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ESCLUSIVA MP – Devin Alacqua e la linea verde della Vis Pesaro: “Così crescono i giovani talenti”

Devin Alacqua racconta la filosofia, il lavoro e gli obiettivi del settore giovanile della Vis Pesaro con la crescita dei giovani.

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Devin Alacqua
Devin Alacqua

Devin Alacqua racconta la filosofia, il lavoro e gli obiettivi del settore giovanile della Vis Pesaro

Formare prima le persone, poi i calciatori. È questa la filosofia che guida il lavoro del settore giovanile della Vis Pesaro, un percorso che negli ultimi anni ha iniziato a raccogliere risultati concreti e sempre più significativi. Il salto in prima squadra di giovani come Alessandro Carnaroli, classe 2009, fino all’esordio tra i professionisti e al successivo trasferimento al Pisa, rappresenta soltanto la punta dell’iceberg di un progetto che punta a valorizzare i ragazzi attraverso programmazione, cura dei dettagli e un forte collegamento con la prima squadra.

A raccontare la visione e il metodo del vivaio biancorosso è Devin Alacqua, responsabile del settore giovanile della Vis Pesaro. Dalla formazione tecnica alla crescita personale, dal rapporto con le famiglie al delicato equilibrio tra scuola e sport, fino alla capacità di accompagnare i giovani verso il calcio professionistico, Alacqua sottolinea l’importanza di un lavoro quotidiano costruito negli anni. Un modello che sta producendo sempre più giocatori pronti per il salto di categoria e che, allo stesso tempo, vuole mantenere al centro la persona, senza perdere di vista passione, sacrificio e divertimento.

L’intervista a Devin Alacqua

Quali sono gli obiettivi principali del settore giovanile della Vis Pesaro per la stagione e nel medio-lungo termine?

“Il nostro principale obiettivo è quello di formare i nuovi uomini e donne del domani dandogli tutto quello che è a nostra disposizione per valorizzare in primis la persona e in seconda battuta portare più giocatori possibile come già stiamo facendo negli ultimi 2 anni in prima squadra o in settori giovanili di A e di B”.

Quanto è forte l’integrazione tra il settore giovanile e la Prima Squadra, e come viene gestito il passaggio dei giovani verso il professionismo?

“L’integrazione è forte, basti vedere quanti ragazzi abbiamo in prima squadra e quanti in questo momento sono in orbita per andarci in futuro anche loro in pianta stabile. Il segreto è la programmazione che avviene negli anni. Per avere ad oggi questi risultati c’è stato un lavoro di altissima qualità e professionalità di tutti gli addetti ai lavori che ha portato ad avere su ogni ragazzo un piano individualizzato con l’obbiettivo di portare ognuno di loro al loro livello più alto possibile”.

Su quali principi metodologici o tattici si basa la formazione dei vostri giovani calciatori?

“I nostri principi metodologici sono strettamente collegati a quelli della prima squadra che si sposano appieno con quello che riguarda la formazione individuale di ogni singolo ragazzo. Il nostro lavoro è mirato alla cura del dettaglio sin da piccoli dove per noi è fondamentale che ognuno di loro abbia ottime basi dal punto di vista tecnico e tattico individuale. Un altro lavoro importante è far crescere dei giocatori coraggiosi, pensanti, capaci di prendersi responsabilità e che conoscano il gioco, capaci di adattarsi ad ogni situazione che possano vivere in gara”.

Quali caratteristiche umane e tecniche cercate prioritariamente in un giovane calciatore per considerarlo “da Vis Pesaro”?

“Noi cerchiamo ragazzi che abbiano prima di tutto una grande passione per quello che fanno, grande dedizione al lavoro e spirito di sacrificio per raggiungere grandi risultati. Vogliamo ragazzi affamati che non si accontentano mai perché vogliono ambire a migliorarsi ogni giorno, ma che non perdano mai la spensieratezza e il divertimento che si deve sempre avere quando si fa questo bellissimo sport”.

Come supportate i ragazzi nella gestione del doppio impegno scuola-sport e nella loro crescita personale oltre che atletica?

“I ragazzi vengono supportati in primis con progetti studente-atleta che agevola il loro percorso di studi, ma la nostra forza è il supporto nel far sì che il percorso scolastico sia di altissimo livello tanto quanto quello sportivo se non di più. Per permettere tutto ciò controlliamo periodicamente a livello individuale il percorso scolastico di ogni ragazzo/a, perché istruzione e sport devono andare sempre di pari passo”.

Qual è il ruolo delle famiglie nella vita della società e come gestite il rapporto con loro per mantenere un ambiente sano?

“L’obbiettivo è di avere condivisione del percorso formativo dei ragazzi/e con le famiglie perché sono fondamentali per la loro crescita. Ovviamente, vanno educati anche loro per creare un contesto sano allineandoci con i principi della società, quindi anche con loro è un percorso che si costruisce nel tempo”.

Che messaggio manda la storia di Carnaroli a tutti gli altri ragazzi del settore giovanile biancorosso che sognano lo stesso traguardo?

“Il messaggio è veramente positivo perché è un esempio di dedizione e sacrificio che si costruisce negli anni che poi porta a raggiungere grandi risultati, ma ci tengo a sottolineare che non è l’unico. Negli ultimi 2 anni diversi ragazzi hanno raggiunto club di A e B: Martucci 2012 alla Fiorentina, Casadei 2011 al Venezia, Cela 2011 all’Empoli, Schirliu 2008 al Palermo, Mariani 2008 al Venezia per citarne alcuni, senza elencare quelli che in questo momento sono attenzionati da diversi Club. Oppure i vari Fraternale 2008, Tató 2009 e Genovese 2007 in pianta stabile in prima squadra. Insomma, iniziano e essere tanti gli stimoli per i nostri ragazzi e per tutti noi addetti ai lavori a lavorare sempre meglio”.

Vedere un ragazzo di 16 anni esordire in prima squadra ed essere acquistato da una società come il Pisa è un grande attestato al lavoro della vostra scuola calcio: cosa significa per il vostro vivaio?

Ci riempie d’orgoglio ma allo stesso tempo di responsabilità perché la macchina costruita in questi anni ora comincia a portare i suoi frutti, quindi dobbiamo essere orgogliosi di quello che stiamo vivendo, non possiamo accontentarci ma cercare ogni anno di rendere normale quello che è successo ad Alessandro, con l’ambizione di far sì che ogni anno ci siano situazioni del genere”.

Come si costruisce un percorso che porta un ragazzo dal settore giovanile fino alle luci del calcio professionistico in così poco tempo?

“L’unico modo che conosco è il lavoro, curare ogni dettaglio che gira intorno al ragazzo sia dal punto di vista tecnico ma soprattutto mentale, supportandolo nei momenti difficili e incoraggiandolo a credere sempre in se stesso stimolandolo ad inseguire i suoi sogni lavorando ogni giorno per migliorarsi. Altro aspetto cruciale è la predisposizione per una società di avere una visione orientata ai giovani, che veda l’unione in tutti i suoi settori per facilitare il percorso dei nostri giovani e che si abbia il coraggio, tutti insieme, di credere sempre in loro”.

Credit foto: Matteo Longoni – Vis Pesaro 1898

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