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Meteore – Che fine ha fatto… Lorenzo Tassi: da “Nuovo Baggio” del Brescia al calcio di provincia

La storia di Lorenzo Tassi: dall’esordio a 16 anni nel Brescia con l’etichetta di “nuovo Baggio” all’Inter fino al calcio di provincia.

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Lorenzo Tassi

Il peso dell’etichetta: la parabola di Lorenzo Tassi, lanciato a 16 anni nel Brescia e acquistato poi dall’Inter. La storia del classe ’95

Nel calcio italiano ci sono etichette che pesano come macigni e storie che raccontano quanto sia sottile il confine tra la consacrazione e la resa dei conti con le aspettative. Una delle più emblematiche degli ultimi quindici anni è sicuramente quella di Lorenzo Tassi. Nell’estate del 2010, il presidente del Brescia Gino Corioni non usò mezzi termini per presentare al mondo quel quindicenne bresciano cresciuto nel vivaio delle Rondinelle: “Tassi è un talento fuori dal normale. Spero possa diventare il nuovo Baggio”.

Un’investitura enorme, arrivata in una piazza da sempre abituata alla classe pura — da Roberto Baggio a Andrea Pirlo —, che accese improvvisamente i riflettori su un ragazzo non ancora maggiorenne.


L’esordio a 16 anni in A e l’asta di mercato vinta dall’Inter

Il campo sembrava inizialmente dare ragione ai profeti. L’11 maggio 2011, in un Sampdoria-Brescia, Beppe Iachini decide di lanciarlo nella massima serie a soli 16 anni e 88 giorni. Un debutto da predestinato che scatenò una vera e propria asta di mercato tra le big italiane: il Milan provò a inserirsi, ma fu l’Inter ad aggiudicarselo per una cifra importante, inserendolo nel proprio settore giovanile.

In nerazzurro Tassi conquista il campionato Primavera nel 2012 e la NextGen Series sotto la guida di Andrea Stramaccioni, ma il passaggio decisivo verso la Prima Squadra si rivela ben più complesso del previsto. La struttura fisica esile e una serie di infortuni nei momenti chiave della maturazione ne frenano la continuità d’impiego.


Il contraccolpo della C, i dilettanti e la dimensione attuale

Finito il ciclo giovanile, per Tassi inizia il lungo girone dei prestiti tra Serie B e Serie C: Prato, Savona, Avellino, Feralpisalò, Vicenza e infine Arezzo e Vis Pesaro. Il talento nei piedi rimane cristallino, ma il calcio dei grandi richiede ritmi e impatto fisico differenti rispetto a quelli del settore giovanile.

Negli anni successivi la sua carriera si è stabilizzata nelle categorie dilettantistiche (tra PDHAE e la Sambenedettese), fino ad approdare al Castiglione. Un percorso vissuto lontano dalle luci di San Siro, ma affrontato con la dignità di chi non ha mai smesso di amare il pallone. La parabola di Lorenzo Tassi resta oggi un monito fondamentale per tutto il movimento giovanile: una riflessione su quanto le etichette affrettate rischino di trasformare le aspettative in una gabbia anziché in un volano di crescita.

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