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Mosconi: “L’Europeo vinto da capitano un’emozione forte. A Grosio sono una fonte di ispirazione”

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Mattia Mosconi si racconta: dall’Europeo con l’Italia alla Valtellina

Intervistato sui canali ufficiali di Vivo Azzurro, Mattia Mosconi si è raccontato, passando in rassegna gli inizi sul campo del Grosio e l’approdo all’Inter, fino ad arrivare a vestire la maglia della Nazionale, con cui ha vinto un Europeo da capitano.

Le prime volte e la maglia dell’Italia

Dalla vittoria dell’Europeo all’esordio in Serie A: “La prima convocazione in Nazionale è stata in Under 15, con mister Favo. Vestire la maglia azzurra è un onore, me la sono guadagnata ma non è scontata e non te la regala nessuno. In tanti vorrebbero indossarla, quindi devi dare sempre il massimo. Vincere l’Europeo a Cipro è stata un’emozione grandissima. Non capita tutti i giorni di vincerlo soprattutto da capitano, ma come ho sempre detto per me quel torneo l’ha vinto il gruppo. L’esordio in Serie A è stata un’altra emozione fortissima. Non me lo aspettavo, per questo ringrazio mister Chivu e i miei compagni. Stavo anche per fare gol, sfortunatamente la palla non è entrata. Sono entrato in campo anche il giorno della festa scudetto. Il mio idolo è Lautaro Martinez, è un leader e ottimo capitano, cerco di rubare da lui qualcosa ogni giorno, di imparare i suoi movimenti. Pio Esposito è un giocatore fortissimo, ha due anni più di me ma può diventare un grandissimo giocatore. Ha doti tecniche e fisiche pazzesche”. 

Il suo carattere e i suoi punti forti

Il classe 2007 si descrive, dandosi anche un consiglio per il futuro: “Devo migliorare molto sull’aspetto caratteriale, a volte tendo ad essere molto impulsivo ed istintivo. Mi ritengo però un ragazzo di spogliatoio, a cui piace scherzare, divertirsi e aiutare chi è in difficoltà. Al Mosconi del futuro voglio dire che non dovrà mai pensare di essere arrivato o di fare il presuntuoso, ma di lavorare a testa bassa per cercare di rendere orgogliosi i miei genitori”. 

Il forte legame con Grosio e la famiglia

“Sono cresciuto a Grosio, ho cominciato in quel campo da quando avevo 4 anni. Dopo tre anni, sono andato a fare un provino a Legnano dove ho fatto 29 gol in tre partite. Lì sono stato notato da osservatori di Milan e Inter, ho sposato il progetto nerazzurro e mi hanno preso dopo il provino. Inizialmente era difficile fare avanti indietro, mi sono trasferito a Monza ma ho deciso dopo una settimana di tornare in Valtellina, perché non mi sentivo pronto per questo salto. La Valtellina per me è un posto speciale, è una località turistica apprezzata, si sta bene e c’è aria fresca”.

Quando ritorno a Grosio non sono un idolo, ma una fonte di ispirazione per i ragazzi che giocano al Grosio. Quando ritorno a casa firmo magliette, autografi… Lo faccio volentieri perché è come se tornassi anche io bambino. Mi fermo anche spesso ad ascoltarli, perché dargli indicazioni è la cosa più bella“.

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