Interviste
Liberali a 360°: “L’esordio in U21, l’addio al Milan e il sogno Mondiale nel 2030”
Mattia Liberali si racconta in un’intervista: l’esordio con l’Italia U21, l’addio al Milan, il Como di Fabregas e gli obiettivi futuri.
Le parole di Liberali dopo la prima partita con l’Italia U21
Dopo l’esordio ufficiale con la maglia dell’Italia U21 nella vittoria per 1-0 contro l’Armenia, Mattia Liberali si è raccontato in un’ampia intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Il fantasista classe 2007, trasferitosi al Como di Cesc Fabregas dopo il percorso nel settore giovanile del Milan e la parentesi al Catanzaro, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua prima parte di carriera, analizzando il proprio percorso di crescita tra club e Nazionale. Dalla duttilità tattica acquisita sul campo alle ambizioni a lungo termine, ecco i passaggi chiave delle sue dichiarazioni.
L’impatto con l’Under 21 e la chiamata a casa
Sulla prima presenza con gli azzurrini di mister Baldini e l’accoglienza nel gruppo:
“Speravo che fosse un po’ più facile dal punto di vista del risultato e che potessimo sbloccarla prima, ma siamo stati bravi a tener duro fino all’ultima azione. Sono venuto qua veramente carico. Era la prima volta con mister Baldini, e l’allenamento è fondamentale: come ti alleni in settimana, poi lo riporti in campo nel weekend. I primi che ho sentito dopo la partita? I miei genitori, a loro e a mio nonno devo tutto. E ultimamente mi confronto tanto con mio fratello più piccolo Daniele, che gioca nella Leon Vimercate”.
La collocazione tattica e il ritrovo con Camarda, Cisse e Favasuli
Sui ruoli ricoperti in campo e l’intesa con i compagni di squadra:
“Nel calcio di oggi la forza di un giocatore è saper fare più ruoli. Il mio, quello che ho fatto fin da piccolo, è dietro la punta. Ma anche da esterno posso entrare nel campo, da trequartista di destra come ho fatto con Aquilani a Catanzaro: lo devo ringraziare perché mi ha aspettato, è quel che serve a chi è giovane. Sono contento di aver ritrovato in azzurro Favasuli e Cisse, ci sentiamo tutte le settimane. E gioco di nuovo con Camarda: in campo abbiamo una bella connessione, ci conosciamo fin da piccoli”.
La filosofia di gioco, i modelli e la crescita con Fabregas al Como
Sulle sue caratteristiche tecniche, i suoi punti di riferimento e l’esperienza in Lombardia:
“Più si alza il livello meno tempo hai di pensare e di agire. Devi ragionare più velocemente di testa, preparare il gesto prima che arrivi il pallone. Devo migliorare l’attacco alla profondità e l’intensità quando difendo, ma vedere la giocata prima è forse la cosa che mi riesce meglio. Da bambino i miei idoli erano Totti e il Dybala della Juve. Ora invece gli esempi ce li ho in casa: Nico Paz e Baturina. Con il Como se una squadra ha la propria identità e la porta avanti fino alla morte, poi i risultati arrivano. Per me la vittoria è partita per partita”.
Il capitolo Milan, il confronto con Yamal e il sogno Mondiale 2030
Sulle motivazioni che lo hanno portato a lasciare il club rossonero e le prospettive future:
“Il Milan è stata la squadra che mi ha cresciuto fin da bambino e questo lo riconosco, sono veramente devoto a loro, però poi nel calcio le strade ogni tanto si dividono. In quel momento la scelta giusta per me era fare un passo indietro e andare magari in una categoria più bassa a giocare. Il confronto con Lamine Yamal? Niente confronti, ognuno ha bisogno dei propri tempi e io di strada da fare ne ho ancora tanta. Il Mondiale nel 2030? È un sogno che vorrei esaudire, ma sicuramente ci sono prima dei piccoli grandi step che mi piacerebbe fare”.
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