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ESCLUSIVA MP – Tresoldi e l’aneddoto di Inter-Brugge con Francesca Saldi: “Se per sbaglio…”

Francesca Saldi, presidentessa dell’Asd Fontanelle, racconta le origini di Nicolò Tresoldi: il talento e il sogno di vederlo presto in Azzurro.

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Tresoldi Fontanelle
Tresoldi Fontanelle

Francesca Saldi, presidentessa dell’Asd Fontanelle, racconta le origini di Nicolò Tresoldi

Ci sono storie calcistiche che partono dai grandi stadi e altre che nascono sui campi di provincia, dove il talento muove i primi passi e trova chi sa riconoscerlo. Quella di Nicolò Tresoldi appartiene a entrambe: oggi protagonista con la maglia del Club Brugge e capace di prendersi la scena in Champions League con una storica tripletta contro l’Inter a San Siro, ma con radici ben salde a Gubbio, nel settore giovanile dell’Asd Fontanelle.

È proprio da lì che comincia il suo percorso, in una società che lo ha visto crescere non soltanto come calciatore, ma anche come ragazzo e leader naturale. A raccontarlo è Francesca Saldi, presidente del Fontanelle, subentrata alla guida del club dopo la scomparsa del padre, storico presidente per 33 anni. Nelle sue parole si intrecciano l’orgoglio di una comunità sportiva, il ruolo fondamentale della famiglia e una riflessione sul diverso modo di valorizzare i giovani talenti tra Italia e Germania. Con un sogno che, oggi, accomuna un’intera società: vedere un giorno Tresoldi indossare la maglia della Nazionale italiana.

L’intervista a Francesca Saldi

Qual è il primo ricordo che ha di Nicolò Tresoldi quando ha iniziato a tirare i primi calci nel settore giovanile del Fontanelle? C’era già qualcosa nei suoi movimenti o nel suo atteggiamento che faceva presagire il professionista di oggi?

“Mio padre che è venuto a mancare il 31 ottobre dello scorso anno: è stato presidente del Fontanelle per 33 anni, io sono subentrata a lui lo scorso novembre per volere del consiglio direttivo, che ha visto in me una persona appassionatissima di questo sport come se fossi un maschio. Nicolò fin da piccolo si distingueva sia per la bravura in campo che per la simpatia ed il modo di fare squadra anche fuori dal campo, un leader naturale”.

Nicolò è arrivato a Gubbio e al Fontanelle grazie al percorso calcistico di suo papà Emanuele. Che tipo di ambiente ha trovato qui e quanto ha inciso la sua famiglia nella formazione di quel ragazzo umile e concentrato che vediamo oggi calcare i campi della Champions League?

“La sua famiglia è il punto di forza di Nicolò, sono sempre stati presenti ma senza “pressarlo”, senza creargli false aspettative, suo padre è stato fondamentale nella sua carriera da calciatore, è stata sua l’intuizione di provarlo come attaccante”.

Di recente ha fatto molto discutere il fatto che, prima di volare in Germania, Nicolò avesse fatto provini con diversi grandi club italiani (tra cui Milan, Juventus, Atalanta, Fiorentina, Bologna) sentendosi dire che non era pronto o “all’altezza”. Col senno di poi, crede che il calcio italiano soffra di una certa miopia nella valutazione dei giovani talenti, e in cosa pensa che il sistema tedesco sia stato più bravo a valorizzarlo?

“Il calcio italiano negli ultimi anni non valorizza i settori giovanili, inoltre in un campionato di serie A dove su una squadra di 11 elementi 9 sono stranieri è difficile per un giovane giocatore italiano trovare spazio. In Germania Nicolò appena arrivato ad Hannover ha iniziato a giocare nel settore giovanile della squadra della città che milita nella serie B tedesca, a neanche 18 anni ha fatto il suo esordio in prima squadra. Dopodiché ha sempre giocato titolare fin quando non è stato acquistato dal Club Brugge. Quindi in Germania ha goduto della fiducia degli allenatori fin dal primo momento, stesso discorso per l’under21 tedesca”.

Immagino l’orgoglio e l’emozione al Fontanelle quando, qualche settimana fa, Nicolò ha fatto impazzire San Siro firmando una storica tripletta con la maglia del Club Brugge contro l’Inter. Cosa vi siete detti in società e vi è arrivato un messaggio o un saluto da parte sua dopo quella notte indimenticabile?

“Per la partita di Champions contro l’Inter sono andata a Milano: io milanista, con il pullman dell’Inter club di Gubbio insieme a mio figlio, mia sorella e i miei nipoti. C’è un aneddoto simpatico, prima della partita: ci siamo visti fuori dallo stadio con Emanuele, il padre di Nicolò, che quando ha saputo che eravamo con il pullman dell’Inter club ci ha detto: ‘Se doveste tornare a piedi perché per sbaglio vincesse il Brugge io vi accompagnerò volentieri!!’. Il Brugge ha vinto, Nicolò ha segnato 3 gol ma sul pullman ci siamo saliti ugualmente! A parte l’aneddoto è stata una grande emozione vederlo finalmente dal vivo sul palcoscenico di San Siro, per lui milanista è stata una doppia soddisfazione”.

Tresoldi ha per ora scelto la Germania pur avendo origini e radici ben salde in Italia. Da chi lo ha visto crescere e sa quanto vale, che consiglio si sente di dargli per il suo futuro a livello di Nazionale maggiore?

“Per la nazionale maggiore non mi sento di dare consigli, certo è che sarei felicissima di vederlo con la maglia azzurra! Sarebbe un sogno per l’Asd Fontanelle, una scuola calcio di un paese di provincia che vede un ragazzo che ha indossato la nostra maglia giocare con la nazionale italiana”.

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