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Sinisa Mihajlovic vivrà per sempre nell’eredità di ciò ha lasciato nel mondo del calcio. Dalla Roma all’Inter da calciatore, passando dalla Sampdoria allo Scudetto con la Lazio nel 2000. I suoi calci di punizione, la sua personalità tracimante e il senso umano che era in grado di trasferire resteranno per sempre marchiati nella memoria di chi lo ha conosciuto. C’è un aspetto, però, che renderà Mihajlovic un allenatore straordinariamente unico anche per i posteri: nell’epoca in cui il calcio italiano ha mancato la qualificazione a due mondiali di fila, nel periodo in cui il pallone dello Stivale si è soffermato spesso sulle difficoltà di lanciare i giovani, lui ha fatto parlare i fatti anche in questo ambito.

Nell’ultima esperienza in panchina, Sinisa Mihajlovic ha messo i giovani al centro della sua missione con il Bologna. Riccardo Orsolini, Musa Barrow, Aaron Hickey, Nico Dominguez, Arthur Theate, Takehiro Tomiyasu e non solo, i rossoblù hanno investito concretamente su calciatori futuribili da mettere in mano al Sinisa educatore prima che allenatore. Bastone e carota, una fiducia incondizionata al gruppo da parte di un uomo che ha donato sé stesso ai ragazzi affinché diventassero calciatori di livello riconosciuto. Ma il lascito del serbo dalle parti del “Dall’Ara” non si limita solo alla valorizzazione degli acquisti della società, ma si estende ai prodotti del vivaio. Sotto la gestione Miha, Wisdom Amey è diventato a 15 anni e 277 giorni il più giovane esordiente della storia della Serie A, mentre Nicola Bagnolini, Kacper Urbanski e Antonio Raimondo hanno assunto lo status di talenti veri e propri senza alcun trofeo a livello giovanile. Quanti calciatori del 2004 e del 2005 avete visto esordire in Serie A? Pochi, molti di questi sono citati sopra. Quante volte avete sentito il nome del Bologna tra i vivai più floridi del nostro paese? Quasi mai, a livello di Primavera i felsinei non hanno mai scritto il loro nome tra le grandi. Il settore giovanile rossoblù ha lavorato nell’ombra nel corso degli anni con la consapevolezza di avere un caposaldo su cui far riferimento, ossia l’allenatore della Prima squadra. Bagnolini, Amey, Urbanski e Raimondo rappresentano il futuro del Bologna e calciatori in grado di offrire un domani al nostro movimento. Spesso ci si è soffermati a fare gossip sulle sue condizioni di salute, sottolineando di più i cartellini rossi per proteste, le parolacce o le battute in conferenza stampa, forse perché appariva più comodo così. Ma Sinisa Mihajlovic è stato un maestro, un punto di riferimento per i più giovani, un’istituzione in grado di far crescere uomini e calciatori.

Alziamo lo sguardo un'ultima volta, riavvolgiamo il nastro della sua vita da allenatore. La galleria di gioielli continua con Sasa Lukic, serbo come lui, lanciato a 20 anni nel Torino e ora punto di riferimento dei granata di Ivan Juric con un recente passato da capitano di uno dei club più storici del nostro calcio. Joaquin Correa incarna perfettamente il concetto di gestione del talento grezzo, così come Haris Seferovic ai tempi della Fiorentina, etichettato come meteora del calcio italiano dopo la sua esplosione all’estero. E poi c’è il capolavoro, la medaglia più grande della sua carriera da allenatore. Gianluigi Donnarumma è sempre stato considerato un predestinato in grado di seguire un percorso tracciato dal suo valore inestimabile, eppure il merito della sua consacrazione sembra essere solo di altri: assistito del compianto Mino Raiola, gemma scoperta dallo scouting del Milan, mai frutto della visione straordinaria di Sinisa Mihajlovic. Piccolo flashback: il 25 ottobre 2015 debutta un portiere 16enne in un Milan in piena “banter era” a seguito delle prestazioni insufficienti di Diego Lopez (campione d’Europa nel 2014 con il Real Madrid). A “San Siro” si gioca Milan-Sassuolo, i rossoneri vincono per 2-1 in una gara in cui il gigante di 16 anni subisce un gol su punizione di Berardi sul suo palo. La partita dopo, Donnarumma è ancora in campo, così come lo è stato per le successive 6 stagioni con il Milan. Tutto grazie al coraggio di un uomo. Tutto grazie alla fiducia di un allenatore, un uomo di calcio, un personaggio iconico di cui non è stato mai esclamato con convinzione tutto ciò che hai dimostrato. Ora, però, la nazionale italiana non rimpiange Gianluigi Buffon, ora il Bologna ha una delle rose più futuribili della Serie A. Ora e per sempre, grazie Sinisa.

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