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Alla scoperta di Andrea Donato: dall’Inter U17 all’U23, un doppio salto… da veterano

Dal trionfo Europeo con l’Italia U17 alla scalata folle con l’Inter: Andrea Donato gioca in Under 23 senza aver fatto un minuto in Primavera

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Andrea Donato

Quando lanciarsi vuol dire fare la scelta più giusta

Uno dei grandi taboo nel calcio italiano, sembra essere la scelta: arrivati d’avanti ad un bivio, in molti optano per la strada meno pericolosa, non per quella con più potenziale. Eppure, c’è chi ogni tanto viaggia in direzione ostinata e contraria, prendendo l’opzione controintuitiva e talvolta vincendo la scommessa. L’Inter ha scoperto di avere un altro diciassettenne pronto per l’Under 23, lo ha fatto quasi senza pensarci, provando e mettendo in conto di dover correggere il tiro in un secondo momento. Ma il jolly calato sul tavolo sembra aver portato bene: Andrea Donato ha sfruttato appieno l’occasione, entrando neanche troppo in punta di piedi nei meccanismi difensivi dei nerazzurri. E soprattutto, non soffrendo minimamente il doppio salto dall’Under 17 al professionismo. 

Andrea Donato: un unicum o l’esempio che il coraggio ripaga?

Partiamo da qualche freddo numero: Andrea Donato è un centrale difensivo classe 2009, che nella stagione 25/26 ha recitato un ruolo da protagonista in Under 17 con 19 presenze e 3 gol; ha anche aiutato a mettere in bacheca lo Scudetto U18, ma con i nerazzurri campioni d’Italia ha giocato solo 5 partite, mettendo a referto 2 reti. Alla fine dell’anno sportivo, la gioia più grande: da leader tecnico del reparto, ha guidato l’Italia U17 alla vittoria dell’Europeo, saltando soltanto la finale ma giocando 4 partite di una solidità spaventosa, in cui ha anche messo il timbro nel 3-3 con la Danimarca. Un gol per altro profetizzato da mister Scarpa, come ammesso dallo stesso giocatore: “Quando ho segnato sono andato subito ad abbracciarlo, me lo aveva chiamato”. 

Questa contestualizzazione aiuta a capire come la scelta dell’Inter non arrivi dal nulla, e che non sia un completo salto nel vuoto. Il ragazzo ha già dimostrato di non soffrire minimamente di ansia da palcoscenico: aggredisce qualsiasi situazione, che sia in Under 17, in Under 18 o con la Nazionale. E l’equazione si è verificata persino in Under 23, con cui ha trovato l’esordio in Serie C lo scorso 12 settembre all’età di 17 anni e 8 mesi.

Leadership innata, senso dell’intervento, e una dose generosa di carisma: non male per essere i primi passi in un contesto totalmente diverso rispetto al calcio giovanile. Il risultato finale recita 2-3 per la Casertana, ma l’impatto con il professionismo è stato molto positivo, tanto da spingere i nerazzurri a riprovare l’esperimento. Stavolta parte dalla panchina, ma il classe 2009 entra contro il Crotone e firma 23 minuti di grande sostanza, formando la cerniera difensiva più giovane nella storia del campionato.

17 anni e mezzo… e sentirli tutti

Molto spesso, in Italia si cade nella facile quanto banale correlazione età-inesperienza, relegando ai margini invece quella dell’età in relazione all’entusiasmo. L’Inter, in questo senso, ha dato prova di come si possa vincere anche abbassando drasticamente l’età media di un intero reparto. Perché dal 64′ della sfida con il Crotone ancora in bilico e ferma sullo 0-0, i nerazzurri hanno avuto una difesa da 18 anni e 4 mesi. Eppure, il trio formato da Donato, Jakirovic e Bovio ha eretto un muro invalicabile, fornendo addirittura supporto alla proposta di gioco grazie ad una linea difensiva sempre molto alta e alle proiezioni offensive, cercate in particolare dal classe 2008 originario di Vercelli. L’ennesima dimostrazione di come la visione e lo sguardo sempre proiettato in avanti possano far trovare delle risorse inaspettate.

Adesso, per Donato si sono ufficialmente aperte le porte del calcio dei grandi, senza procedere per gradi, e soprattutto senza farsi frenare dalla paura o dall’attendismo, che avrebbero suggerito un iter più classico, passando quindi per l’Under 18 e la Primavera. Una scelta sicuramente divisiva, che però potrebbe aver dato la sgasata decisiva al processo di crescita di un centrale che ha dimostrato di poter stare ai piani alti.

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