Interviste
ESCLUSIVA MP – Succi su Lontani: “L’età non è un ostacolo. Dal Cesena a Parma grazie a mentalità e famiglia”
Davide Succi ripercorre la crescita di Simone Lontani, dal vivaio del Cesena all’esplosione tra Milan Primavera e prima squadra del Parma
Davide Succi ripercorre la crescita di Simone Lontani in esclusiva a MondoPrimavera
Dal vivaio del Cesena alla Primavera del Milan, fino ad arrivare a confrontarsi con il calcio dei grandi con la maglia del Parma. È il percorso, rapido ma tutt’altro che casuale, di Simone Lontani, attaccante classe 2008 cresciuto nel settore giovanile bianconero e oggi tra i giovani più interessanti del panorama italiano.
Un viaggio che racconta talento, lavoro e capacità di adattarsi a contesti diversi, ma anche il valore di un percorso formativo iniziato a Cesena. A ripercorrerlo è Davide Succi, responsabile tecnico del settore giovanile del club romagnolo, che conosce bene Lontani e ne ha seguito da vicino la crescita. Dalle prime esperienze in bianconero al trasferimento al Milan, fino all’impatto con la prima squadra del Parma: un percorso che, secondo Succi, dimostra soprattutto quanto contino la mentalità, l’ambiente e la capacità di credere nel proprio cammino.
Le dichiarazioni di Succi
Di seguito le parole di Succi in esclusiva a MondoPrimavera.com.
Lontani: gli inizi a Cesena
Quando Lontani è arrivato nel vostro settore giovanile, cos’è la prima cosa che ha fatto pensare “questo ragazzo ha qualcosa in più”?
“Quando lui è arrivato a Cesena io non c’ero ma di solito, nell’attività di base, non ragioniamo con “dei ragazzi che hanno qualcosa in più”, lavoriamo per tutto quello che è il bene di tutti. Poi sono i ragazzi stessi che hanno dentro la competizione, la voglia di migliorarsi. A noi interessa in primis formare dei calciatori bravi che sappiano stare dentro un gruppo, poi tutto quello che ne deriva come concetti tecnici. In quei contesti sono in tanti, ma giocano sempre tutti e bene o male sempre, quindi anche il ragazzo più “avanti” è trattato come gli altri”.
Quali sono state le caratteristiche tecniche o umane su cui avevate lavorato di più con lui?
“Non essendoci stato, non posso dire sotto un aspetto umano. Sicuramente lo conosco fuori dal campo ed è un ragazzo con la testa sulle spalle con dietro una famiglia solida. Non siamo dunque dovuti intervenire perché lui è stato bravo ad intraprendere il suo percorso. Poi certamente avrà avuto anche allenatori che l’hanno aiutato, che l’hanno messo nelle giuste condizioni”.
Il grande salto al Milan
Come si vive dall’interno del settore giovanile del Cesena il momento in cui un proprio talento spicca il volo verso un club come il Milan?
“Erano altri tempi, perché a Cesena c’era stato il fallimento. Noi vogliamo che i ragazzi siano contenti e si sentano affermati. In questo momento Cesena è a livello alto, basti solo pensare al fatto che lo scorso anno ha chiuso terzo in Primavera 1 e le nostre giovanili sono andate quasi tutte alle fasi finali. Se un ragazzo merita è giusto che vada, ma dipende dal momento: tutt’ora abbiamo giocatori richiesti da Milan e Inter ma sono i ragazzi stessi a decidere di restare. Secondo me, in questo momento storico, un Under 15 richiesto altrove preferisce rimanere qua perché competi allo stesso livello. Un altro aspetto da sottolineare è l’età in cui decidi di andare: se fai come Simone, ci sono anni di convitti e un ragazzo deve fare certe esperienze e vivere il calcio al meglio”.
Vedendolo esplodere in rossonero, quanto di quell’impronta “Cesena” avete ritrovato nel suo modo di stare in campo?
“Lui l’anno scorso con la Primavera ha modificato quello che era il suo ruolo; ha giocato sotto età di un anno e questo è una nostra impronta. Altro aspetto, lo spirito che ha di stare in campo, quello ci viene molto riconosciuto: non è un attaccante che aspetta, viene molto in contro al pallone, si muove. Altre sono doti sue che è stato in grado di mettere. Lui ha molti amici qua nella Primavera: è venuto a salutarci in occasione dei match contro il Milan e quando siamo saliti per giocare contro l’Inter”.
Spesso i ragazzi che cambiano ambiente rischiano di perdersi: qual è stata la chiave della sua maturazione a Milano?
“Non tanto la bravura, ma il saper gestire l’ambiente: sicuramente anche la famiglia ha giocato un ruolo molto importante”.
Il presente a Parma e l’impatto in Prima Squadra
Ora che si sta mettendo in mostra in prima squadra al Parma, che effetto fa vederlo reggere l’impatto con il calcio dei grandi a dispetto della giovane età?
“Nessun effetto perché io non ho dubbi che l’età non rappresenti un ostacolo. Vedo tantissimi giocatori di Primavera che potrebbero giocare tranquillamente in Serie A e B. Io non ho nessun dubbio che noi in giro per l’Italia abbiamo ragazzi che possono stare in pianta stabile in questi gruppi. Dovrebbe essere la normalità”.
Dal punto di vista tattico, dove pensi possa ancora migliorare?
“Deve migliorare in tante cose. Un ragazzo parte con la voglia e l’entusiasmo, poi magari passano giorni e puoi avere delle onde di condizioni di gioco e pressione. Quando si ha più esperienza le sa gestire, un 2008 anche in questo deve migliorare. Non entro nel tecnico perché non è nemmeno giusto, ma lui lo sa. Fondamentale mantenere l’entusiasmo”.
Un percorso come il suo quanto vale per l’immagine del vivaio del Cesena e che tipo di messaggio mandi ai ragazzi che oggi vestono la vostra maglia?
“Consiglio è sempre lo stesso: prima di tutto credere in se stessi, perché uno deve sognare e credere nelle qualità. Secondo, non pensare che solo uno su un milione ce la fa, basta crederci sempre. Altra cosa importante, guardare se stessi: se ci si guarda troppo intorno talvolta si può perdere la bussola, fondamentale dunque concentrarsi sul proprio percorso. Capita spesso che ci sono momenti di up e down: nei momenti difficili devi avere la mentalità di restare in up. Ci sono tanti ragazzi che hanno il momento di esplosione ma poi non la sanno gestire: io mi auguro che Lontani possa riuscire a fare tutto questo e gli mando un grande in bocca al lupo”.
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