Notizie
Fiorentina, parla Andreazzoli: “Proposta di Paratici insolita. Vincere non è il primo obiettivo”
Aurelio Andreazzoli si presenta come nuovo allenatore della Fiorentina Primavera. Le sue parole su Paratici, il Viola Park e la formazione dei giovani.
Il ritorno ai giovani e la chiamata del direttore Paratici
A pochi mesi dai 73 anni, Aurelio Andreazzoli compie un ritorno alle origini prendendo la guida della Fiorentina Primavera. L’iniziativa parte dalla dirigenza viola per trasformare il bagaglio d’esperienza del tecnico in una guida per i calciatori di domani. Il mister si appresta a iniziare la nuova avventura. Sulle pagine de La Nazione, l’allenatore spiega le ragioni che lo hanno spinto ad accettare l’incarico:
“Se non fosse stato così non l’avrei accettata: non avevo obblighi. L’ho fatto con piacere come risposta a una proposta del direttore Paratici. Mi è sembrata particolare come richiesta e le cose insolite mi piacciono. Qualcuno l’ha definita rivoluzionaria, ma non lo è. Trasmettere ai ragazzi ciò che è necessario imparino da chi ha già vissuto certe cose. Chi ha avuto la possibilità di fare esperienza ha il dovere di trasmetterla. Credo che siano la stessa cosa. Per come intendo l’attività dell’allenatore, significa dare forma a un’idea che uno ha in testa. E quale miglior banco di prova c’è se non farlo coi giovani?”.
L’appellativo “Nonno Aurelio” e la gestione dei giovani
L’allenatore racconta l’origine del famoso soprannome nato nel 2017 e riflette sul rapporto con le nuove generazioni sul prato verde:
“All’inizio tanti mi prendevando per il c… a Empoli, quando arrivai, perché ero considerato avanti con gli anni. Era il 2017 e avevo pensato di smettere. Poi è nata quella storia e quel soprannome. Ma è stato grazie ai calciatori che si è trasformato in qualcosa di diverso. Così quello che all’inizio era un modo per prendermi in giro è diventato un appellativo che esprime affetto. E ora ci sono molto legato. È cambiata la vita per noi, figuriamoci per loro. Ma siamo noi che dobbiamo metterci al loro passo, cercando con l’esperienza di limare le distrazioni che li allontanano dall’obiettivo. Certo, non le puoi annullare tutte però puoi aiutare i ragazzi a convivere con esse. E ce ne sono altre…”.
L’impatto con il Viola Park e la mentalità di lavoro
In merito alle strutture del club e al pericolo delle troppe comodità per i giovani atleti, Andreazzoli condivide le sue prime impressioni sull’ambiente di lavoro:
“Il Viola Park è una splendida realtà. Me lo sono visitato qualche sera fa di notte, in bicicletta, da solo. È tutto splendido. Però a volte è troppo. Avendo tutto, i giovani rischiano di considerare normale il non dover rinunciare mai a niente. È uno dei motivi, penso, per cui la Fiorentina ha pensato a me. Sicuramente questo problema lo troveremo. Anzi, c’è già. Ma dovremo essere bravi a far capire ai ragazzi che solo pochi eletti riescono ad arrivare nel calcio che conta. E parliamo di una percentuale bassissima”.
Obiettivi del vivaio e la missione a Firenze
In conclusione, il tecnico chiarisce la vera missione che deve guidare il lavoro quotidiano all’interno del settore giovanile viola:
“Chi vuole ascoltare, ci ascolta. Chi non vuol farlo, può andare per la sua strada. Noi andremo sempre convinti nella direzione che ci siamo dati. È evidente che per un settore giovanile vincere non rappresenta il primo obiettivo. Il target è di vedere tanti ragazzi del settore giovanile giocare in Serie A. Gli sguardi incuriositi dei ragazzi. Ma ho avuto anche molto piacere che tutti i direttori, da Paratici a Ferrari fino a Goretti e Angeloni, siano venuti a vederci lavorare. Questo spirito si vede anche da parte della proprietà e in tal senso ci tengo a ringraziare il presidente Giuseppe Commisso e sua madre Catherine. Tra dieci anni? ‘Buongiorno, mister!’. Vorrebbe dire che sono ancora vivo. Qui ho ritrovato un mio ex giocatore, Marco Benassi, e mi ha stupito che si ricordasse di esercitazioni che io stesso non ricordo più: è la funzione di chi fa il mio mestiere. Quando incontro qualcuno che mi ricorda cosa gli ho trasmesso significa che, in qualche modo, sono stato al mondo. Ed è ancora la mia missione: lasciare qualcosa. Quello che voglio fare anche a Firenze”.
Continua a leggere le notizie di Mondo Primavera e segui la nostra pagina Facebook