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Cacciamani: “Il Torino è casa, voglio tornare. Con i giovani serve pazienza e fiducia”
Alessio Cacciamani si racconta: dal debutto in A col Torino alla stagione alla Juve Stabia. Il sogno granata e la ricetta per lanciare i giovani.
Cacciamani, il “figlio del vento” che sogna il ritorno in granata
Tra le note più liete del calcio giovanile italiano e del vivaio del Torino, il nome di Alessio Cacciamani brilla di una luce particolare. Esterno moderno, capace di abbinare una velocità fulminea a una duttilità tattica che lo sta vedendo protagonista in Serie B con la maglia della Juve Stabia, il classe 2007 rappresenta il prototipo del calciatore che il sistema Italia dovrebbe proteggere e lanciare.
Cacciamani ha già assaggiato l’emozione della Serie A e l’orgoglio della maglia azzurra sotto la guida di Silvio Baldini. In questa intervista a La Stampa, il giovane talento marchigiano si racconta a cuore aperto: dalla crescita a Castellammare, fino al desiderio mai nascosto di tornare a vestire la maglia del Torino per restarci da protagonista. Di seguito le sue parole.
Le parole di Cacciamani
Sul futuro al Torino: “Mi piacerebbe perché al Toro sto bene, ma prima devo finire questa stagione nel modo migliore. Ci sono ancora due partite di campionato e poi i playoff: ora mi concentro solo su questo. L’esordio in A? Quel giorno è impresso nella mia testa, uno dei momenti più belli della mia vita. Perché quando vivi per il calcio e hai la fortuna di raggiungere un traguardo così a 17 anni, allora il cuore va a mille”.
Sul percorso: “Sono felice perché in un anno e mezzo sono successe tante cose e tutte in modo rapido, ma perché il mondo del calcio va veloce. Ora cerco di mantenere un grande equilibrio e di finire il liceo scientifico sportivo: mi manca un anno”.
Sull’Italia U21: “Era già forte l’emozione alla convocazione, figurarsi scendere in campo. C’è un grandissimo orgoglio quando giochi per l’Italia. Baldini mi ha dato una marea di consigli, quei giorni in Under 21 sono stati speciali”.
Sui giovani: “Creo che sia una questione di pazienza. Bisogna puntare sui giovani e magari aspettare senza bocciarli subito alle prime difficoltà. Poi la fiducia va guadagnata ogni giorno sul campo perché nessuno ti regala nulla, ma quando raggiungi certi obiettivi poi ti dà anche più motivazione. È un circolo di energie positive”.
Sui paragoni: “Quando ero nelle giovanili c’era questo paragone con Lentini: papà me ne ha parlato tanto, ho visto i suoi video e so che è stato un grandissimo giocatore. Da piccolo impazzivo per Bale, poi ho ammirato Chiesa agli Europei del 2021. Amo correre: mia mamma Barbara faceva atletica ed era una velocista. Papà Cristiano, invece, giocava a calcio. Il mix è riuscito”.
Sulla storia del Grande Torino: “Sono arrivato a 15 anni nel vivaio e il responsabile Ludergnani mi ha subito spiegato chi fossero gli Invincibili. Così ho capito quanto quella storia, se te la porti dentro, poi ti motiva e ti aiuta a dare sempre il 101%. Non ho mai vissuto il 4 maggio con la prima squadra: un motivo in più per tornare e restare nel Toro”.
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