Interviste
Oboavwoduo, il talento della Juve che sogna in grande: “Mondiale e Champions, ma prima penso alla Next Gen”
Justin Oboavwoduo, talento della Juve Next Gen: dagli inizi al Manchester City all’esordio in Serie A e i sogni per il futuro.
Oboavwoduo-Juve, dall’infanzia al sogno del calcio professionistico
La storia di Justin Oboavwoduo, attaccante classe 2006 della Juve Next Gen, nasce molto lontano da Torino. Prima ancora delle accademie, degli allenamenti quotidiani e delle grandi sfide del calcio professionistico, c’è un bambino che scopre quasi casualmente il proprio amore per il pallone.
Un legame nato prestissimo e diventato rapidamente parte integrante della sua quotidianità, come racconta lo stesso Oboavwoduo ripercorrendo i primi ricordi legati al calcio: «Quando ero un bambino piccolo all’asilo, ho semplicemente preso in mano un pallone. Giocavo a calcio durante la ricreazione e la mia maestra disse a mia madre che suo figlio era piuttosto bravo, che gli piaceva giocare a pranzo e durante l’intervallo. Da lì in poi, tutto ciò che riesco a ricordare di me da bambino è me che gioco a calcio. È il mio ricordo più lontano». Da quel momento il calcio ha accompagnato ogni fase della sua crescita, trasformandosi progressivamente da semplice passione in una vera e propria strada da seguire.
Il sacrificio della famiglia
Dietro la crescita di un giovane calciatore c’è spesso un lavoro silenzioso, fatto di sacrifici e rinunce. Nel caso di Justin, la famiglia ha avuto un ruolo fondamentale, accompagnandolo fin dai primi passi e sostenendolo nelle diverse tappe della sua formazione. La gestione degli allenamenti e delle partite non era semplice, soprattutto considerando una famiglia numerosa e gli impegni lavorativi dei genitori. Un sostegno che il giocatore non dimentica e che considera alla base dei risultati raggiunti fino a oggi.
«La mia famiglia ha fatto molti sacrifici per me. Vengo da una casa in cui eravamo quattro figli ed eravamo tutti molto attivi e sportivi. Trovare il tempo per portarmi agli allenamenti e alle partite, e contemporaneamente gestire il loro lavoro, è stato importantissimo. Hanno fatto un lavoro enorme aiutandomi ad arrivare dove sono oggi: senza di loro non sarebbe stato possibile». Il percorso verso il professionismo, dunque, non è stato soltanto personale: alle sue spalle c’è sempre stata una famiglia pronta a sostenerlo e a permettergli di inseguire il proprio obiettivo.
La formazione nell’academy del Manchester City
Prima di vestire la maglia bianconera, Oboavwoduo ha avuto la possibilità di crescere all’interno dell’academy del Manchester City. Un’esperienza importante per la sua formazione, soprattutto per l’attenzione dedicata allo sviluppo delle caratteristiche individuali di ogni giovane calciatore. Il lavoro svolto in Inghilterra gli ha permesso di comprendere quanto sia importante analizzare quotidianamente i propri punti di forza e gli aspetti da migliorare, con l’obiettivo di trasformare le qualità naturali in armi sempre più efficaci.
«A Manchester fanno molto lavoro sullo sviluppo individuale per vedere dove puoi migliorare ogni giorno, dove vai bene e come potenziare questi aspetti fino a farli diventare dei super punti di forza. È una filosofia presente dalla prima squadra alle giovanili e questo facilita la transizione da una fascia d’età all’altra. Mi ha aiutato molto a imparare le basi del calcio, ad avere una buona tecnica e una buona intelligenza calcistica». Una formazione che gli ha fornito basi tecniche e tattiche importanti e che gli ha permesso di arrivare preparato alla successiva grande sfida della sua carriera.
La chiamata della Juventus e il trasferimento in Italia
L’inizio del 2026 ha segnato una svolta significativa nella carriera di Justin. La Juventus ha deciso di puntare su di lui, aprendogli le porte di una nuova esperienza calcistica e, contemporaneamente, di una nuova vita lontano dall’Inghilterra. Il trasferimento a Torino ha comportato diverse difficoltà iniziali. Oltre alla necessità di ambientarsi in una realtà calcistica completamente nuova, Oboavwoduo ha dovuto affrontare per la prima volta la distanza dalla famiglia e imparare a gestire autonomamente la quotidianità.
«La lingua è stata una delle sfide più grandi perché non parlavo l’italiano. In più era la prima volta che mi allontanavo dalla mia famiglia: vivere da solo, fare le cose per conto mio, dover comprare tutti i generi alimentari per la prima volta o comprare una televisione… Le cose semplici della vita che non fai finché non vai a vivere da solo. La distanza da casa e dalla famiglia a Manchester è stata la difficoltà maggiore».
Nonostante le difficoltà, la possibilità di entrare a far parte della Juventus ha avuto un significato speciale per lui e per tutta la sua famiglia. «Ovviamente la Juventus è la squadra più grande d’Italia e ha una grandissima storia. Quando mi ha chiamato ed era seriamente interessata a portarmi qui, non è stata una decisione difficile da prendere, specialmente per come mi vedeva integrato nel sistema e per quello che avrebbe potuto essere il piano per me se mi fossi impegnato e avessi giocato bene. C’era un senso di gioia e orgoglio enorme per me e per tutta la mia famiglia».
