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Como, Fabregas svela il suo progetto per i giovani: occhi puntati su Cassano

Fabregas racconta il progetto del Como e svela perché crede in Riccardo Cassano e nella crescita dei giovani talenti italiani.

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Cesc Fabregas (Como)
Cesc Fabregas (Como)

Fabregas e il progetto Como

Cesc Fabregas guarda al futuro del Como con ambizione e con l’idea di costruire qualcosa che possa andare oltre la semplice prima squadra. L’allenatore spagnolo, intervenuto sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, ha parlato del percorso intrapreso dal club lariano per diventare un punto di riferimento nella formazione dei giovani talenti. Un progetto che parte dalla convinzione che il calcio italiano debba investire maggiormente sulla propria base.

“Liberali? Sono contento. Sono un difensore del calcio italiano perché ne sono parte e, anche se non sembra, ci credo tantissimo. A Como stiamo provando a diventare una grande scuola di calcio”.

La formazione parte dai più piccoli

Per Fabregas, la crescita di un calciatore non può prescindere da un lavoro iniziato molto presto. L’obiettivo è riconoscere le caratteristiche di ogni ragazzo e accompagnarlo nella sua evoluzione, senza limitarsi a valutare soltanto le qualità tecniche immediate. L’idea è quindi quella di costruire un’identità calcistica fin dai primi anni.

“Bisogna partire da 6, 7, 8 anni, la base, avendo un’idea del ragazzo. Per esempio Ricky Cassano, che ha iniziato a allenarsi con noi tre mesi prima che finisse il campionato”.

Il caso Riccardo Cassano

Tra i giovani che hanno attirato l’attenzione dell’allenatore c’è proprio Riccardo Cassano. Il primo approccio, racconta Fabregas, non aveva fatto emergere caratteristiche particolarmente evidenti. Con il passare degli allenamenti, però, qualcosa ha iniziato a colpire lo spagnolo: una capacità di giocare in modo semplice e di rendere migliori i compagni.

“La prima volta, ok, bene, niente di speciale. La seconda. idem, però alcune cose mi facevano pensare che fosse diverso. Semplificava, quando vedevi Busquets o Pirlo ti accorgevi di una cosa. Se Pirlo giocava male, la squadra giocava male. E così per Busquets. Se loro giocavano bene, nessuno parlava di loro. Sai cosa vuol dire? Che erano fortemente condizionanti. In Riccardo io credo molto”.

L’esempio di Pirlo e Busquets

Il riferimento a due centrocampisti come Andrea Pirlo e Sergio Busquets non è casuale. Fabregas identifica in loro la capacità di incidere profondamente sull’intero funzionamento della squadra senza necessariamente essere protagonisti sotto i riflettori. È proprio questa caratteristica che intravede in Cassano e sulla quale intende investire: la capacità di condizionare positivamente il gioco attraverso scelte semplici, letture e personalità.

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