Nazionali Giovanili
Prandelli e il progetto Italia Futuro: la proposta che non è mai nata
Prandelli e la proposta del 2013: una Nazionale Under 23 in Serie C per valorizzare i talenti italiani dopo l’Under 21.
Prandelli e la proposta di un’Italia U23
A distanza di anni, Cesare Prandelli torna a parlare di un progetto che avrebbe potuto cambiare il percorso di crescita dei giovani talenti italiani. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, l’ex commissario tecnico della Nazionale ha ricordato una proposta presentata nel 2013, poco prima del Mondiale in Brasile, con l’obiettivo di colmare il divario tra il calcio giovanile e quello professionistico.
Un ponte tra Under 21 e Nazionale maggiore
Secondo Prandelli, uno dei principali problemi del sistema calcistico italiano riguarda la difficoltà dei giovani nel trovare spazio dopo l’esperienza nelle selezioni giovanili. Per questo motivo era stata avanzata una proposta innovativa, pensata per accompagnare i migliori prospetti verso il calcio di alto livello.
“Ricordo di aver presentato con altri una relazione al presidente Abete, era il 2013, prima del Brasile. Sentivamo il bisogno di intervenire e la proposta era semplice, legata al fatto che i giovani, dopo l’Under 21, non giocavano quasi più nei club ed erano immaturi per la Nazionale”.
La proposta di Italia Futuro
L’idea prevedeva la creazione di una squadra federale composta da giocatori Under 23, sul modello delle seconde squadre oggi presenti nei campionati professionistici. Una formazione che avrebbe partecipato alla Serie C, offrendo continuità e minutaggio ai calciatori più promettenti che non trovavano spazio nelle rispettive società. “Creare una Nazionale Under 23 come le squadre di Juve e Milan. Un’Italia Futuro da iscrivere in un campionato di Serie C con tutti i giocatori che i club non volevano utilizzare una volta finito il ciclo dell’Under 21 e tutto a spese federali”.
Una proposta fermata dalla politica calcistica
Prandelli ha spiegato che il progetto, inizialmente accolto con interesse, non trovò però il sostegno necessario per essere realizzato. Le resistenze arrivarono dall’interno del sistema calcistico, impedendo di trasformare l’idea in realtà.
“La proposta era piaciuta, ma la politica del pallone si oppose dicendomi che dovevo pensare solo a fare il ct, come se avessi invaso un campo non mio. Così continueremo a far crescere i giovani da 14 a 21 anni e poi li perderemo”. Parole che, a distanza di oltre dieci anni, tornano di stretta attualità in un dibattito sempre aperto sulla valorizzazione dei giovani talenti italiani e sulle strategie necessarie per favorirne il definitivo approdo nel calcio professionistico.
Continua a leggere le notizie di Mondo Primavera e segui la nostra pagina Facebook