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Interviste

L’affondo di Corvino: “In Italia abbiamo i migliori direttori e allenatori, ma le riforme sono bloccate da regole obsolete”

Pantaleo Corvino analizza i problemi del calcio italiano dopo l’insediamento di Malagò in Figc. Lo storico dirigente chiede riforme urgenti per il sistema.

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Pantaleo Corvino

Lo storico dirigente salentino analizza lo stato del calcio nazionale e commenta il nuovo corso della Figc

Pantaleo Corvino ha da poco consumato il doloroso addio al Lecce. Ora ha concesso una lunga intervista ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com. Nel colloquio affronta i temi caldi legati al suo futuro professionale. Soprattutto, Corvino offre una lucida e profonda disamina sullo stato di salute del calcio italiano. Il nostro movimento ha appena vissuto un avvicendamento al vertice della Figc, con l’insediamento di Giovanni Malagò come nuovo Presidente federale.

La critica a un sistema obsoleto

Il fulcro del pensiero di Corvino non si focalizza sui singoli nomi. Il dirigente punta il dito sulle strutture macroscopiche che regolano il movimento calcistico nazionale, che lui ritiene ormai inadeguate per competere ad alti livelli: “Su questo mi sono già espresso anche in maniera forte. Non su Malagò, ma su questa situazione. Il cambio del Presidente federale era già avvenuto a seguito dell’eliminazione dell’Italia dai Mondiali. Ho sempre detto, e ne sono convinto, che in Italia non è che mancano i dirigenti. Non mancano gli allenatori, non mancano i direttori, non mancano i preparatori: in Italia credo che ci sia il meglio. Credo che tutto sia da addebitare ad un sistema che ormai è un obsoleto, vecchio, è un sistema che dobbiamo cambiare”.

L’immobilismo normativo e i vincoli burocratici

Secondo l’ex uomo mercato del Lecce, l’immobilismo normativo finisce per depotenziare anche l’operato delle cariche istituzionali più alte. Troppi vincoli burocratici e strutturali ingessano i vertici: “Una volta cambiato questo, ritengo che anche i Presidenti federali avranno di che lavorare: adesso mi sembra che siano troppo ingessati da un sistema che, come ho detto, è obsoleto. E’ vero che mancano le potenzialità che c’erano una volta, mancano le strutture, ma queste non c’erano neanche quando si vincevano i mondiali. Credo che il punto sia questo: se si trova la svolta, alla luce della qualità dei dirigenti che ci sono, dei preparatori, allenatori, direttori, tutto andrà a migliorarsi. C’è un sistema, ripeto, che non permette a queste potenzialità di diventare qualità importanti nelle nazionali”.

La gestione dei calendari e le riforme necessarie

A parere dello storico scopritore di talenti, nessuno deve imputare le colpe dei fallimenti ai commissari tecnici o ai vertici politici. Il problema risiede nella gestione dei calendari e nella necessità di riforme profonde, incluse quelle dei campionati giovanili: “Aggiungo che non si può fare una partita decisiva ai fini della qualificazione mondiale con un sistema che consente che i club mandino i loro calciatori soltanto due o tre giorni prima. Si potrebbe parlare anche della riforma dei campionati primavera e di tanti aspetti che rientrano nel sistema, perché, come ho detto prima, non è colpa di Gravina, non sarà colpa di Malagò se non si va ai mondiali, non è colpa di Spalletti o di Gattuso. E’ tutto figlio di un sistema che non permette ai presidenti di poter dare il meglio alla luce di queste restrizioni”.

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