Un attaccante che ama puntare l’uomo
Sul terreno di gioco Oboavwoduo si presenta come un giocatore offensivo particolarmente orientato alla ricerca della giocata. Velocità, dribbling e capacità di combinare con i compagni sono alcuni degli elementi principali del suo stile.
L’obiettivo è quello di riuscire a essere pericoloso soprattutto negli ultimi metri, sfruttando gli spazi e la propria rapidità per creare occasioni da gol. «Sono uno a cui piace toccare il pallone, a cui piace scambiare e combinare con i compagni. Direi che sono abbastanza veloce, quindi nei momenti di transizione penso di essere piuttosto pericoloso. Mi piace dribblare, esprimere me stesso in campo e fare gol e assist: è così che voglio giocare perché aiuta la squadra. Cercare di essere una minaccia offensiva è il mio stile di gioco».
Tra i suoi riferimenti non poteva mancare uno dei grandi protagonisti del calcio mondiale: Kylian Mbappé. «Tra i calciatori del presente mi è sempre piaciuto e ho sempre amato guardare Kylian Mbappé. È un giocatore d’attacco molto pericoloso, che può agire in posizioni simili a quelle in cui posso giocare anch’io».
La Next Gen come trampolino verso il calcio dei grandi
La Juventus Next Gen rappresenta per Oboavwoduo una tappa fondamentale nel processo di crescita. Il confronto settimanale con giocatori già abituati al calcio professionistico permette infatti ai giovani di misurarsi con un livello di intensità e fisicità differente rispetto a quello dei campionati giovanili.
È proprio questo uno degli aspetti che il giovane attaccante considera più importanti del progetto bianconero. «Il progetto Next Gen è ottimo perché giochi ogni settimana contro adulti, mentre in Inghilterra giochi seconda squadra contro seconda squadra. Giocare in campionato ogni settimana contro professionisti esperti ti aiuta a crescere e a farti trovare pronto per qualsiasi sfida futura».
Il lavoro quotidiano è accompagnato anche dal rapporto con l’allenatore e con lo staff, che secondo Oboavwoduo hanno avuto un ruolo importante nella sua crescita. «Con Mister Brambilla e lo staff ho un ottimo rapporto, basato sull’onestà: pretendono molto da me perché sanno cosa posso offrire alla squadra e vogliono che mostri le mie qualità in ogni allenamento e in ogni partita. Se c’è qualcosa che non faccio bene, ci sediamo, analizziamo e vediamo come posso migliorare».
Anche lo spogliatoio ha contribuito al suo ambientamento. Justin ha trovato alcuni compagni con cui ha costruito un rapporto particolarmente stretto. «Tra i compagni vado d’accordo con tutti, ma ho legato molto con Owusu, con Guerra che essendo il più esperto mi ha aiutato molto ad adattarmi nei primi mesi – siedo vicino a lui nello spogliatoio – e con Elimoghale con cui condivido le origini nigeriane e che parla un po’ d’inglese».
L’esperienza della preparazione con la Prima Squadra
La possibilità di partecipare alla preparazione estiva con la Prima Squadra ha rappresentato un altro passo importante nel percorso di Oboavwoduo. Per un giovane proveniente dalla Next Gen, trascorrere quotidianamente del tempo accanto ai giocatori più esperti significa poter osservare da vicino ritmi, metodologie e richieste del calcio di alto livello. Il primo impatto è stato particolarmente intenso, a partire dai test fisici, ma la permanenza prolungata nel gruppo gli ha permesso di acquisire maggiore consapevolezza.
«Il primo ricordo è stato ovviamente il rientro al giorno uno e i test fisici, che sono stati molto difficili! Ma stare con la squadra per un periodo prolungato ti permette di capire i giocatori e permette a loro di capire me, come sono come persona e come mi muovo in campo. Vivere la pre-season ogni giorno mi ha permesso di imparare, crescere e capire cosa vuole l’allenatore da me, dalla squadra e nelle diverse fasi di gioco».
I consigli di Kalulu e McKennie
All’interno del gruppo della Prima Squadra, Justin ha potuto contare anche sull’aiuto di alcuni compagni. Tra questi spicca Pierre Kalulu, con cui si trova spesso a duellare durante gli allenamenti. La particolare dinamica dei loro ruoli permette al giovane attaccante di ricevere consigli preziosi soprattutto sulla lettura delle situazioni offensive.
«Direi Pierre Kalulu, perché la maggior parte delle volte io gioco a sinistra e lui a destra, quindi ci affrontiamo spesso in allenamento. Mi sta aiutando molto: se non capisco qualcosa mi dà una mano perché parla italiano, e mi spiega cosa dà fastidio a un difensore, così se faccio determinate giocate riesco ad avere successo». Un altro compagno citato da Oboavwoduo è Weston McKennie, con il quale condivide anche la lingua. «E poi Weston McKennie, che è un ragazzo divertente e parla anche inglese».
