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Nazionali Giovanili

Club Italia, raduno Under 14 ad Afragola. Il responsabile Saby Mainolfi: “La tecnica è la base, impiantistica vero nodo italiano”

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Saby Mainolfi

I migliori talenti del 2012 agli ordini di Maurizio Viscidi

L’allenamento dell’Under 14 di Club Italia, un importante stage che ha visto la partecipazione dei migliori talenti nati nel 2012. La seduta è stata guidata su convocazione diretta dal Coordinatore delle Nazionali Giovanili, Maurizio Viscidi, coadiuvato dal supervisore U14 G. Milani e dallo staff tecnico federale, con il prezioso ausilio dei tecnici della FIGC Campania.

L’evento ha richiamato moltissimi addetti ai lavori, tra cui i vertici della LND Campania con in testa il Presidente Carmine Zigarelli. A margine del raduno, il responsabile del settore giovanile della Juve Stabia Saby Mainolfi ha rilasciato alcune importanti considerazioni sul momento attuale del calcio giovanile italiano.

L’orgoglio dei ragazzi e la centralità della tecnica

Per i giovanissimi atleti, la giornata ha rappresentato un’opportunità formativa straordinaria. Saby Mainolfi ha sottolineato il valore emotivo e tecnico di questa esperienza: “Per i ragazzini deve essere un motivo di orgoglio e vanto aver avuto la possibilità di svolgere questa seduta di allenamento con il mister Viscidi e il suo staff. Hanno appreso nozioni importanti e consigli dallo staff di Club Italia. Avere il Selezionatore delle Nazionali Giovanili in campo che ti consiglia e ti incoraggia è qualcosa che spero gli resti dentro per il loro futuro.”

In merito al dibattito sull’evoluzione del calcio moderno e sulla presunta perdita di centralità della tecnica, il dirigente ha ricordato i suoi esordi calcistici nel 1996, quando per accedere ai corsi FIGC era obbligatorio superare severe prove di palleggio, lancio e stop in cerchi delimitati: “Penso che la tecnica sia la base per insegnare il calcio e per praticarlo. Non credo possano esistere oppositori al suo insegnamento. Purtroppo questa nazione, a differenza di altre, trova piacere a farsi del male da sola seguendo le mode. Certamente tutto evolve, ma bisogna trovare il giusto equilibrio. Se un calciatore non sa calciare, non sa stoppare o non sa colpire di testa, farà sempre enorme fatica ad affrontare le situazioni di gioco.”

I veri problemi del calcio italiano: scuole e impianti, non le piazze

Saby Mainolfi ha poi smontato uno dei cliché più diffusi in Italia, ovvero quello legato alla scomparsa del calcio di strada come causa principale della crisi di talenti: “Ho 51 anni e sono figlio della strada, ma ormai purtroppo non si gioca più in quel modo. È inutile però ridurre a questo il problema del calcio italiano. In Norvegia o in Germania giocano forse in piazzetta? Assolutamente no. Bisognerebbe invece domandarsi perché in Italia abbiamo il minor numero complessivo di ore di educazione fisica a scuola, o perché abbiamo l’impiantistica peggiore d’Europa. Queste sono le vere soluzioni da trovare.”

Il coraggio di lanciare i giovani e il valore di Coverciano

I risultati delle nazionali giovanili azzurre dimostrano che il talento in Italia esiste ancora, ma il vero ostacolo risiede nella transizione verso il calcio dei grandi e nel supporto strutturale delle proprietà e delle istituzioni: “Tutti sono bravi nei momenti negativi a dare la colpa ai settori giovanili, ma cosa fanno davvero le proprietà per loro? Abbiamo il coraggio di perdere una partita ma giocando con due diciottenni titolari? Cosa fa il Governo per i nostri giovani e dove sono le strutture per far lavorare i vivai?”

Infine, una difesa a spada tratta della tradizione e della competenza dei tecnici italiani rispetto alle scuole estere: “Abbiamo la migliore Scuola Allenatori e la migliore Scuola Dirigenti del mondo. Avendo frequentato Coverciano per i corsi Uefa A, DS e Responsabile di Settore Giovanile, posso dire di aver incontrato in cinque anni tantissimi tecnici ed ex calciatori stranieri che venivano quotidianamente a formarsi da noi. Se non cambiamo mentalità e non iniziamo a credere a quel che siamo come italiani, partiamo già sconfitti. La critica è facile, l’arte è difficile.”

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