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Euro 2024 - Sognando Berlino

Si dice “tale padre tale figlio”, se però di cognome fai Esposito e giochi a pallone allora questa cosa si traspone, da fratello a fratello. In principio era, ed è, Sebastiano, attaccante classe 2002 che sembra stia trovando davvero la sua strada a Bari. A gennaio è toccato a Salvatore che, anche se più grande, ha fatto l’esodio in A con la maglia dello Spezia dopo buone stagioni alla Spal in cadetteria. Il terzo, il più piccolo, forse il più promettente, è ancora nelle giovanili nerazzurre e, nell’ultima giornata di Primavera 1 ha schiantato, con una tripletta, il Cagliari: lui è Francesco Pio Esposito.

I NUMERI DI UN PREDESTINATO - Nato il 28 giugno 2005 a Castellammare di Stabia si trasferisce, dalla Campania a Brescia dove, insieme ai fratelli, inizia il percorso giovanile in biancazzurro. Tre talenti che l’Inter non può farsi scappare: “Seba” fa esordio, gol, qualche altro gettone e poi comincia il proprio giro per l’Italia prima e l’Europa poi. Salvatore invece prende residenza a Ferrara. Pio rimane, prima trascina i suoi in “Scopigno Cup” poi è il turno del campionato U17: 18 reti, tre assist, 20 gare giocate, due invece quelle messe dentro in cinque partite di Viareggio Cup, poi ancora due quelle in nazionale contro Albania e Serbia. Questa stagione sembra quella della definitiva consacrazione, quella di un centravanti sotto età che trascina, da capitano, un Inter in difficoltà.  La fascia affidatagli da Chivu è solo una conseguenza dei suoi numeri: 1394 minuti giocati, un gol in 7 gare di Youth Cup ed otto, con tre assist, uno ogni 115’ minuti, in Primavera 1.

L’IDENTIKIT - La caratteristica che spicca di Pio, rispetto ai fratelli, è la struttura fisica imponente, 189 cm di attaccante vecchia scuola si ma anche allievo della “nouvelle vague” nella gara con il Cagliari più volte lo si è visto proteggere il pallone con la schiena appoggiata al marcatore, spingendolo, grazie alla forza delle gambe, sempre nelle zone che per lui possono essere pericolose. La prima rete è un manifesto di tutto questo: il salto verso il pallone non è solo verso l’alto ma anche, con grande forza d’urto, per abbattere i marcatori in superiorità numerica.

Nella seconda segnatura si nota anche tutto il suo essere attaccante: il movimento a tagliare in due la chiusura dei difensori, il pallone che, pur non stoppato correttamente, gli rimane lì e lui, che con caparbietà, la butta dentro. La terza rete è tutto: è l’insieme del killer istinct, di quello che chiamano “sentire” la porta, unito alle caratteristiche tecniche più da numero 10 che da centravanti puro. Nel corso della gara con i sardi lo si è visto più volte venire a prendere il pallone per poi smistarlo, con grande qualità ed intelligenza tattica, verso i compagni, cercando la soluzione personale solo in prossimità dell’area di rigore. Pur essendo un centravanti che “lega” il gioco più volte si è vista la squadra cercare la profondità su di lui per far respirare la manovra: sponda e subito pronto a raccogliere lo scarico in profondità di un compagno. Di generazione in generazione: la pepita d’oro dell’Inter: Francesco Pio Esposito.

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