Il primo gol con la Juventus
Tra le prime emozioni vissute con la maglia bianconera c’è stata anche la rete realizzata contro il Nizza in amichevole. Un gol che gli ha permesso di lasciare immediatamente il segno e che ha avuto un significato particolare, considerando il contesto e il momento della sua carriera.
«Segnare per la Juventus dà un sacco di orgoglio e molta gioia. È stato un momento felicissimo poter entrare in campo e incidere per aiutare la squadra». La gioia è stata condivisa immediatamente con le persone più importanti della sua vita. «Ricordo che dopo la partita ho parlato con la mia famiglia ed erano felicissimi per me: mia mamma, mio papà, le mie sorelle, ma anche il direttore e tutto lo staff».
L’esordio in Serie A
Il momento più significativo è arrivato successivamente, con il debutto ufficiale in Serie A. Oboavwoduo è entrato nella trasferta contro il Sassuolo, vivendo così una delle tappe più importanti della propria carriera. Il risultato della partita ha inevitabilmente lasciato qualche rimpianto, ma l’esordio nel massimo campionato italiano con la Juventus rimane un traguardo destinato a occupare un posto speciale nei suoi ricordi.
«È stato un momento un po’ agrodolce per come è finita la partita, ma la Serie A è una competizione enorme e fare l’esordio con la Juventus, sentendo la fiducia di Spalletti che mi ha messo dentro in un momento difficile, è qualcosa che terrò con me per sempre». Il giovane attaccante, però, non considera il debutto un punto d’arrivo. Al contrario, vuole trasformarlo nel primo passo verso una presenza sempre più costante nel calcio dei grandi. «Spero sia solo un punto di partenza per molte altre presenze».
Prima di entrare in campo, anche le parole dell’allenatore sono state importanti per permettergli di affrontare il momento con la giusta mentalità. «Prima di entrare il Mister mi ha detto semplicemente di andare in campo, divertirmi, puntare, dribblare, attaccare il terzino e cercare di incidere sulla partita, infondendomi quanta più fiducia possibile». Al termine della gara, ancora una volta, il primo pensiero è stato rivolto alla famiglia. «Finita la gara ho mandato subito un messaggio a mio papà e a mia mamma: avevano seguito la partita sperando che entrassi ed erano felici per me, hanno cercato di tirarmi su il morale per il risultato finale».
La nuova vita a Torino
Lontano dal campo, Justin sta imparando a vivere la sua nuova realtà italiana. Il trasferimento a Torino ha rappresentato una grande novità anche dal punto di vista personale, ma la città sembra averlo conquistato. Nel tempo libero trova spazio per i videogiochi, la musica e il basket, disciplina praticata anche dalla sorella: «Mi piace giocare un po’ alla PlayStation, me la cavo a EAFC. Ascolto musica e seguo un po’ il basket perché mia sorella gioca a pallacanestro». Anche Torino è diventata progressivamente una parte importante della sua nuova vita. «Torino è una bellissima città, con una ricca storia. È bello passeggiare in centro, mi piace davvero stare qui».
Gli obiettivi con la Next Gen
Per il futuro immediato, Oboavwoduo ha le idee chiare. La priorità è diventare sempre più importante per la Next Gen, contribuendo con gol, assist e prestazioni positive. «Il mio obiettivo principale per la stagione è incidere in più partite possibili con la Next Gen, segnare, fare assist, fare buone prestazioni e aiutare la squadra in entrambe le fasi per vincere le partite, facendomi trovare sempre pronto se il Mister riterrà di chiamarmi in Prima Squadra». Un obiettivo che sintetizza bene la sua filosofia: lavorare ogni giorno per migliorare, farsi trovare pronto e sfruttare ogni opportunità che arriverà.
Sognare in grande: il Mondiale e la Champions
Se il presente è rappresentato dalla Next Gen e dalla possibilità di continuare a trovare spazio in Prima Squadra, i sogni di Oboavwoduo guardano decisamente più lontano. Il giovane attaccante non si pone limiti e indica due trofei come obiettivi massimi della propria carriera: la Champions League e la Coppa del Mondo. «Il mio sogno più grande? Vincere la Coppa del Mondo e la Champions League. Giocare per la propria nazionale significa che sei tra i migliori del tuo paese, e vincere il Mondiale significa essere la squadra e il gruppo più forte del mondo».
Un’ambizione enorme, ma perfettamente coerente con la mentalità di chi ha ancora davanti a sé una lunga carriera. «Da bambino vuoi vincere tutto e segnare 100 gol: penso che sognare in grande non sia affatto male». Dalla prima volta con un pallone tra le mani fino al debutto in Serie A, il percorso di Justin Oboavwoduo è appena entrato nella sua fase più importante. La Juventus rappresenta oggi il palcoscenico sul quale continuare a crescere, con la Next Gen come palestra e la Prima Squadra come traguardo da conquistare sempre più spesso. Il prossimo passo sarà trasformare il sogno dell’esordio in una presenza sempre più stabile nel calcio dei grandi.
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