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Giordano: “Nel vivaio della Lazio c’è il vuoto, serve un modello Atalanta”

Giordano analizza il futuro della Lazio: giovani, vivaio, progetto tecnico e il paragone con il modello Atalanta.

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Lazio esultanza

Giordano: “I giovani vanno messi in un contesto che funziona”

Nel corso di un’intervista concessa a Radio Laziale, l’ex attaccante della Lazio Bruno Giordano ha affrontato il tema della valorizzazione dei giovani, soffermandosi sulle difficoltà che i ragazzi incontrano quando vengono lanciati troppo presto in una realtà ambiziosa e complessa come quella biancoceleste. Le sue riflessioni hanno toccato diversi aspetti, dalla gestione tecnica alle strategie societarie, fino al ruolo del settore giovanile nella costruzione del futuro del club.

La crescita dei giovani e il rischio di bruciare i talenti

Secondo Giordano, il percorso di maturazione dei ragazzi deve essere accompagnato con attenzione e inserito all’interno di una struttura solida e funzionante. Per questo motivo ha sottolineato come affidare troppe responsabilità ai giovani, soprattutto in una squadra chiamata a ottenere risultati immediati, possa rivelarsi controproducente.

“I giovani vanno messi in un contesto che funziona sennò li puoi bruciare”, ha spiegato l’ex centravanti, evidenziando come la pressione di una piazza importante possa incidere negativamente sulla crescita di un calciatore. A suo giudizio, puntare in maniera massiccia sui ragazzi in una realtà come la Lazio sarebbe una scelta rischiosa, soprattutto quando vengono collocati in ruoli particolarmente delicati. “Affidarsi oggi ai giovani in una società importante come la Lazio sarebbe un po’ esagerato perché poi li vai a mettere in ruoli decisivi come il portiere”.

Il paragone con il passato e l’esperienza personale

Giordano ha quindi richiamato la propria esperienza da giovane promessa biancoceleste, raccontando come, negli anni della sua formazione, il percorso verso la prima squadra fosse più graduale rispetto a quanto accade oggi.

“Ai nostri tempi l’unico che giocava regolarmente ero io, gli altri entravano, poi non giocavano per un periodo o andavano nella Primavera”, ha ricordato. Un processo che consentiva ai giovani di crescere senza essere caricati immediatamente di aspettative eccessive.

L’ex attaccante ha citato anche un episodio legato a Tommaso Maestrelli, spiegando come l’allenatore, una volta tornato sulla panchina laziale in una fase delicata della stagione, scelse di privilegiare l’esperienza. “Quando poi rientrò Maestrelli in una situazione precaria mi mise da parte perché giustamente c’era da giocarsi la salvezza, i giovani devono essere supportati”.

Gli obiettivi della Lazio e il peso dell’esperienza

Nella sua analisi, Giordano ha collegato il tema dei giovani agli obiettivi sportivi della squadra. La possibilità di schierare diversi ragazzi dipende infatti, secondo lui, dal livello di competitività richiesto e dalle ambizioni del club.

“La Lazio è una piazza per giovani? Vive un momento particolare fuori dal rettangolo di gioco”, ha osservato, ponendo l’attenzione sul contesto generale. Da qui la domanda provocatoria: “Per quale obiettivo una squadra deve far esordire i giovani?”. Per l’ex bomber esiste una differenza sostanziale tra una squadra impegnata in una stagione di transizione e una chiamata a lottare per traguardi europei.

“Se devi giocarti l’ultimo posto della fascia sinistra ci può stare, se invece vuoi fare l’Europa riempire una squadra di giovani che non sono supportati da giocatori di grandi esperienze e personalità…”. Un passaggio nel quale Giordano ha evidenziato anche la mancanza di leadership emersa nell’ultima stagione, salvando sostanzialmente il solo Alessio Romagnoli tra i riferimenti dello spogliatoio.

Progetti, programmazione e il nodo del vivaio

L’ex attaccante ha poi allargato il discorso alla programmazione societaria, criticando la tendenza a parlare di progetti pluriennali senza garantire continuità tecnica e gestionale. “Quando si dice progetto triennale si dice così perché si prende tempo e contratti importanti: parlo di dirigenti, calciatori e tutto. Ti dicono per tre anni e poi dopo un anno mandi via l’allenatore”. Infine, Giordano ha posto l’accento sulla necessità di rilanciare il settore giovanile, indicando come modello quello dell’Atalanta.

“Bisogna fare un bel vivaio stile Atalanta che ogni anno ti dà giocatori importanti”, ha affermato. Da qui la critica alla situazione attuale della Lazio, dove, a suo dire, manca una continuità nella promozione dei giovani. “Nel settore giovanile alla Lazio c’è il vuoto, è da Cataldi che non c’è un giocatore stabilmente in prima squadra”. Una riflessione conclusa con un esempio concreto: “Se si fosse lavorato in modo diverso probabilmente ci starebbero 4 giocatori di fede laziale che giocherebbero, tipo Floriani”. Parole che confermano come la crescita dei giovani passa sempre attraverso una struttura tecnica forte, esperta e capace di proteggerli nei momenti più delicati del loro percorso professionale.

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