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Di Nunzio prosegue la linea di successione: un altro “figlio di Roma” all’esordio in giallorosso
I “figli di Roma” come tratto distintivo
Probabilmente non esiste un concetto che unisca meglio il calcio e la metafisica, un unione continua tra presente, passato e futuro che ha formato una linea di successione che non si è mai interrotta. La sacralità di un gesto, come indossare quei colori o indossare quella fascia, che all’esterno può sembrare pura e semplice formalità, ma per chi la vive con quel trasporto diventa quasi religione. I “figli di Roma“, quelli nati con il giallorosso che gli scorre nelle vene, non hanno mai smesso di plasmare il destino della squadra oggi guidata da Gian Piero Gasperini. Fin dal 1927, hanno della fondazione del club, sono stati tanti i “romani e romanisti” a scendere in campo non soltanto per il risultato, ma per difendere una fede e trascinare un popolo, il proprio popolo.
Da Di Nunzio ad Amedeo Amadei: nati con il giallorosso sotto pelle
Questo non vuole essere un elogio scriteriato, ma una pura e semplice constatazione di una consuetudine che affonda le sue radici alle origini del club. In quasi 100 anni di storia, la Roma ha visto tante icone passarsi il testimone per portare avanti qualcosa di unico, che da nessun’altra parte è vissuto con questa visceralità. Un legame indissolubile, che per alcuni è diventato una gabbia, per altri un modo di vivere; per altri ancora è stata la porta d’ingresso nella leggenda.
L’ultimo in ordine cronologico a concretizzare il passaggio di consegne è stato Alessandro Di Nunzio: centrocampista classe 2007, dal 2016 nel settore giovanile giallorosso e da gennaio 2026 capitano della Primavera, mentre con l’Under 17 ha vinto 2 Scudetti. Una storia che si arricchisce di fascino, visto che l’esordio arriva contro il Genoa di Daniele De Rossi, leggenda giallorossa, e subentrando a Niccolò Pisilli, altro romano e romanista che ha varcato i cancelli di Trigoria ad 8 anni, per non uscire più.
Segnali che ci fanno capire come non sia soltanto vuoto simbolismo, ma un senso di appartenenza vero, che traccia strade e riscrive gli annali di una squadra. Solo qualche mese fa, il 24 agosto 2026 era stato il turno di Emanuele Lulli, 2007 che ha condiviso il campo con Di Nunzio in Under 20 e che proprio contro il Genoa ha trovato il suo primo gol tra i professionisti. Poco prima era stato il turno di Riccardo Pagano, che ha debuttato il 20 agosto 2023 in un Roma-Salernitana, mentre il 6 maggio 2023 avevano mosso i primi passi in giallorosso proprio Niccolò Pisilli e Filippo Missori. Insomma, la lista è potenzialmente infinita, e nel passato recente presenta nomi illustri come Edoardo Bove, Riccardo Calafiori, Lorenzo Pellegrini (capitano e dodicesimo per presenze nella storia del club).
Non soltanto un simbolo: i “romani e romanisti” sono i più decisivi
Ed eccoci arrivati al vero nocciolo della questione. Perché se fosse soltanto una superflua lista di nomi, impilati in ordine cronologico, perderemmo tutto il carico simbolico e strettamente calcistico. Nella Roma, sono stati proprio i “figli di Roma” a lasciare le tracce più indelebili. Ognuno con il proprio contributo, ma restando immortali. I primi due nomi da citare sono ovviamente quelli di Francesco Totti e Daniele De Rossi, primo e secondo per presenze all-time, nonché leader e bandiere eterne. Ma nella top 10 dei giocatori con più partite giocate troviamo anche Giuseppe Giannini (capitano dal 1986 al 1995) e Bruno Conti, vincitore dello scudetto del 1983 e per 54 anni all’interno del club anche come responsabile del settore giovanile, allenatore ad interim o ambasciatore.
Con Di Bartolomei (storico capitano dello Scudetto 1983) si tocca invece la pagina più struggente e nichilista, un talento bello e dannato con un epilogo drammatico legato a doppio filo con il calcio. Infine, un tridente d’eccezione, che ci riporta alle origini del club: Amedeo Amadei, la fascia dal 1944 al 1948 e il record per l’esordio più giovane nella storia della Serie A (15 anni e 280 giorni), che ha resistito fino al 12 maggio 2021. Attilio Ferraris, primo capitano nella storia della Roma nel 1927/1928. Infine, Fulvio Bernardini, che ha ereditato la fascia di Ferraris dal 1929 al 1939 e a cui è stato nominato il centro sportivo di Trigoria.
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