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ESCLUSIVA MP – Davide Caliaro e la visione del vivaio canarino: il futuro del Modena passa da “Il Nido” e dai valori
Davide Caliaro traccia il bilancio e la visione del settore giovanile del Modena, basati sulla crescita umana e tecnica dei ragazzi, sull’avanguardia del nuovo centro sportivo “Il Nido” e sulla forte sinergia con la Prima Squadra
Formazione umana, innovazione infrastrutturale e una solida visione strategica legata al territorio. Il settore giovanile del Modena FC continua la sua traiettoria di crescita, imponendosi come un modello virtuoso e strutturato all’interno del panorama calcistico italiano. Dall’inaugurazione del nuovo centro sportivo “Il Nido” al rafforzamento dell’area performance, passando per la sinergia quotidiana con la Prima Squadra e i debutti tra i professionisti, il vivaio canarino rappresenta un vero e proprio pilastro per il presente e il futuro del Club.
Abbiamo fatto il punto sul lavoro svolto, sui valori aziendali e sulle prossime sfide con Davide Caliaro, responsabile del settore giovanile gialloblù.
L’intervista a Davide Caliaro
Qual è la filosofia alla base del lavoro che state portando avanti nel settore giovanile del Modena e quali sono i pilastri del vostro progetto di crescita?
“L’obiettivo di fondo è lavorare incessantemente alla formazione non solo tecnico-tattica ma anche umana dei ragazzi, perché crediamo che gli aspetti valoriali siano essenziali per la performance sportiva e, soprattutto, per le loro vite. Per questo abbiamo sviluppato attività e progetti mirati, come “Salute e Performance” o le collaborazioni con l’area psicologica, per formare e supportare i ragazzi a 360 gradi. Abbiamo implementato e stiamo lanciando anche programmi specifici più legati al lato sportivo, come, ad esempio, i programmi individualizzati di rinforzo e potenziamento atletico e di perfezionamento tecnico, che andranno ad avere un ulteriore slancio grazie all’entrata al Nido, il nostro nuovo centro sportivo. Si tratta di una struttura fantastica, totalmente all’avanguardia e di ultima generazione. Questo ci permette di essere al passo con i tempi e di poter mettere i ragazzi e gli staff nelle migliori condizioni per crescere. Per questa grande opportunità di crescita va ringraziata la famiglia Rivetti che sta realizzando qualcosa di epocale per il nostro Club”.
Lavorare con i giovani richiede tempo, strutture e competenze. A che punto è il percorso di strutturazione del vivaio canarino rispetto agli obiettivi che vi siete prefissati?
“Dobbiamo ogni anno cercare di alzare l’asticella e la qualità del nostro ambiente e del nostro lavoro. Sono assolutamente convinto che, sia in termini di competenze che di organizzazione, questo sia stato fatto in ogni area del nostro settore giovanile. La Proprietà ci è sempre molto vicina e ci permette di lavorare per continuare a crescere. Abbiamo riorganizzato l’area performance e, con questa, il coordinamento dell’area fisioterapica. Oltre allo staff di psicologi già a disposizione abbiamo aggiunto una figura specifica per l’attività di base. Sono state poi potenziate l’area scouting, anche con l’ausilio di nuovi strumenti tecnologici, e l’area di match analisi. Il lavoro sul territorio ha visto un aumento di club affiliati per i quali è stato definito un fitto programma di appuntamenti di condivisione e formazione. Anche quest’anno, infine, attiveremo il programma di formazione interna rivolto ai nostri staff, per provare ad aggiungere sempre qualcosa al nostro bagaglio di competenze. Per quanto riguarda le infrastrutture la grande novità è certamente il nuovo centro sportivo “Il Nido”. Si tratta di una struttura meravigliosa di cui si fa anche fatica a dare una descrizione all’altezza della sua bellezza e funzionalità. Sarà un grandissimo volano per la nostra crescita. Continueremo anche ad utilizzare la struttura di Saliceta, in centro a Modena, che ci permette di avere a disposizione tutti gli spazi e i servizi migliori per fare calcio. Siamo molto fortunati dal punto di vista infrastrutturale: esteticamente poi chi mette piede al “Nido” vede qualcosa di unico e dal grande impatto visivo. Fondamentale anche il convitto: ha un anno e mezzo, si trova allo Stadio ed è stato pensato in questa posizione perché il benessere dei ragazzi è per noi fondamentale e il fatto che possano in pochi minuti essere in centro crediamo aumenti la qualità delle loro vite. Socializzare, conoscere la città di cui portano la maglia e identificarsi con i suoi colori sono un valore aggiunto importantissimo. Abbiamo 24 posti letto, una zona relax, una zona pasti, uno chef e due figure di tutor che, a brevissimo, arriveranno a tre. Abbiamo poi attivato un corso di italiano per i ragazzi stranieri”.
L’anno scorso abbiamo visto diversi ragazzi del vivaio affacciarsi e debuttare in Prima Squadra in Serie B. Che significato ha avuto per voi vedere quel primo importante “ponte” tra settore giovanile e i professionisti?
