dilettantistico. Oggi ha segnato in Serie A dopo aver attraversato il campo come se volesse recuperare, in pochi secondi, tutta la strada fatta fin qui.

E forse è proprio questa l’immagine più adatta per raccontarlo: Eddy Kouadio continua a correre. E, almeno per ora, la sua carriera sembra fare altrettanto.

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