Primavera 1

Matteo Raspa, la sicurezza fra i pali della Sampdoria

Matteo Raspa, portiere della Sampdoria Primavera e simbolo del club

Gabriele Buzzalino
12.04.2020 12:00

Foto di Chiara Bertuccio

 

Un giorno che Matteo Raspa sicuramente ricorderà per molto tempo è il 28 settembre 2019: quella sera, infatti, la Sampdoria affrontò l’Inter al Luigi Ferraris e per il giovane portiere fu la prima convocazione in prima squadra. Nonostante i blucerchiati fossero incappati nella quinta sconfitta in sei partite di campionato perdendo 1-3, non c’è dubbio che per Raspa fu un momento indescrivibile calcare il terreno di gioco di uno stadio di Serie A, condividere quei 105 metri x 68 con campioni di calibro internazionale, pur rimanendo in panchina per tutto il tempo. La prima convocazione con i “grandi” può essere considerata una sorta di obiettivo raggiunto, ma reputarlo un punto d’arrivo sarebbe sbagliato visto che, se sedersi su quella panchina per la prima volta è la conseguenza di una gran mole di lavoro e sacrificio, continuando per questa strada si può arrivare a ben più alti risultati.

La carriera calcistica di Matteo Raspa, nato il 21 agosto 2001 a Genova, inizia all’età di 5 anni, quando per la prima volta, dopo aver giocato a calcio soltanto per strada, si unisce alla società sportiva della Bolzanetese. Qui, seppur ancora un bambino, si mette in mostra per le sue doti tecniche e atletiche e sviluppa la sua abilità in un ruolo molto particolare, il portiere.

Spesso si dice che questo ruolo sia ricoperto da chi è “un po’ matto” e forse è proprio così, visto che l’estremo difensore nel corso di una partita potrebbe rimanere fermo, immobile e inoperoso per quasi tutto l’incontro, ma se anche una sola volta venisse chiamato in causa non potrebbe sbagliare, poiché il suo errore costerebbe quasi sicuramente un gol alla sua squadra. Questi aspetti potrebbero scoraggiare un ragazzino poco convinto o non sicuro di sé, ma non è il caso di Raspa, che nel 2011 va incontro alla prima tappa fondamentale del suo percorso. Infatti, dopo essere stato adocchiato e chiamato l’anno precedente, il portiere si unisce alla Sampdoria, una società sportiva professionistica che ha sempre calcato i palcoscenici della Serie A (anche se nel primo anno di giovanili di Raspa la Samp si trovava in Serie B).

Inutile dire che fra una squadra di calcio definibile come “provinciale” e una professionistica ci sia una differenza abissale, ma nonostante ciò il ragazzo riesce a stupire gli allenatori e gli addetti ai lavori, scalando sempre di più le gerarchie e le selezioni giovanili blucerchiate. Nel 2016 arriva anche l’esordio con la maglia azzurra nell’Italia Under 15 e per un giovane calciatore con Gigi Buffon come idolo è sicuramente un traguardo importantissimo, che però non intende essere la conclusione della sua avventura: egli, infatti, ottiene poco dopo la chiamata del c. t. della nazionale Under 16, pur senza scendere mai in campo, e diventa il portiere titolare delle rose Under 17 e 18 nel suo club.

Dal luglio 2018 Raspa è un giocatore della rosa Primavera della Sampdoria e, fra alti e bassi e non sempre con il posto da titolare in pugno, attualmente è il numero 1 della formazione di mister Cottafava, al suo secondo anno con la rosa Under 19. Le prestazioni nel campionato Primavera 1 sono state quasi tutte positive, soprattutto nella stagione attuale visto che, anche grazie al suo prezioso contributo, la squadra stava lottando per un piazzamento nella zona playoff, prima del brusco stop causato dall’emergenza sanitaria. Come però detto in precedenza, un episodio ancora più importante è forse quello della prima convocazione in prima squadra come terzo portiere al posto dell’infortunato Seculin; sedere al fianco di giocatori con numerosissime partite disputate in carriera e condividere il terreno di gioco con campioni di ogni calibro, come Quagliarella, Lukaku o Handanovic per citarne solo alcuni, è stata sicuramente un’esperienza mozzafiato. Vedere per la prima volta la maglia con i colori blucerchiati con la scritta in maiuscolo RASPA, con sotto il proprio numero 28, deve aver quasi significato: “Bravo, ce l’hai fatta!”.

Guai a pensare che il lavoro e la fatica siano finiti qui, ma sicuramente il ragazzo, prima di mollare o stufarsi, dovrà ancora tuffarsi migliaia di volte, sporcarsi i guantoni nel fango e nell’erba in innumerevoli allenamenti e partite, con in testa il sogno di ogni giovane calciatore, cioè l’esordio in Serie A.

Pascal Corvino, il "bello della diretta" a caccia dei pro con Usc Upstate
Raul Obleac, talento moldavo col vizio del gol