“Innanzitutto va sottolineato che questo “ponte” è il frutto di una visione societaria più ampia che vive del sostegno continuo della Proprietà e del lavoro e grande collaborazione della Direzione Generale e Sportiva della Prima squadra. Il settore giovanile è un asset aziendale che si inserisce in un quadro strategico più ampio. Nello specifico i debutti della scorsa stagione hanno contribuito a mantenere vivo l’entusiasmo e il focus sul percorso, sapendo che questi segnali indicano probabilmente che la strada intrapresa è quella giusta. Gli esordi di giocatori come Wiafe, Fabbri, Arnaboldi e Colpo, come per la stagione precedente di Zidouh, devono gratificare tutte le persone del nostro settore giovanile ma anche essere di stimolo per non accontentarsi e voler dare tutto per continuare a migliorare. Contemporaneamente siamo anche consapevoli delle fluttuazioni e della ciclicità del calcio giovanile: proprio per questo, l’attenzione e la qualità del lavoro devono essere sempre al massimo perché, se non è scontato che si raggiungano questi obiettivi, bisogna fare di tutto affinché ci sia continuità, ad un livello sempre più alto”.
Anche in questa stagione il trend positivo continua, con giovani cresciuti o transitati da Modena che stanno trovando spazio in Serie B e persino in Serie A. Che emozione e che motivo di orgoglio è per la società vederli calcare palcoscenici così importanti?
“Fa sempre piacere quando dei ragazzi cresciuti a Modena entrano nel calcio dei grandi. Il nostro obiettivo è che i nostri ragazzi, modenesi di nascita o di adozione, coronino il loro sogno di diventare calciatori con la maglia gialla”.
Il vostro lavoro ha attirato l’attenzione di tanti club di primo piano: un esempio concreto è il passaggio di Wiafe al Genoa. Come si bilancia la volontà di trattenere i propri talenti con l’opportunità di cederli a club di massima serie per la loro crescita (e per la sostenibilità del club)?
“Per bilanciare questa duplicità bisogna tenere conto di due aspetti essenziali di quello che facciamo: il bene del Club e il bene del ragazzo. Questi devono arrivare ad essere una cosa sola. Una volta capito e stabilito ciò allora abbiamo una stella polare importante per decidere la direzione da prendere”.
Quanto è stato fondamentale il dialogo e la sinergia con lo staff della Prima Squadra per rendere possibili quegli esordi?
“Modena rappresenta un’isola felice, esiste grande continuità programmatica e comunità di intenti, che partono dalla Proprietà, vengono portate avanti della direzione della prima squadra e arrivano al settore giovanile. I rapporti con la prima squadra sono infatti quotidiani e questo rappresenta uno dei valori aggiunti del Modena: questa facilità di comunicazione che attraversa tutti gli ambiti è un elemento facilitatore, assolutamente non scontato. E, soprattutto, è un bene per i ragazzi che sono costantemente conosciuti e monitorati dalla prima squadra e dalla Società. Vedere alle partite della Primavera il Presidente Carlo Rivetti, il Vice Presidente Matteo Rivetti, l’Amministratore Delegato Silvio Rivetti, il DG sport Catellani, il DS Bonato, il vice DS e responsabile scouting Consolati oltre a Mister Galloppa credo la dica lunga sull’ambiente modenese e la sua progettualità”.
Oltre agli esordi in prima squadra, sono arrivate anche diverse chiamate nelle Nazionali giovanili: Fabbri, Maran, Cannoni… Quanto valore aggiunto porta al brand e al prestigio del Modena avere propri tesserati in maglia Azzurra (e non solo)?
“Ci inorgoglisce perché è un riscontro positivo di quel lavoro di scouting e formazione che cerchiamo di sviluppare quotidianamente. A mio avviso deve essere anche un orgoglio per tutta la città: in particolare Fabbri, un ragazzo di Modena che gioca con la maglia della sua città e che l’andrà a rappresentare nuovamente in azzurro con la Nazionale. Siamo anche molto contenti della grande attenzione che le nazionali giovanili, e in particolare il Club Italia, ci stanno riservando. Spesso abbiamo sugli spalti delle nostre gare osservatori della nazionale e questo ci fa molto piacere, vuol dire che Modena si sta ritagliando uno spazio importante nel panorama calcistico giovanile italiano”.
La chiamata in Nazionale è spesso un punto di arrivo ma anche di partenza per un giovane: come li aiutate a gestire la pressione e a rimanere coi piedi per terra?
“Ci sono diversi eventi belli ma che possono destabilizzare un po’ i ragazzi, come è normale che sia. Per questo noi dobbiamo quotidianamente operare per trasmettere loro i valori del lavoro, dell’umiltà ma anche dell’entusiasmo e della gioia di godersi appieno le cose belle, soprattutto quelle che ci si è guadagnati con il sacrificio e l’impegno, quindi ancora più belle. Va creata fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, spronata la capacità di mettersi in discussione e favorita la forza mentale di andare avanti mantenendo equilibrio. Questo è valido nel calcio e, soprattutto, nella vita”.
C’è un messaggio o un augurio che sente di dare ai tanti ragazzi che ogni giorno vestono la maglia canarina sognando di ripercorrere le tappe di chi ce l’ha fatta?
“La prima cosa che direi è vivere ogni momento con gioia perché niente di quello che fanno è scontato. Non è per tutti essere in una compagine professionistica, è giusto esserne fieri e godersela dando sempre il 110%. Nella vita poi ci sono le categorie in ogni cosa, l’importante è godersi le cose belle facendo di tutto per non avere poi rimpianti”.
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