Nazionali Giovanili
Italia U21, Ekhator si racconta: “Baldini persona schietta. Dalla mia famiglia ho imparato a essere umile”
Intervista a Jeff Ekhator: il talento del Genoa racconta la scalata in Under 21, i consigli di De Rossi e l’amore per i colori rossoblù.
Ekhator si racconta: storia e ambizioni dell’attaccante dell’Italia U21
C’è una nuova generazione di talenti che scalpita per prendersi il futuro del calcio italiano. Tra i volti più luminosi c’è senza dubbio Jeff Ekhator, attaccante classe 2006 del Genoa che sta vivendo una stagione da incorniciare. Dopo il gol decisivo a Pisa, che ha ipotecato la salvezza del Grifone in Serie A, Ekhator si è raccontato in un’intervista esclusiva a Vivo Azzurro TV.
Dagli inizi all’oratorio fino alla maglia della Nazionale Under 21, il giovane bomber rossoblù ha ripercorso le tappe di una carriera bruciante, ispirata dalla velocità di Usain Bolt e guidata dai consigli di una leggenda come Daniele De Rossi. Ecco i passaggi salienti delle sue dichiarazioni al sito ufficiale della FIGC.
Le parole di Jeff Ekhator
Sulla maglia azzurra: “Non mi aspettavo un percorso così veloce, perché ci sono tanti giocatori che meritano. A settembre ero stato convocato con l’Under 20, poi l’infortunio di Camarda mi ha dato la possibilità di salire subito in Under 21”.
Sul Genoa: “Mi chiamò anche la Samp, ma scelsi il rossoblù. Ho iniziato a guardare le partite e da lì è nato l’amore per la squadra con cui gioco ora. Ricordo le emozioni della semifinale Under 18 con l’Inter. Il nostro capitano Stefano Arata aveva da poco perso la mamma, ma nonostante questo era in campo con noi. Segnò proprio lui il gol allo scadere dei supplementari: fu bellissimo”.
Sugli allenatori: “De Rossi mi dice sempre che devo stare di più in area di rigore e poi ci tiene che io faccia bene in Nazionale. Baldini è una persona schietta: dice sempre quello che pensa. Sa quello che fa e lavora per il nostro bene, per farci arrivare il più lontano possibile”.
Sulla famiglia: “I miei genitori, che sono entrambi nigeriani, sono arrivati in Italia per lavorare e siamo una famiglia felice. A casa parliamo entrambe le lingue e mi piacerebbe andare in Nigeria, magari questa estate, perché ancora non ci sono mai stato. Mamma e papà sono da sempre il mio supporto più grande: mi dicono sempre di rimanere umile, di dare sempre il massimo anche se non gioco o lo faccio solo per 5 minuti”.
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