Nazionali Giovanili
Viscidi elogia i giovani attaccanti azzurri: “Baldini ci segnalò Arena. Camarda maturo, Esposito è esploso dopo”
Maurizio Viscidi parla dei giovani talenti italiani: da Antonio Arena a Camarda e Pio Esposito, tra crescita, tempo e valorizzazione.
Il punto di Viscidi sugli attaccanti emergenti dell’Italia
La crescita dei giovani passa dal talento, ma soprattutto dal contesto e dalla capacità di accompagnare i percorsi senza bruciare le tappe. È questo uno dei messaggi più forti emersi dalle parole di Maurizio Viscidi, coordinatore delle Nazionali giovanili dell’Italia, intervenuto ai microfoni di Sky Sport per fare il punto su alcuni dei prospetti che si stanno mettendo maggiormente in luce in questa stagione.
Il nome più attuale è senza dubbio quello di Antonio Arena, reduce dal gol in Coppa Italia all’esordio con la prima squadra della Roma. Un traguardo importante, che Viscidi ha voluto raccontare partendo dagli inizi del classe 2009 in azzurro.
“Baldini non era ancora il nostro selezionatore , allenava il Pescara e mi chiamò per segnalarmi Arena (che giocava nel vivaio del Pescara, ndr). Noi l’abbiamo inserito dall’Under 16 e poi ha fatto con noi il campionato Europeo e il Mondiale. Ci tengo a segnalare il comportamento di Sebastiani, che ci disse che era importante la Nazionale, nonostante il Pescara potesse far valere gli impegni in campionato. Bravi quelli della Roma a vederlo, lui a lavorare e Gasperini a lanciarlo: se la catena funziona, i risultati arrivano”.
Camarda, Pio Esposito e il tema della maturazione
Nel suo intervento, Viscidi ha allargato lo sguardo anche ad altri attaccanti simbolo del movimento giovanile italiano, come Francesco Camarda e Pio Esposito, sottolineando percorsi differenti ma ugualmente significativi.
“Camarda si imponeva già a livello di Under 15, era molto maturo. Pio Esposito ha avuto un ritardo di maturazione biologica, come capita a molti: è entrato in azzurro dopo, nell’U17. Non tutti i giocatori sono pronti a quindici anni, ma vanno seguiti perché poi possono esplodere. Puntavamo molto su suo fratello Sebastiano, ci sembrava superiore. Ma il tempo ci sta dicendo che forse Pio sta facendo una carriera migliore. Non dobbiamo disperdere i talenti”.
Parole che ribadiscono un concetto chiave: non esiste un’unica strada per arrivare in alto. La pazienza, la fiducia e la capacità di leggere i tempi di crescita sono elementi fondamentali per costruire il futuro del calcio italiano.
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