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ESCLUSIVA MP – Danilo Busiello riparte dopo lo svincolo: “Un periodo no non può cancellare anni di sacrifici”

Danilo Busiello racconta la separazione dall’Empoli, il percorso di crescita vissuto nel settore giovanile e la voglia di ripartire.

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Danilo Busiello - Foto: Leonardo Bartolini
Danilo Busiello

Danilo Busiello racconta la separazione dall’Empoli: l’intervista

Ci sono momenti nel percorso di un giovane calciatore in cui fermarsi, ripartire e rimettersi in gioco diventa parte integrante della crescita. Per Danilo Busiello, questo momento è arrivato all’inizio di settembre, con la separazione dall’Empoli, club nel quale era arrivato giovanissimo e con cui ha costruito una parte importante del proprio percorso umano e calcistico.

Una decisione maturata nelle ultime 24 ore di mercato, non senza amarezza, ma affrontata con la consapevolezza di chi vuole trasformare un momento difficile in una nuova opportunità. Oggi Busiello è svincolato, ma tutt’altro che fermo: si allena quasi quotidianamente, seguito da due preparatori, un fisioterapista e un nutrizionista, con l’obiettivo di recuperare la condizione migliore e farsi trovare pronto per la prossima sfida.

Dagli inizi allo Spezia agli anni trascorsi a Empoli, passando per il rapporto con gli allenatori, la crescita con i grandi e le difficoltà dell’attesa, Busiello racconta senza filtri una fase delicata ma anche importante della sua carriera. Con una certezza che emerge dalle sue parole: un periodo negativo non può cancellare anni di sacrifici e lavoro. E adesso, per lui, è già tempo di guardare avanti.

L’intervista a Danilo Busiello

Partiamo subito dal fatto più recente. L’1 settembre è arrivata la notizia della separazione dall’Empoli, una scelta che ha sorpreso molti considerando il tuo percorso nel settore giovanile. Cosa ti ha spinto a prendere questa decisione proprio negli ultimi momenti del mercato?

“La notizia del 1 settembre è stata una notizia che non aspettavo nemmeno io: è vero che sono stato io a prenderla, ma per il semplice fatto che la società non credeva più in me”.

È stata una scelta maturata nel tempo o una decisione presa di pancia nell’ultimo giorno di sessione?

“È stata una decisione presa nelle ultime 24 ore”.

Svincolarsi a settembre richiede coraggio per un ragazzo della tua età. Che sensazione fa oggi vedersi ‘svincolato’ e senza una squadra per cui allenarsi durante la settimana?

“Sicuramente è una decisione importante per la mia crescita e venendo da un infortunio mi posso preparare al meglio”.

A Empoli sei cresciuto tantissimo e hai vestito una maglia importante in un settore giovanile tra i migliori d’Italia. Che voto dai a questa esperienza e cosa ti porti dietro da questo percorso?

“Do un 8 perché Empoli è Empoli: mi ha fatto crescere molto. Lasciare casa e tutto il resto a 14 anni non è facile, però lì ho trovato una famiglia che mi ha fatto crescere, sono solo dispiaciuto per come è finita”.

C’è stato un momento o un allenatore specifico in azzurro che senti ti abbia fatto fare il vero salto di qualità?

“Il momento che mi ha fatto fare il salto di qualità con la maglia dell’Empoli è stato ad inizio stagione scorsa quando con sacrificio e determinazione ho dimostrato le mie qualità con i grandi. Come mister credo che tutti mi abbiano lasciato qualcosa che mi ha fatto migliorare”.

Qualcosa però si è incrinato o si è venuto a creare un disallineamento tra te e la società: sono mancate le garanzie sul progetto tecnico o c’erano visioni diverse sul tuo futuro?

“In poche parole la società non credeva più in me e per questo siamo arrivati a questa conclusione”.

Tu sei cresciuto calcisticamente tra Spezia ed Empoli, due realtà con una grande cultura di settore giovanile. Quanto hanno inciso queste due tappe nella tua formazione sia come calciatore che come ragazzo?

“Diciamo che dove sono cresciuto calcisticamente mi hanno formato molto sotto tutti i punti di vista”.

Guardando indietro ai primi passi a Spezia fino a oggi, qual è la lezione più grande che ti ha insegnato finora il calcio di settore giovanile?

“Il calcio nel settore giovanile mi ha insegnato che con i sacrifici e il lavoro in campo, un domani, ti puoi togliere tante soddisfazioni e arrivare molto in alto”.

Essere svincolati non significa stare fermi. Come stai strutturando le tue giornate adesso? Ti stai allenando da solo o con un preparatore di fiducia per farti trovare pronto?

“Adesso che sono svincolato mi sto allenando quasi tutti i giorni per prepararmi al meglio, ho 2 preparatori (uno in campo e uno in palestra) che mi seguono, un fisioterapista che mi aiuta e in più un nutrizionista”.

A livello mentale, come si vive questo periodo di attesa mentre i tuoi coetanei sono già in campo a giocare i rispettivi campionati?

“A livello mentale è difficile, però bisogna farsi forza per arrivare dove tutti speriamo di arrivare perché un periodo no non può buttare una vita di sacrifici”.

Essendo svincolato, hai la possibilità di firmare anche a mercato chiuso. Ci sono già state chiamate o contatti che ti stuzzicano per una nuova avventura?

“Sì, ho avuto varie chiamate da società e anche per questo sto prendendo bene la mia decisione”.

Che tipo di progetto cerchi per il tuo prossimo passo? Cerchi una realtà che ti garantisca continuità o un contesto che ti metta subito alla prova con i grandi?

“Sicuramente cerco un contesto dove posso riprendere la mia forma migliore per poi andare in campo al meglio, dimostrare tutte le mie potenzialità per arrivare dove voglio arrivare”.

Cosa ne pensi delle Nazionali under? Come vedi i giovani che sono appena stati chiamati da Mancini?

“Le nazionali under sono belle esperienze perché ti confronti con le altre culture calcistiche. Per le scelte di Mancini, speriamo come nelle altre nazioni che i giovani di prospettiva abbiano la possibilità di mettersi in gioco”.

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