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Nazionali Giovanili

L’Italia Under 17 è Campione d’Europa: battuto il Belgio ai rigori, un trionfo che traccia il futuro

L’Italia Under 17 di Daniele Franceschini vince l’Europeo battendo il Belgio ai calci di rigore. Decisivi il penalty di Fugazzola e Perillo.

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Italia Under 17 esultanza

Il cielo si tinge d’azzurro: l’Italia Under 17 è sul tetto d’Europa

Una notte leggendaria, una notte che cancella i fantasmi del passato e regala al calcio italiano un trionfo continentale di inestimabile valore. L’Italia Under 17 è Campione d’Europa. Nella finalissima disputata nella serata del 7 giugno, la selezione guidata dal commissario tecnico Daniele Franceschini ha piegato la fiera resistenza del Belgio al termine di una sfida vietata ai deboli di cuore, risolta soltanto alla lotteria dei calci di rigore per 4-5 dopo l’1-1 dei tempi regolamentari. Un successo arrivato con il cuore, con la testa e con la forza di un gruppo che non ha mai smesso di credere nell’obiettivo, riportando il tricolore sul gradino più alto del podio europeo di categoria.

La cronaca della finale: il brivido e la zampata di Fugazzola

La sfida si sviluppa sui binari di un grandissimo equilibrio tattico, con le due squadre abili a ribattere colpo su colpo. Nella prima frazione le occasioni latitano, sebbene l’Italia si renda pericolosa con Dattilo e Croci, mentre il Belgio risponde con Benktib. La ripresa segue lo stesso copione fino alle battute finali, quando l’incontro si incendia improvvisamente. Al 85° minuto il Belgio gela gli Azzurrini: il subentrato Ojea salta Dattilo in area piccola e fulmina Christian Lupo con un diagonale sinistro preciso. Sembra la fine del sogno, ma Franceschini ridisegna la squadra inserendo forze fresche. Al 88° la svolta: un tiro di Ballarin viene intercettato con il braccio largo da Dierckx in area. Per il direttore di gara è calcio di rigore. Sul dischetto si presenta il neo-entrato Fugazzola che, con una freddezza disarmante, incrocia il destro siglando il pareggio al 90°.

Conclusi i tempi regolamentari sull’1-1, si va direttamente alla sequenza dei penalty. Dal dischetto regna la tensione: dopo gli errori di Rocca per l’Italia e la parata di Lupo su Ojea, sul punteggio di 3-3 Moorthamer stampa la sua conclusione sulla traversa. Il rigore decisivo capita così sui piedi di Perillo, che non trema, spiazza Seghers e fa partire la festa azzurra.

Dalle paludi di ottobre al tetto continentale: il cammino perfetto

La conquista del trofeo rappresenta il coronamento di un percorso lunghissimo, iniziato ben otto mesi fa. La marcia dei ragazzi di Franceschini era partita a ottobre 2025 con la prima fase di qualificazione, dove gli Azzurrini avevano debuttato superando l’Estonia per 8-1, per poi subire l’unico passaggio a vuoto contro il Montenegro (1-2) e riscattarsi immediatamente piegando l’Ucraina (2-1). A marzo 2026, nella Fase Élite, l’Italia ha innestato le marce alte, superando in sequenza Portogallo (3-2), Islanda (4-0) e Romania (2-1). Nella fase finale del torneo, la squadra ha saputo soffrire ed emergere con carattere: dopo il girone superato grazie ai successi su Francia (1-0) e Montenegro (3-0) e al pari con la Danimarca (3-3), la semifinale ha visto l’Italia eliminare la Spagna ai rigori prima del capolavoro conclusivo contro i belgi.

La spinta per il futuro del movimento italiano

Al di là del valore intrinseco della medaglia d’oro, questa vittoria assume una rilevanza capitale per l’intero sistema calcistico italiano. Negli ultimi anni, la Nazionale maggiore ha dovuto digerire il pesantissimo boccone della mancata qualificazione ai Mondiali per ben tre volte consecutive, un dato che ha evidenziato una crisi strutturale nel ricambio generazionale. Il successo dell’Under 17 di Franceschini deve essere letto come un segnale di forte discontinuità e come un manifesto di speranza. La qualità tecnica mostrata da questi ragazzi, unita a una straordinaria tenuta mentale nei momenti di massima pressione, dimostra che il talento in Italia esiste ed è florido. Questo trionfo europeo deve rappresentare la spinta decisiva per investire con ancora più coraggio sui giovani, offrendo loro spazio e fiducia per riportare l’Italia dei grandi ai livelli che le competono per storia e tradizione.

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